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Sommario
Il Progetto
Area attrezzata di Artogne
Percorso vita e bosco odoroso per non vedenti
Cartelloni in corrispondenza dei centri storici
Oglio un Ecosistema da Salvare
Panoramiche
Album Fotografico
Cartellonistica
Avifauna
La Fauna del Fiume
A cura di...
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La flora del Fiume Oglio
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Proseguendo lungo il tracciato
noteremo la presenza, abbarbicata sui tronchi degli
alberi, dell’Edera (Hedera helix). E’ una pianta rampicante,
con fusto legnoso e dotato di numerosissime radici,
aderenti ed adesive, che le permettono di salire arrampicandosi
a muri e tronchi. Le foglie sono verdi scuro e lucide,
in inverno spesso sono rossastre. I fiori sono globosi
ed i frutti maturi assomigliano ad un grappolo di bacche
nere. Sono velenose per l’uomo mentre sono spesso mangiate
impunemente dagli uccelli. La leggenda la vuole indicata
contro folletti e streghe.
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Prima
dell’avvento del cristianesimo, le popolazioni della
Scandinavia adoravano il Frassino (Fraxinus excelsior),
come simbolo della forza virile. Si pensava anche che
avesse proprietà medicamentose tanto che Plinio, all’epoca
Romana, ne consigliava il succo contro i morsi dei serpenti.
Il suo legno oggi gode fama di robustezza e duttilità,
di un bianco quasi puro è molto utilizzato in svariate
produzioni. Le foglie, composte, sono opposte ed hanno
9/13 foglioline picciolate con lunghi apici. Ogni frutto
è provvisto di lunghe ali. E’ presente in tutta la nostra
zona su suoli fertili, freschi e profondi. Il suo fogliame
serviva all’alimentazione del bestiame. Molto simile
è l’Orniello (Fraxinus ornus), anche se di dimensioni
minori e con foglie composte da 5/9 foglioline. L’orniello
era anche chiamato frassino da manna a causa della sua
linfa vischiosa e zuccherina.
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Il nocciolo (Corylus avellana),
è una pianta molto diffusa su tutto il territorio nazionale.
Il suo nome deriva da Avella, cittadina del Napoletano
nota sin dai tempi dei Romani per la sua produzione
di nocciole. Il suo frutto è destinato alla trasformazione
industriale dolciaria. Le sue foglie sono tomentose,
alterne, con margini seghettati e punta allungata. La
corteccia è squamosa e marrone, se la pianta non viene
tagliato raggiunge i 9 m. di altezza. I suoi rami, flessibili,
sono stati utilizzati sin dalla preistoria per manufatti
umani quali gli incannucciati delle murature di capanne.
Questa pianta venne creata all’inizio del XIX° secolo,
quando il blocco sull’importazione delle spezie voluto
da Napoleone, originò una penuria di cacao, sostituito
da pasta di farina di nocciole.
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Tra
gli arbusti del nostro territorio figura il Sambuco
(Sambucus nigra), specie che cresce bene ovunque sia
alto il contenuto di azoto del terreno. I suoi semi,
diffusi dagli uccelli, favoriscono la colonizzazione
di vaste are, specie ai margini ei boschi. La sua corteccia
è bruna e fessurata, il midollo bianco e spugnoso. Dai
frutti e dai fiori si ottengono gustose marmellate e
distillati. Le foglie sono picciolate, composte e formate
da 5/7 foglioline dentate e di sgradevole odore. I fiori,
bianco crema sono riuniti in corimbi appiattiti che
si trasformano, a maturazione, in grappoli di bacche
nere. Con i fiori si possono confezionare frittelle
e frittate.
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Il Ciclamino (Ciclamen
europaeum), è una deliziosa pianta con un rizoma a tubero
più o meno grosso, con foglie sempre verdi e basali,
a forma di cuore verdi con macchie bianche sopra e porporine
sotto. I fiori sono solitari, di colore rosso violaceo,
molto profumati, con 5 lacinie ovate e rivolte all’indietro.
Fiorisce da agosto ad ottobre nei boschi di castagno
e querce, nei cespugli e nei luoghi boscati, su suoli
molto ricchi di humus sino al limite delle latifoglie.
Il tubero è velenoso. E’ inserito nell’elenco della
flora protetta della Regione Lombardia.
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La
betulla bianca (Betula pendula) trova qui un habitat
adatto ed è presente, anche se in numero esiguo, nel
bosco che stiamo attraversando. Il suo tronco presenta
un caratteristico colore bianco argenteo ed i rami sono
penduli. Nonostante il suo aspetto delicato è uno degli
alberi più resistenti e si spinge sino al limite della
vegetazione arborea. Era sacra presso i Celti e le tribù
germaniche. Le foglie sono alterne, sottili e lucide,
a margini frastagliati con doppia dentellatura. I fiori,
in amenti, sono responsabili di parecchie allergie e
rimangono sulla pianta sino all’inverno. Le foglie e
la corteccia hanno proprietà tintorie e l’olio estratto
è utilizzato sia come medicinale che in conce speciali
del cuoio. Il tronco inciso lascia uscire una linfa
zuccherina che produce bevande alcooliche o aceto.
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Pianta rampicante presente
un poco ovunque, ai margini delle aree boscate o nelle
siepi, il Luppolo (Humulus lupulus), è una pianta che
è stata sempre usata dall’uomo. Sin dai tempi più remoti
venne utilizzata per insaporire la birra, ed è a tale
scopo che, ad iniziare dal 1800 venne coltivata per
alimentare una vera e propria industria. I suoi fusti,
cavi all’interno, sono ricoperti da piccole spine con
le quali si arrampica su alberi e cespugli. I fiori,
maschili e femminili, si sviluppano da giugno a settembre
su piante diverse ed i frutti, a maturazione, appaiono
come una piccola pannocchia verde chiaro. I germogli
sono ottimi lessati e conditi con burro, presentando
al gusto un sapore simile a quello dell’asparago. In
erboristeria viene consigliato per vincere le tensioni
nervose.
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Il
Platano (Platanus acerifolia), è una pianta a rapida
crescita. E’ in grado di sopravvivere ad un’aria inquinata
grazie alla possibilità di liberarsi della corteccia
vecchia e sporca, ricoperta da sostanze inquinanti.
E’ il più utilizzato per viali alberati e parchi. Proviene
dall’Asia Occidentale ed è spontaneo in Italia. Le sue
foglie sono alterne, lobate e grandi. I frutti, globosi,
rimangono attaccati al rametto anche durante l’inverno.
E’ un’albero molto rustico e bene si adatta a quasi
tutti i tipi di terreno. Sopporta bene drastiche potature.
Ultimamente è attaccato dall’Ifantria cunea, un insetto
che deposita le sue uova sulla pagina inferiore della
foglia causando forti attacchi, ad opera delle larve
che ne nasceranno, in grado di provocare la morte degli
alberi adulti.
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Il Salice bianco (Salix
alba), è largamente diffuso su tutto il territorio nazionale.
Predilige le zone umide , e spesso viene utilizzato
per il consolidamento delle rive di stagni, fossi e
fiumi. Si propaga molto facilmente e il suo legno è
utilizzato in svariati campi applicativi. Le foglie
sono alterne, picciolate, a forma molto acuminata e
finemente dentate sui margini. Presentano un tomento
più argenteo sulla pagina inferiore. I fiori sono in
amenti, gialli i maschili verdi i femminili, ed individuano
pure il sesso dell’albero su cui sono presenti. Gli
amenti femminili, maturando, originano semi piumosi
che vengono dispersi dal vento. Il tronco si presenta
robusto ed i rami molto espansi. L’albero, visto nel
suo insieme si presenta di un bel colore argenteo. La
sua corteccia, grigiastra, si presenta con una fitta
rete di scanalature.
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Nell’Ontano
nero (Alnus glutinosa), secondo antiche leggende viveva
il male. Il suo legno, se tagliato, si tinge d’arancio
sanguigno, quasi stesse sanguinando. Da qui la credenza
che fosse abitato da uno spirito maligno. Le sue radici
contengono batteri capaci di fissare l’azoto. Il suo
legno, giallo da stagionato, è utilizzato nella produzione
di zoccoli e manici da scopa. Le foglie sono alterne,
arrotondate e smarginate sull’apice. I frutti sono drupe
che maturano in estate e rimangono attaccati all’albero
anche in inverno. I fiori maschili sono in amenti di
forma allungata e crescono sullo stesso ramo di quelli
femminili più piccoli. Dalla corteccia e dai frutti
si ricavano tinture.
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Il Rovo (Rubus ulmiflorus),
è un arbusto con fusti prostrati e spinosi, arcuati
verso terra che spesso radicano formando nuove piante.
La sua foglia è composta e formata da tre foglioline
con peluria bianca e grigia sulla pagina inferiore.
Fiorisce da maggio a settembre con fiori bianchi o rosa.
Il frutto, la mora, contiene vitamina A e C, e viene
raccolta per marmellate o sciroppi. Una leggenda vuole
che il frutto venga mangiato entro il giorno di S.Michele,
il 29 settembre, perchè in questo giorno il diavolo
vi sputerebbe sopra. La spiegazione logica è che dopo
tale data le more divengono molli ed insipide. La pianta
vive ai margini dei boschi e nelle siepi ai lati delle
strade.
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La
Robinia (Robinia pseudoacacia), è un albero nordamericano,
importato dal botanico francese Jean Robin nel 1601.
E’ una pianta frugale e resistente che si adatta ad
ogni terreno. Ha un grande apparato radicale, tanto
che viene utilizzate per consolidare scarpate o pendici
franose. Le su foglie sono alterne, composte da 11-15
foglioline ovali e glabre verde scuro. I fiori sono
profumati, bianchi e riuniti in racemi. Sono molto ricercati
dalle api per la produzione di un miele monofloro ottimo
ed apprezzato. I fiori, non ancora completamente aperti,
possono essere colti e fritti in olio bollente previa
immersione in una pastella di uovo e farina bianca.
Sono ottimi e possiedono un’azione calmante del sistema
nervoso. E’ un albero molto invadente, tanto da essere
considerato infestante, ovviamente a scapito di essenze
autoctone.
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La Vitalba (Clematis vitalba
), è una delle poche liane dei nostri boschi. La si
riconosce per i fusti rampicanti e per i pennacchi piumosi
che la ricoprono in inverno. Le foglie sono composte
e formate da tre foglioline, di forma lanceolata od
ovale, dal picciolo che si attorciglia ai rami della
pianta ospite. Può raggiungere i 30 m di altezza. Fiorisce
da maggio a luglio con bianchi fiorellini con lunghi
stami giallastri pelosi esternamente. Il curioso pennacchio
è formato dai peduncoli piumosi degli acheni maturi,
e permane per l’intero inverno. E’ presente un poco
ovunque, in boschi aperti, sui cespugli, sulle scarpate
stradali, su macereti a nei luoghi incolti. E’ ritenuta
mangereccia, e molti utilizzano i germogli nelle frittate.
Un consiglio che diamo è di evitare questa pratica,
in quanto la pianta contiene alcaloidi tossici che ne
sconsigliano l’uso..
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