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Sommario
Il Progetto
Area attrezzata di Artogne
Percorso vita e bosco odoroso per non vedenti
Cartelloni in corrispondenza dei centri storici
Oglio un Ecosistema da Salvare
Panoramiche
Album Fotografico
Cartellonistica
Avifauna
La Fauna del Fiume
A cura di...
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La Flora del Fiume Oglio
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La
Calta palustre (Caltha palustris), è presente sui
terreni umidi accanto a pozze, ruscelli e stagni nella
media ed alta montagna. E’ una pianta a portamento
eretto, con grandi foglie verde scuro e lucide, picciolate
con forma a cuore le basali, più arrotondate ed abbraccianti
il fusto le superiori. Fiorisce da marzo a luglio
con fiori giallo-oro ricchi di stami. E’ una pianta
tossica e se ne sconsiglia l’uso farmaceutico anche
se in passato trovava impiego come antireumatico.
I suoi fori sono molto grandi ed il loro nettare ricercato
da moltissimi insetti che ne favoriscono l’impollinazione.
Compone grandi colonie che a volte ricoprono persino
l’acqua.
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La
Canna palustre (Phragmites australis), è una pianta
molto alta, della famiglia delle graminacee, con fusti
robusti non ramificati e foglie lisce di colore grigio
verde con guaine che circondano il fusto. Fiorisce
da agosto ad ottobre con infiorescenze a pennacchio
di colore porporino. Il suo ambiente tipico è la zona
umida, ma la si trova anche in pozze e stagni di piccole
dimensioni. Ogni anno, in inverno, vengono tagliate
per favorire la nuova crescita. Le canne tagliate
trovano impiego in svariati campi, dalla mimetizzazione
di percorsi ai tetti dei vecchi casoni di pesca.
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La
Cardamine (Cardamine pratensis), è una delicata pianta,
con fiori dal colore lillà o bianco, che troviamo
nei prati umidi, accanto a stagni e lungo i ruscelli.
Ha portamento eretto, foglie divise, sia sparse sul
fusto che riunite in una rosetta basale. Fiorisce
da marzo a luglio ed a volte la si vede ricoperta
da una sostanza schiumosa. E’ questa una sostanza
prodotta da un insetto, la sputacchina, a protezione
delle sue uova ivi depositate. E’ pianta mangereccia
e può essere consumata in insalata, il suo nome infatti
è anche Crescione dei prati. La capsula contenente
i semi, simile ad un baccello, si chiama siliqua e,
aprendosi a scatto, li espelle.
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Questo
bellissimo fiore, inserito negli elenchi della flora
protetta, porta il nome di Dente di cane (Erytronium
dens canis). Ha un fusto alto sino a 30 cm, con due
foglie ovato allungate, picciolate e macchiate di
bruno porpora. Ogni stelo porta un solo fiore pendente,
a sei tepali rosa rivolti all’indietro. Fiorisce da
marzo ad aprile, quindi il fiore si trasforma in una
capsula. E’ una pianta bulbosa e vive nei boschi,
in zone ombrose, e sui margini dei fossi. Predilige
terreni umidi e profondi. E’ vietato in modo assoluto
nella bergamasca.
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L’Elodea (Elodea canadensis), come dice il nome scientifico
è una pianta acquatica infestante che, proveniente
dal Canada, si è diffusa nelle nostre acque assumendo
i toni di una vera è propria calamità. E’ chiamata
anche peste d’acqua e può in breve tempo ricoprire
interamente i fondali creando danni. I fusti sono
completamente sommersi, con foglie verdi traslucide
verticillate. La fioritura avviene da maggio ad agosto.
E’ di difficile eliminazione e ci si auspica sempre
che non sia presente. E’ una pianta con i due sessi
e, la femminile, è molto più diffusa. Venne introdotta
in Europa nel 1849 in un giardino acquatico
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L’Erba
fragolina (Sanicula europaea), è una pianta che preferisce
habitat umidi con terreni molto ricchi di humus. E’
una pianta medicinale, ed in passato era utilizzata
per curare malattie della gola, ulcerazioni alla bocca
ed altre malattie. E’ un pianta con portamento eretto
ed infiorescenze ad ombrello che spuntano su lunghi
peduncoli. Le foglie, lucide e dentate, ricordano
quelle della fragola. Fiorisce da maggio a luglio.
I suoi frutti sono coperti da uncini, ed attaccandosi
al pelo degli animali vengono trasportati un poco
ovunque. L’ombrealla è formata da piccole infiorescenze
di fiorellini bianchi.
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Il Giunco (Juncus effusus),
vive in luoghi umidi, sulle rive di stagni ed acquitrini
dalla pianura sino alla media montagna. Il suo nome
deriva da “jungere” legare, e ricorda l’uso che se
ne faceva per la fabbricazione di ceste e legacci.
I suoi fusti, lucidi, sono ricchi di una sostanza
schiumosa usata un tempo per produrre stoppini delle
candele. La medicina popolare indicava l’uso dei suoi
semi, che immersi in acqua e mischiati a vino curavano
la tosse. Le sue foglie sono cilindriche e sono simili
ai fusti. I fiori, in fitti ciuffi, sono prodotti
su un lato del fusto. Una curiosità, se taglieremo
un fusto senza fiori ed uno con i fiori sottoponendoli
poi a trazione, noteremo che quello fiorito non riusciremo
a romperlo, la pianta mette in atto una sorta di protezione
verso il suo apparato riproduttore. I giunchi presenti
nella flora nazionale sono circa quaranta specie.
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La
Parnassia (Parnassia palustris), possiede un breve
fusto sotterraneo dal quale nascono foglie e fiori.
Il fusto fiorifero ha una sola foglia, senza picciolo,
posta sotto la metà circa dello stelo. I fiori, venati
di verde, hanno cinque stami normali alternati ad
altri sterili. Ogni stelo porta un solo fiore. Il
suo nome deriva da Parnaso, montagna sacra al dio
Apollo. La pianta emana un lieve profumo di miele.
In passato era utilizzata in erboristeria per curare
problemi al fegato, per aiutare la digestione e per
sciogliere i calcoli intestinali. Cresce bene nei
prati umidi e nelle vicinanze di zone paludose e stagni.
Fiorisce nei mesi di luglio-agosto. Il medico greco
Dioscoride la descrive sin dal primo secolo dopo Cristo.
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Il nome della Primula
(Primula vulgaris), sta ad indicare “pianta che fiorisce
prima delle altre”. Nel periodo di fioritura, che
va febbraio a maggio, può capitare di vedere estese
stazioni che tappezzano letteralmente il suolo nei
boschi, sui prati e lungo le siepi. I suoi fiori,
giallo dorati, spuntano su un peduncolo peloso. Le
foglie sono ondulate con margine dentato e pelose
sulla pagina inferiore. La raccolta, esercitata su
questo fiore, ne ha ridotto il numero ed oggi è meno
presente che in passato. Trovava impiego nella medicina
erboristica come curativo contro la gotta ed i reumatismi,
e nella leggenda un infuso di primula era considerato
un potente filtro d’amore. Oggi viene impiegato per
altri usi.
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Il
Dente di leone (Taraxacum officinalis), è una pianta
erbacea dalla radice grossa, fusiforme e ricca di
un lattice bianco ed amaro presente anche nel fusto.
Sviluppa una rosetta di foglie aderenti al terreno,
a lembo molto allungato con largo picciolo e margini
dentati. Al centro si sviluppano le gemme fiorali
che, a maturazione, si trasformano nel caratteristico
piumino. Viene utilizzata in medicina erboristica
come cura per le alterazioni del flusso biliare, per
stimolare la diuresi e per inappetenza e disturbi
digestivi. La cura è a base di infusi così preparati:
uno o due cucchiaini di radici di tarassaco vengono
lasciati bollire per qualche minuto in 150 ml di acqua
e filtrati dopo 15 minuti di infusione. Se ne beva
una tazza calda al mattino ed una alla sera. Un ciclo
di cura dura da 4 a 6 settimane. In primavera le rosetta
basali appena spuntate, vengono colte nei prati e
consumate crude o cotte come insalata. Se è presente
il fiore si consumino le foglie ma solamente cotte
dopo bollitura di circa mezz’ora.
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La Tussilago (Tussilago
farfara), è presente lungo le scarpate, su terreni
incolti, depositi di materiale, lungo le rive di fiumi
e fossi o presso gli stagni. E’ strisciante, con fusti
fioriferi eretti formanti anche folti cespi che, a
fioritura, si coprono di fiori giallo-zolfo portati
da uno stelo ricoperto da foglioline squamiformi di
colore porporino. Appena i fiori sono appassiti vengono
emesse foglie arrotondate ad apice appuntito. Secondo
la dottrina delle signature, che abbina il nome della
pianta alla malattia che cura, era impiegata nella
preparazione di decotti e sciroppi contro la tosse
ed il catarro. Le sue foglie, fumate secche, erano
indicate contro l’asma. La lanugine presente sulla
pagina inferiore delle seconde foglie, era impiegata
come innesco per le armi da fuoco.
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Osservando
l’ambiente intorno alla pozza certamente potremo trovare
la Viola mammola (Viola odorata), infatti questo è
l’habitat caratteristico di questo fiore che da sempre
ricorda l’amore. Una curiosità è quella per cui, appena
la si coglie, il profumo svanisce, La pianta infatti
produce anche una sostanza, la ionina, in grado di
annullare il nostro senso dell’odorato. Cogliamo una
violetta ed annusiamola sino a che il profumo scompare,
allontaniamola per un attimo e quindi riavviciniamola
al naso, il suo profumo sarà, come per incanto, tornato.
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La Vitalba (Clematis
vitalba ), è una delle poche liane dei nostri boschi.
La si riconosce per i fusti rampicanti e per i pennacchi
piumosi che la ricoprono in inverno. Le foglie sono
composte e formate da tre foglioline, di forma lanceolata
od ovale, dal picciolo che si attorciglia ai rami
della pianta ospite. Può raggiungere i 30 m di altezza.
Fiorisce da maggio a luglio con bianchi fiorellini
con lunghi stami giallastri pelosi esternamente. Il
curioso pennacchio è formato dai peduncoli piumosi
degli acheni maturi, e permane per l’intero inverno.
E’ presente un poco ovunque, in boschi aperti, sui
cespugli, sulle scarpate stradali, su macereti a nei
luoghi incolti. E’ ritenuta mangereccia, e molti utilizzano
i germogli nelle frittate. Un consiglio che diamo
è di evitare questa pratica, in quanto la pianta contiene
alcaloidi tossici che ne sconsigliano l’uso..
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Il
Ciclamino (Ciclamen europaeum), è una deliziosa pianta
con un rizoma a tubero più o meno grosso, con foglie
sempre verdi e basali, a forma di cuore verdi con
macchie bianche sopra e porporine sotto. I fiori sono
solitari, di colore rosso violaceo, molto profumati,
con 5 lacinie ovate e rivolte all’indietro. Fiorisce
da agosto ad ottobre nei boschi di castagno e querce,
nei cespugli e nei luoghi boscati, su suoli molto
ricchi di humus sino al limite delle latifoglie. Il
tubero è velenoso. E’ inserito nell’elenco della flora
protetta della Regione Lombardia.
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Pianta rampicante presente
un poco ovunque, ai margini delle aree boscate o nelle
siepi, il Luppolo (Humulus lupulus), è una pianta
che è stata sempre usata dall’uomo. Sin dai tempi
più remoti venne utilizzata per insaporire la birra,
ed è a tale scopo che, ad iniziare dal 1800 venne
coltivata per alimentare una vera e propria industria.
I suoi fusti, cavi all’interno, sono ricoperti da
piccole spine con le quali si arrampica su alberi
e cespugli. I fiori, maschili e femminili, si sviluppano
da giugno a settembre su piante diverse ed i frutti,
a maturazione, appaiono come una piccola pannocchia
verde chiaro. I germogli sono ottimi lessati e conditi
con burro, presentando al gusto un sapore simile a
quello dell’asparago. In erboristeria viene consigliato
per vincere le tensioni nervose.
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La
Parietaria (Parietaria officinalis), è una pianta
perenne che abbonda sui ruderi e sui vecchi muri,
nelle siepi e nei boschi. Ha foglie alterne, a margine
intero, picciolate pelose ed un poco ruvide. I fiori,
poco appariscenti, sono verdastri e riuniti in infiorescenze.
Il fusto è rossastro. Viene chiamata muraiola o erba
vetriola. Il primo nome deriva dalla sua presenza
sui muri, il secondo per l’uso che se ne fa per la
pulizia di vetri in genere a causa dell’elevato contenuto
di silice del fusto e delle foglie. In medicina popolare
è utilizzata come buon diuretico. Il suo polline,
in primavera, è responsabile di fastidiose e forti
allergie.
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La Borsa del pastore
(Capsella bursa-pastoris), è considerata pianta infestante.
La si osserva facilmente sui terreni incolti, ai margini
di prati e strade, nei giardini ed accanto a rivoli
o ruscelli. I fusti, di varia foggia, ramificati o
semplici, hanno foglie di colore verde opaco, pelose,
lanceolate e lobate formanti una rosetta alla base
della pianta. Le foglie del fusto sono a punta di
freccia. I fiori, bianchi, appaiono alla fine di marzo.
I frutti si chiamano silique, e nella forma ricordano
la borsa in cui il pastore si portava il cibo durante
i movimenti con il gregge. E’ pianta mangereccia e
se ne consumano le foglie basali, cotte o crude, in
insalata. Consigliamo una ricetta per la frittata:
Si sbollentino due manciate di borsa del pastore ed
ortica, con cime di luppolo. Scolare e tritare finemente
il tutto. Unire alle uova sbattute per la frittata,
salare e pepare. Amalgamare e versare in un tegame
dove frigge una noce di burro. Cuocere rivoltando
in modo da dorare e rassodare la frittata su entrambe
le superfici. Buon appetito.
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Originaria
della Cina, la Buddleia (Buddleia davidii), si è bene
acclimatata nella nostra zona tanto da divenire un
arbusto naturalizzato ed infestante. E’ un piccolo
arbusto, rustico e deciduo, che cresce rapidamente
espandendosi in larghezza. Il suo fiore, una pannocchia
profumata e di colore porpora o blu lavanda, richiama
farfalle e falene, per questo viene anche chiamata
albero delle farfalle. Le sue foglie sono opposte,
acuminate, verde scuro superiormente, biancastre e
tomentose sotto. Venne introdotta nel 1700, come pianta
ornamentale, nei giardini delle ville nobiliari.
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