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Sul fronte dei ghiacciai dell'alta
valle, che il nostro fiume, l'Oglio, prende forma.
La nota curiosa è che il fiume vero e proprio deve la sua
formazione dalla fusione di tre torrentelli: il Narcanello, che
scende dal ghiacciaio del Pisgana nel gruppo dell'Adamello; l'Arcanello,
che dal Corno dei Tre Signori scende attraverso la val di Viso;
il Frigidolfo, che dalle giogaie del Gavia e di Pietra Rossa scende
attraverso la valle delle Messi.
Il ghiacciaio del Pisgana, paradiso per gli sciatori primaverili.
Qui, dai vari cordoni morenici frontali del circo glaciale, si
diramano numerosi torrentelli che, riunendosi sul fondo del vallone,
formano l'Oglio Narcanello.
E qui, purtroppo, il nuovo fiume, incontra l'uomo.
L'utilizzazione ai fini di produzione di energia elettrica ha
portato l'ENEL a captare numerosi corsi d'acqua che nascono dai
ghiacciai dell'Adamello, con la realizzazione di opere di presa
in calcestruzzo, e nemmeno il neonato Oglio Narcanello, le cui
acque vengono totalmente utilizzate, si è salvato.
Un canale in galleria, lungo circa 8,5 Km, collega le prese del
Pisgana col lago Benedetto, un'importante diga con la capacità
di 7,5 milioni di mc di acqua, del sistema elettrico dell'Avio.
A valle del manufatto, l'acqua che scorre è veramente poca,
ed il fiumiciattolo si riforma grazie a torrentelli che scendono
più in basso delle prese e dalle gole laterali.
Il paesaggio che offre la val Narcanello nella sua parte alta,
è quello selvaggio, aspro e martoriato tipico delle valli
alpine, dove è possibile leggere il segno profondo lasciato
dal passaggio dei ghiacci.
Più in basso folte e verdeggianti foreste, insediatesi
sul materiale detritico della vecchia morena frontale, circondando
pascoli ed alpeggi, accompagnano il rinvigorito Narcanello al
punto d'incontro con i due fratelli.
Superato a nord Ponte di Legno, all'estremità settentrionale
della Valle Camonica, si incontra la Valle di Viso, estremo lembo
Camuno del Parco Nazionale dello Stelvio.
Ci troviamo qui in una deliziosa valletta al centro della quale
si trova il piccolo villaggio di Case di Viso, composto da piacevoli
e vecchie costruzioni in muratura, armoniosamente inserite nell'ambiente
circostante.
Oltrepassato il paese appare, imponente, la testata della valle,
dominata dal Corno dei Tre Signori e dalla Cima di Caione.
In alto, sotto le vette, quasi come un balcone, l'altopiano di
Ercavallo si estende per una lunghezza di poco meno di tre Km.
con i suoi 11 laghi di rara bellezza.
Da qui ha origine il torrente Arcanello, progenitore dell'Oglio.
Siamo nel Parco Nazionale dello Stelvio e questo garantisce anche
una conservazione e protezione di flora e fauna, ed il fiumiciattolo
scorre indisturbato tra boschetti di ontano dove, a volte, è
facile vedere il cervo.
Superato l'abitato di Pezzo e, scendendo tra verdi pascoli, sul
fondo della Valle omonima nei pressi del Ponte dei Buoi l'Arcanello
si getta nel Frigidolfo.
Quest'ultimo è l'affluente più lungo e grande che
da origine al fiume Oglio e scorre nella Valle delle1 Messi.
E' questa la valletta più settentrionale della Vallecamonica,
e si incunea tra il Passo del Gavia ed il Passo di Pietra Rossa,
inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio per le sue peculiari
caratteristiche geologiche e di paesaggio di alta montagna.
E' una vallata tipicamente glaciale, con numerosi laghetti collocati
su balze rocciose ed altri nelle conche tipiche dei ghiacciai
di circo.
Da questi laghi e dai numerosi nevai della maestosa parete est
della Punta di Pietra Rossa scendono svariati rivoli con meravigliose
cascate che originano l'Oglio Frigidolfo.
Sul fondovalle esso attraversa una piana dove nel passato vi era
il lago Silizzi, documentato sino alla metà del 1800 ed
oggi meravigliosa torbiera alpina ricca di una flora molto particolare.
Abbiamo così conosciuto i tre rami del fiume e le zone
da cui hanno origine.
Questi tre torrentelli, in centro all'abitato di Ponte di Legno,
si riuniscono prendendo il nome unico di Oglio.
Da questo punto in poi , l'allegra presenza del fiume caratterizza
gli 80 Km. del fondovalle Camuno.
Nella sua parte alta, sino ad Edolo, il corso dell'Oglio mantiene
una tipologia torrentizia, con regime di portata idrica in molti
casi totalmente dipendente dalle captazioni operate, ed anche
se meno frequentemente rispetto al basso corso, il suo alveo è
caratterizzato da bacini ed invasi che praticamente lo annullano
a valle delle opere di presa.
Tuttavia, con una testardaggine quasi Camuna, il fiume rinasce,
si rigonfia, la ricchezza d'acqua della valle ha il sopravvento
e ricostituisce, quasi una sfida, quanto l'uomo le sottrae.
A Edolo, la valle perde parte del suo aspetto alpino, da qui in
poi anche per il fiume si prospettano profonde modificazioni.
Da questa cittadina infatti, su di esso, iniziano ad affacciarsi
le zone industriali relegate all'esterno dei centri abitati; gli
occhi scuri di una miriade di condotte di scarico fognario; le
arginature in cemento a sostegno di strade e ponti e la massiccia
presenza dell'Homo sapiens e delle sue attività.
Attraversando zone più o meno antropizzate l'Oglio si avvia
verso la bassa valle, toccando paesi che ancora portano le testimonianze
della sua importanza nel passato.
A Novelle di Sellero le fattezze austere di un antico ponte.
A Capo di Ponte, a picco sulle calme acque del fiume, la bellissima
Pieve di San Siro.
A Breno il castello domina dall'alto un punto nevralgico di passaggio
sia per terra che sull'acqua.
E poco più a valle, su una deliziosa piana che si affaccia
su calme anse, il Tempio della Minerva, con il ritrovamento di
una bellissima statua della dea.
Dopo un tratto caratterizzato da scarsissima acqua, causa l'ennesima
captazione, il fiume si avvia alla sua foce, al suo incontro con
il Sebino.
In questo tratto, nel passato, l'Oglio era navigabile come dimostra
l'esistenza, a Montecchio di Darfo, di una piazza, immediatamente
a ridosso del fiume, che porta il nome di Piazza del Porto.
L'ipotesi della navigabilità è confermata da un
recente rilevamento fotografico all'infrarosso eseguito a Rogno,
che ha rivelato la presenza di un probabile porto di epoca romana.
Siamo ormai giunti nell'ultimo tratto del corso dell'Oglio, già
la presenza del lago si sente, e qui, nelle sue acque calme, dopo
aver creato un meraviglioso canneto, si getta.
Il fiume ha sempre svolto un ruolo molto importante nella vita
dell'uomo. Anche l'Oglio ha indubbiamente condizionato ed agevolato
l'insediamento umano nella valle sin dalle epoche più antiche.
Già sulle lisce rocce istoriate si parla del fiume come
via d'acqua per i trasporti e come fulcro di vita , ed il ritrovamento,
in epoca passata, di una piroga preistorica nell'alveo del fiume
presso Rogno ne è la conferma.
Il fiume stesso forniva cibo e materie prime per il lavoro quotidiano.
Pesci grandi e piccoli erano presi alla fiocina e con nasse di
vimini.
Ciotoli di ogni forma e colore erano portati al villaggio per
farne macinelli, asce o raschiatoi.
Pezzi più grossi certamente fungevano da contrappesi per
il telaio verticale. Dal fiume si convogliava l'acqua per l'irrigazione
dei campi da coltivare, ed una fitta rete di fossi e canali si
dipartivano dal fiume e dalle numerose risorgive e fontanili fungendo
contemporaneamente da confine e da via di passaggio per la preziosa
acqua.
Anche l'aspetto energetico, se pur in maniera molto diversa da
oggi, ha interessati lo sfruttamento del fiume in passato.
Le sue acque, direttamente o incanalate per il loro trasporto,
fornivano energia di lavoro alle pale del mulino per la macinazione
di grano o segale.
Altre pale muovevano il possente martello del maglio sotto i cui
colpi il ferro si trasformava in vanghe, zappe, secchi ed altri
attrezzi agricoli di uso comune.
Anche il taglio del legname aveva dall'acqua del fiume l'energia
primaria.
Segherie infatti sorgevano un poco ovunque in valle lungo il suo
corso.
Pale, canalette, spruzzi ed il rumore dell'operosità dei
valligiani erano dunque un elemento caratteristico della valle
in passato, ed il fiume, anche se qualche volta rompendo gli argini
dilagava nei campi coltivati, era sinonimo di vita, di ricchezza,
e l'acqua non costituiva un problema, era pulita ed abbondante.
Ancora alla fine del secolo scorso si poteva attingere al fiume
acqua da usare per cucinare o bere.
Ma la situazione cambiò rapidamente, l'avanzata del progresso
e dell'industrializzazione richiedeva grandi quantitativi d'acqua
per i processi lavorativi.
Le prime centrali idroelettriche mutarono l'aspetto del paesaggio,
imbrigliando e depauperando il fiume della sua linfa vitale, costringendolo
in turbine o altri macchinari contribuendo ad instaurare la mentalità
che l'acqua poteva essere sprecata e sporcata a piacimento in
quanto inesauribile.
Erano queste le basi di un processo che, incalzando vertiginosamente,
avrebbe rotto gli ancestrali equilibri che regolavano i rapporti
uomo fiume.
Ludovico Capoferri, nel 1800, così descriveva il fiume
Oglio:"Questo fiume che divide la valle in tutta la di lei grandezza,
e che al di sotto di Cividate è navigabile con piccole
barchette viene poi ingrossato, nel di lui corso, da molti fiumi
e torrenti e sbocca nel lago Sebino, è così ricco
d'acqua che può annoverarsi tra uno dè più
considerevoli fiumi.
Per riparare la divisione causata dall'Oglio furono costruiti
moltissimi ponti, dè quali nove in pietra da un arco solo
assai larghi, sopra tutti quello di Montecchio vicino a Darfo.
Oltre a detti ponti avvi un barcone servibile al tragitto d'animali
e carri situato un miglio circa al di sopra del lago, ove la larghezza
del fiume e la variazione del di lui corso e la mancanza d'appoggio
non permisero la costruzione di un ponte.
L'Oglio è uno dè fiumi più abbondanti di
trota, ve se ne trovano non di rado di un peso e mezzo.
Ve ne sono anche di piccole e di mezzana grandezza, l'Oglio contiene
anche del tiemolo e dè buzzancheri.
Ne fossi trovansi lamprede, gamberi e rane e le di lui sponde
son tal ricche di vegetazione, da offrire al viandante frescura
e riposo."
La descrizione può sembrare paradossale, ma si riferisce
allo stesso Oglio che noi oggi vediamo, che tutt'oggi divide la
valle, i cui affluenti offrono al cielo gli alvei asciutti e bianchi
causa la totale captazione in alta quota.
All'Oglio molte volte trasformato in pietraia dove scorrazzano
topi invece di nuotare trote, nei tratti a valle delle varie centrali,
che non lasciano scendere nemmeno una parte dei metri cubi d'acqua
al secondo che la legge impone, in nome di quell'energia che di
definisce pulita.
A quell'Oglio da noi oggi trasformato in fogna a cielo aperto,
utilizzato per sbarazzarci di ciò che non serve, dal vecchio
divano, ai liquami alle immondizie.
A quell'Oglio le cui sponde, piano piano, vengono trasformate
in discarica per materiali di ogni genere o in fredde ed impersonali
linee Maginot in calcestruzzo.
Fortunatamente la forza vitale della natura ha una capacità
rigenerativa straordinaria e, quando ormai tutto parrebbe irrimediabilmente
perduto, ecco prorompere, in corrispondenza della foce, uno scoppio
di vita inimmaginabile.
Il nostro fiume, ormai stanco, si getta placidamente nelle acque
del Sebino e, quasi una sfida, da vita ad un ambiente umido di
straordinaria bellezza.
Qui l'acqua sviluppa una grande quantità di biotopi e nicchie
ecologiche che ospitano una notevole quantità di forme
animali e vegetali.
La Typha Latifolia, l'Iris Pseudacorus (giglio di palude), l'Orchidea
Incarnata, l'Airone Cenerino, il Germano Reale.
Alcune specie vi risiedono in permanenza, altre lo visitano in
occasione delle migrazioni ed altre ancora in occasione dei periodi
di nidificazione.
C'è dunque una grande battaglia da combattere per l'Oglio
come per altri fiumi. Una battaglia per dare al fiume la giusta
quantità d'acqua; sponde naturali e sicure rimboschendo
in modo saggio, anche per rafforzarle dall'erosione; poichè
le rive costituiscono un insieme il cui valore ecologico, estetico,
sociale, economico e più in generale culturale ormai da
tutti riconosciuto, occorre difenderle, valorizzarle attrezzandole,
restituendole ad un uso sociale sotto forma di percorsi ciclabili;
di piste per passeggiate a piedi o a cavallo; di percorsi didattici
per il loro studio.
Un altro giorno è passato, la sera sta per stendere sul
fiume e sui suoi problemi un pietoso velo nero, ma il suo perenne
scorrere si erge come una voce, una voce che chiede giustizia,
una voce che grida vendetta.
L'Oglio, viandante instancabile, non può conoscere la tentazione
del sonno.
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