Sommario
Il Progetto
Area attrezzata di Artogne
Percorso vita e bosco odoroso per non vedenti

Cartelloni in corrispondenza dei centri storici
Gianico Artogne
Piancamuno Pisogne

Oglio un Ecosistema da Salvare

Panoramiche
"I Luoghi 1" "I Luoghi 2"

Album Fotografico
Flora Fauna
Fiume Percorso
Arredo Urbano  

Cartellonistica
Uccelli Mammiferi
Flora Vegetazione
Insetti e Rettili Percorso vita di Artogne

Avifauna
Area Agricola Bosco di Ripa 1
Bosco di Ripa 2 Bosco di Ripa 3
Del Canneto 1 Del Canneto 2
Del Greto Della Lanca
Rapaci Diurni Rapaci Notturni

La Fauna del Fiume
Ittica 1 Ittica 2
Rettili e Anfibi Mammiferi del Bosco di Ripa

A cura di...


La flora del Fiume Oglio

Proseguendo lungo il tracciato noteremo la presenza, abbarbicata sui tronchi degli alberi, dell’Edera (Hedera helix). E’ una pianta rampicante, con fusto legnoso e dotato di numerosissime radici, aderenti ed adesive, che le permettono di salire arrampicandosi a muri e tronchi. Le foglie sono verdi scuro e lucide, in inverno spesso sono rossastre. I fiori sono globosi ed i frutti maturi assomigliano ad un grappolo di bacche nere. Sono velenose per l’uomo mentre sono spesso mangiate impunemente dagli uccelli. La leggenda la vuole indicata contro folletti e streghe.

Prima dell’avvento del cristianesimo, le popolazioni della Scandinavia adoravano il Frassino (Fraxinus excelsior), come simbolo della forza virile. Si pensava anche che avesse proprietà medicamentose tanto che Plinio, all’epoca Romana, ne consigliava il succo contro i morsi dei serpenti. Il suo legno oggi gode fama di robustezza e duttilità, di un bianco quasi puro è molto utilizzato in svariate produzioni. Le foglie, composte, sono opposte ed hanno 9/13 foglioline picciolate con lunghi apici. Ogni frutto è provvisto di lunghe ali. E’ presente in tutta la nostra zona su suoli fertili, freschi e profondi. Il suo fogliame serviva all’alimentazione del bestiame. Molto simile è l’Orniello (Fraxinus ornus), anche se di dimensioni minori e con foglie composte da 5/9 foglioline. L’orniello era anche chiamato frassino da manna a causa della sua linfa vischiosa e zuccherina.

Il nocciolo (Corylus avellana), è una pianta molto diffusa su tutto il territorio nazionale. Il suo nome deriva da Avella, cittadina del Napoletano nota sin dai tempi dei Romani per la sua produzione di nocciole. Il suo frutto è destinato alla trasformazione industriale dolciaria. Le sue foglie sono tomentose, alterne, con margini seghettati e punta allungata. La corteccia è squamosa e marrone, se la pianta non viene tagliato raggiunge i 9 m. di altezza. I suoi rami, flessibili, sono stati utilizzati sin dalla preistoria per manufatti umani quali gli incannucciati delle murature di capanne. Questa pianta venne creata all’inizio del XIX° secolo, quando il blocco sull’importazione delle spezie voluto da Napoleone, originò una penuria di cacao, sostituito da pasta di farina di nocciole.

Tra gli arbusti del nostro territorio figura il Sambuco (Sambucus nigra), specie che cresce bene ovunque sia alto il contenuto di azoto del terreno. I suoi semi, diffusi dagli uccelli, favoriscono la colonizzazione di vaste are, specie ai margini ei boschi. La sua corteccia è bruna e fessurata, il midollo bianco e spugnoso. Dai frutti e dai fiori si ottengono gustose marmellate e distillati. Le foglie sono picciolate, composte e formate da 5/7 foglioline dentate e di sgradevole odore. I fiori, bianco crema sono riuniti in corimbi appiattiti che si trasformano, a maturazione, in grappoli di bacche nere. Con i fiori si possono confezionare frittelle e frittate.

Il Ciclamino (Ciclamen europaeum), è una deliziosa pianta con un rizoma a tubero più o meno grosso, con foglie sempre verdi e basali, a forma di cuore verdi con macchie bianche sopra e porporine sotto. I fiori sono solitari, di colore rosso violaceo, molto profumati, con 5 lacinie ovate e rivolte all’indietro. Fiorisce da agosto ad ottobre nei boschi di castagno e querce, nei cespugli e nei luoghi boscati, su suoli molto ricchi di humus sino al limite delle latifoglie. Il tubero è velenoso. E’ inserito nell’elenco della flora protetta della Regione Lombardia.

La betulla bianca (Betula pendula) trova qui un habitat adatto ed è presente, anche se in numero esiguo, nel bosco che stiamo attraversando. Il suo tronco presenta un caratteristico colore bianco argenteo ed i rami sono penduli. Nonostante il suo aspetto delicato è uno degli alberi più resistenti e si spinge sino al limite della vegetazione arborea. Era sacra presso i Celti e le tribù germaniche. Le foglie sono alterne, sottili e lucide, a margini frastagliati con doppia dentellatura. I fiori, in amenti, sono responsabili di parecchie allergie e rimangono sulla pianta sino all’inverno. Le foglie e la corteccia hanno proprietà tintorie e l’olio estratto è utilizzato sia come medicinale che in conce speciali del cuoio. Il tronco inciso lascia uscire una linfa zuccherina che produce bevande alcooliche o aceto.

Pianta rampicante presente un poco ovunque, ai margini delle aree boscate o nelle siepi, il Luppolo (Humulus lupulus), è una pianta che è stata sempre usata dall’uomo. Sin dai tempi più remoti venne utilizzata per insaporire la birra, ed è a tale scopo che, ad iniziare dal 1800 venne coltivata per alimentare una vera e propria industria. I suoi fusti, cavi all’interno, sono ricoperti da piccole spine con le quali si arrampica su alberi e cespugli. I fiori, maschili e femminili, si sviluppano da giugno a settembre su piante diverse ed i frutti, a maturazione, appaiono come una piccola pannocchia verde chiaro. I germogli sono ottimi lessati e conditi con burro, presentando al gusto un sapore simile a quello dell’asparago. In erboristeria viene consigliato per vincere le tensioni nervose.

Il Platano (Platanus acerifolia), è una pianta a rapida crescita. E’ in grado di sopravvivere ad un’aria inquinata grazie alla possibilità di liberarsi della corteccia vecchia e sporca, ricoperta da sostanze inquinanti. E’ il più utilizzato per viali alberati e parchi. Proviene dall’Asia Occidentale ed è spontaneo in Italia. Le sue foglie sono alterne, lobate e grandi. I frutti, globosi, rimangono attaccati al rametto anche durante l’inverno. E’ un’albero molto rustico e bene si adatta a quasi tutti i tipi di terreno. Sopporta bene drastiche potature. Ultimamente è attaccato dall’Ifantria cunea, un insetto che deposita le sue uova sulla pagina inferiore della foglia causando forti attacchi, ad opera delle larve che ne nasceranno, in grado di provocare la morte degli alberi adulti.

Il Salice bianco (Salix alba), è largamente diffuso su tutto il territorio nazionale. Predilige le zone umide , e spesso viene utilizzato per il consolidamento delle rive di stagni, fossi e fiumi. Si propaga molto facilmente e il suo legno è utilizzato in svariati campi applicativi. Le foglie sono alterne, picciolate, a forma molto acuminata e finemente dentate sui margini. Presentano un tomento più argenteo sulla pagina inferiore. I fiori sono in amenti, gialli i maschili verdi i femminili, ed individuano pure il sesso dell’albero su cui sono presenti. Gli amenti femminili, maturando, originano semi piumosi che vengono dispersi dal vento. Il tronco si presenta robusto ed i rami molto espansi. L’albero, visto nel suo insieme si presenta di un bel colore argenteo. La sua corteccia, grigiastra, si presenta con una fitta rete di scanalature.

Nell’Ontano nero (Alnus glutinosa), secondo antiche leggende viveva il male. Il suo legno, se tagliato, si tinge d’arancio sanguigno, quasi stesse sanguinando. Da qui la credenza che fosse abitato da uno spirito maligno. Le sue radici contengono batteri capaci di fissare l’azoto. Il suo legno, giallo da stagionato, è utilizzato nella produzione di zoccoli e manici da scopa. Le foglie sono alterne, arrotondate e smarginate sull’apice. I frutti sono drupe che maturano in estate e rimangono attaccati all’albero anche in inverno. I fiori maschili sono in amenti di forma allungata e crescono sullo stesso ramo di quelli femminili più piccoli. Dalla corteccia e dai frutti si ricavano tinture.

Il Rovo (Rubus ulmiflorus), è un arbusto con fusti prostrati e spinosi, arcuati verso terra che spesso radicano formando nuove piante. La sua foglia è composta e formata da tre foglioline con peluria bianca e grigia sulla pagina inferiore. Fiorisce da maggio a settembre con fiori bianchi o rosa. Il frutto, la mora, contiene vitamina A e C, e viene raccolta per marmellate o sciroppi. Una leggenda vuole che il frutto venga mangiato entro il giorno di S.Michele, il 29 settembre, perchè in questo giorno il diavolo vi sputerebbe sopra. La spiegazione logica è che dopo tale data le more divengono molli ed insipide. La pianta vive ai margini dei boschi e nelle siepi ai lati delle strade.

La Robinia (Robinia pseudoacacia), è un albero nordamericano, importato dal botanico francese Jean Robin nel 1601. E’ una pianta frugale e resistente che si adatta ad ogni terreno. Ha un grande apparato radicale, tanto che viene utilizzate per consolidare scarpate o pendici franose. Le su foglie sono alterne, composte da 11-15 foglioline ovali e glabre verde scuro. I fiori sono profumati, bianchi e riuniti in racemi. Sono molto ricercati dalle api per la produzione di un miele monofloro ottimo ed apprezzato. I fiori, non ancora completamente aperti, possono essere colti e fritti in olio bollente previa immersione in una pastella di uovo e farina bianca. Sono ottimi e possiedono un’azione calmante del sistema nervoso. E’ un albero molto invadente, tanto da essere considerato infestante, ovviamente a scapito di essenze autoctone.

La Vitalba (Clematis vitalba ), è una delle poche liane dei nostri boschi. La si riconosce per i fusti rampicanti e per i pennacchi piumosi che la ricoprono in inverno. Le foglie sono composte e formate da tre foglioline, di forma lanceolata od ovale, dal picciolo che si attorciglia ai rami della pianta ospite. Può raggiungere i 30 m di altezza. Fiorisce da maggio a luglio con bianchi fiorellini con lunghi stami giallastri pelosi esternamente. Il curioso pennacchio è formato dai peduncoli piumosi degli acheni maturi, e permane per l’intero inverno. E’ presente un poco ovunque, in boschi aperti, sui cespugli, sulle scarpate stradali, su macereti a nei luoghi incolti. E’ ritenuta mangereccia, e molti utilizzano i germogli nelle frittate. Un consiglio che diamo è di evitare questa pratica, in quanto la pianta contiene alcaloidi tossici che ne sconsigliano l’uso..