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Nel
secolo scorso Milano era una città percorsa da una fitta rete di
canali, di cui oggi non ci rimane che una piccola testimonianza.
Le acque del Naviglio, dette anche "fosse interne" che un
tempo costituivano un efficace posto di difesa per la città medievale,
rappresentarono un arteria insostituibile per l’economia estera e la
fluidità dei traffici commerciali.
Il canale, che assunse denominazioni diverse (Acqua Lunga, Vettabia,
Redefossi, Borgognona, Bottonuto ecc.) irrigava i giardini e le
campagne, faceva ruotare mulini, permetteva il funzionamento di macchine
rudimentali (costruite con pochi mezzi) utilizzate nelle fabbriche.
Dai fossati del castello aveva inizio la cerchia vera e propria
navigabile, interrotta dalle chiuse, con piccole cascate, ruote di
mulini e ponti caratteristici, queste erano le cosidette "fosse
interne".
Il raccordo tra il Martesana ed il fossato del castello è un po’
confuso e misterioso, ma certamente la cerchi si prolungava anche sulla
destra, attraverso l’odierna via Pontaccio, il cui nome ricorda un
antico varco sulle acque.
I
Ponti
I Ponti sul
Naviglio Grande furono costruiti in pietra e a doppia arcata (organismo
architettonico costituito da una serie continua di archi o di volte
sostenute da ritti).
Nel ‘400 e agli inizi del ‘500 alcuni erano di proprietà delle
famiglie più importanti della zona e chi vi passava sopra doveva pagare
il pedaggio.
I ponti sono delle costruzioni in legno, pietra, cemento armato ecc.,
destinati a mettere in comunicazione due punti separati da un ostacolo o
a permettere il passaggio a due correnti di circolazione senza
obbligarle ad incociarsi. |
(english
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