"Laura Conti"
Milano
Home 
Progetto
Corso formazione
Tematiche
Scuole
SMS "Tommaseo"
      Milano
SMS"Paisiello"
      Cinisello B.
SMS "Alighieri"
      Opera
SE Vallarsa/Polesine
     Milano
SE "Alighieri"
     Gallarate
Liceo Scien/Class.
     San Donato M.





MS-InternetExplorer...Ottimizzato
  800x600

Indietro

LA TRAGEDIA DI SARNO, QUINDICI E DINTORNI

COSA, QUANDO E PERCHÉ È SUCCESSO

5 Maggio del 1998: viene proclamato lo stato di calamità nei paesi di Quindici e Sarno: i paesi sono stati invasi dal fango a causa delle piogge ininterrotte che si protraevano ormai da qualche giorno. Ci sono stati morti, feriti, case evacuate, in paese sono stati portati detriti e legname dalle acque straripate dai Regi Lagni. Il fango che scende dalla montagna trova come unico ostacolo sul suo percorso le case. Anche il resto dei paesi della Valle di Lauro è ora in pericolo. Intervengono i carabinieri, gli agenti del commissariato di Lauro e 2 pompieri di numero inviati dal comune di Avellino per tentare di aiutare le persone e tranquillizzarle. Altre segnalazioni di questo genere giungono anche dalle zone dell’Alta Irpinia e nel frattempo le previsioni meteorologiche non promettono niente di buono. La Regione, interviene con un comunicato stampa in cui sottolinea l’urgenza dell’attivazione della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco e di tutte le forze disponibili per un aiuto: la priorità è mettere in salvo i cittadini.

6 maggio 1998: le cause della frana sembrano essere il livello più alto delle precipitazioni degli ultimi giorni, ma anche le opere edilizie nei pressi dei corsi d'acqua e il problema della deforestazione. Tutte le zone della valle sono ad altissimo rischio e alcuni paesi che si affacciano sulla Valle delle Finestrelle sono già state costrette a fare i conti con delle micro -frane. Le colline da cui si staccano questi micro-smottamenti sono costellate di villette mescolate a contrappieni che servono per sostenere il terreno in una situazione di grandissimo pericolo che viene metodicamente sottovalutata dagli amministratori locali che continuano a concedere licenze edilizie a volontà. Intanto a Quindici e a Sarno i Vigili del Fuoco continuano le loro ricerche dei sopravvissuti tra i detriti ed estraggono altri cadaveri dalla massa di fango. Si richiede anche l’intervento dei Braccianti Agricoli Forestali che aiuteranno a ristabilire l’equilibrio idrologico della zona. Gli abitanti tornano nelle loro case o in quello che ne rimane per prendere il necessario e le cose di valore sia affettivo che reale. Un episodio simile a quello del giorno prima era già accaduto un anno e mezzo prima e già allora non si era potuto fare altro che recuperare il fango.

7 maggio 1998: il sole torna a splendere. Gli abitanti dei paesi colpiti dalla frana sono sotto schok e increduli di aver perso tutto e in un pomeriggio. Alcuni fortunati le cui case non hann subito danni non vogliono abbandonarle nonostante il rischio di nuove frane sia ancora elevato. A mezzogiorno la paura di un nuovo smottamento: l’acqua a fiotti fuoriesce dalla montagna, ma fortunatamente è solo un falso allarme e si tratta di una nuova falda che ha trovato sbocco. Si inizia già a discutere dei piani di ricostruzione. Le speranze di trovare ancora qualcuno in vita sono ormai nulle. Iniziano ad arrivare i primi aiuti di solidarietà dalle altre regioni d’Italia. I vari amministratori si riuniscono per discutere dell’accaduto ed individuare le responsabilità e i possibili rimedi. Comincia a diffondersi anche la rabbia e tutti cercano di salvare il salvabile. Si verificano anche episodi di sciacallaggio.

8 Maggio 1998: l’angoscia e la rabbia dominano la scena sulle zone colpite dalla frana. La Campania è si una delle regioni più a rischio in Italia dal punto di vista idrogeologico, ma ciò non significa che ciò che è accaduto nella Valle di Lauro fosse destinato ad accadere: la colpa è stata della non prevenzione ma soprattutto del non rispetto del territorio. Rientra l’allarme di epidemie che era scoppiato a causa dello scoperchiamento di alcune tombe nel cimitero. Si provvede alla disinfezione e alla derattizzazione di tutte le zone accessibili. In primo piano c’è l’emergenza idrica: i problemi riguardano l’erogazione e la potabilità dell’acqua. Sta provvedendo la Protezione Civile. Il ritrovamento di cadaveri è continuo.

9 Maggio 1998: continuano ad essere trovati nuovi cadaveri. Vengono installati containers e roulottes che funzioneranno da base operativa per i controlli sanitari della zona. Il Governo conferma lo stanziamento straordinario di fondi per avviare l’opera di ristrutturazione e completare le opere di soccorso. Oltre ai vigili del fuoco vengono impiegate anche le unità cinofile. Oltre ai carabinieri e alla polizia è presente anche la guardia di finanza per arrestare gli episodi di sciacallaggio.

10 Maggio 1998: si svolgono i funerali della gran parte delle persone morte nella tragedia nello Stadio comunale e vi partecipano anche Scalfaro e Prodi. Resta comunque ancora una donna, ormai sicuramente morta, da trovare. Sulla montagna da cui si sono staccate le frane del 5 Maggio, il Pizzo dell’Alvano, c’è un canale ancora colmo di detriti che potrebbero precipitare. Inoltre le previsioni del tempo non sono rassicuranti. Vengono allertati i tecnici del Genio militare che si impegneranno per mettere a punto un’opera di contenimento.

11 Maggio 1998: la solidarietà nei confronti dei paesi travolti dalla frana del 5 Maggio aumenta e arrivano aiuti da ogni parte d’Italia. Adesso tramite sopralluoghi è possibile stabilire la vera dinamica della tragedia: la montagna si è spaccata in più punti facendo scendere a valle fiumi di fango e ora sono rimasti delle faglie che sono rimaste senza consolidamento. Nel caso di nuove piogge le operazioni di sgombero dovranno essere immediate. Si cerca di individuare le presunte responsabilità dei mancati interventi di salvaguardia anche visionando i filmati registrati dal satellite il 5 Maggio. L’emergenza più immediata è però trovare una sistemazione per i senzatetto e iniziare la ricostruzione. Arrivano pressioni affinché in futuro siano rispettate le norme cautelative.

COME SI CERCA DI RIMEDIARE

Naturalmente l’esperienza del 1998 non è stata piacevole e così si cerca di rimediare in qualche modo agli errori compiuti in quell’occasione. Il 29 Novembre 1999 la Regione Campania si é riunita per discutere gli interventi di prevenzione e manutenzione da fare nelle zone a rischio idrologico tra cui ci sono naturalmente anche i territori della Valle di Lauro.

Durante la riunione si sono stabiliti i termini della manutenzione che dovrà avvenire al fine di ridurre la possibilità di frane di piccole dimensioni e di mitigare gli effetti dei fenomeni di maggior rilievo. Se questo tipo di interventi si limita a interventi sul territorio verranno utilizzate tecniche di ingegneria naturalistica; se invece riguardano anche le opere già presenti sul territorio bisognerà limitare la loro naturale degradazione fisica e di efficienza. La tipologia degli interventi dipenderà esclusivamente dalla natura dei terreni interessati, dalle loro proprietà, dalle caratteristiche geomorfologiche e di accessibilità dei luoghi, dalle caratteristiche e dalle presunte cause dei movimenti franosi e dal tipo di infrastrutture già presenti sul territorio. Tra le tante attività manutentive ci sono anche la regimazione delle acque superficiali, riducendo l’afflusso idrico concentrato e di grande portata nelle zone a stabilità precaria. Il controllo della capacità idrica e dell’integrità di tutte le opere idrauliche per la regimazione delle acque superficiali, delle opere di sostegno e di rinforzo si rendono ugualmente necessarie.

Le cause di innesco delle frane possono essere sia esterne, come le piogge particolarmente intense e prolungate, che interne, come il cedimento di terreno localizzato prodotto da cause indipendenti. La manutenzione avrà come fine anche l’eliminazione o quantomeno la riduzione di queste cause. Oltre alla regimazione delle acque superficiali, di cui già conosciamo la funzione, si possono rimodellare i versanti per eliminare gli afflussi idrici concentrati nelle zone scarsamente drenanti come i ristagni di acqua e procedere alla pulizia degli impluvi. Verranno costruite anche nuove infrastrutture con diverse funzioni tra cui anche la deviazione del corso dell’acqua quando la portata aumenta esageratamente. Infine verranno ricostituite le trincee drenanti e ci sarà una sorta di rimboschimento. Ci saranno poi degli interventi di manutenzione ordinaria che prevedono la conservazione del livello di sicurezza attuale, il mantenimento delle caratteristiche naturali del fiume e il rispetto delle aree di naturale espansione. Per fare ciò periodicamente dovranno essere effettuati la pulizia degli alvei e opere di manutenzione volte al mantenimento della funzionalità delle opere idrauliche esistenti. Gli interventi di manutenzione sono sempre interventi di tipo passivo. Dovrà poi essere creato un servizio di presidio territoriale continuo e permanente.

Oltre alla manutenzione in alcuni casi si deve provvedere all’attuazione di un vero e proprio progetto per la prevenzione in quanto non ne esiste uno. Questi piani straordinari devono riguardare prioritariamente le aree a rischio idrologico in cui è già stato dichiarato in passato lo stato di emergenza. L’applicazione di questi piani prevede prima l’individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idraulico che è basata sulle precedenti esperienze storiche, su campagne di indagini e rilievi, su valutazioni idrologiche e calcoli idraulici semplificati. Naturalmente dopo questa prima identificazione delle aree ad alto rischio ci saranno altre indagini più approfondite dopo le quali potranno essere modificate come i provvedimenti previsti inizialmente. Le aree della regione verranno classificate in base a 4 livelli di rischio e naturalmente quelle che apparterranno al gruppo delle zone di rischio idraulico molto elevato avranno la precedenza per quanto riguarda l’approvazione dei progetti. Le misure di salvaguardia serviranno essenzialmente a limitare il danno e non necessariamente a evitarlo. Gli interventi di tipo strutturale avranno come obiettivo quello di assicurare livelli di sicurezza differenziati in relazione alla gravità del rischio. Nelle aree perimetrate a rischio dovrà essere assicurata la salvaguardia degli ambienti e l’incolumità dei cittadini. Bisognerà cercare di mantenere o recuperare le condizioni di equilibrio, favorire l’evoluzione naturale del fiume ed evitare che i materiali da esso trascinati creino un ostacolo per il deflusso delle acque.

Ci saranno poi altri interventi volti alla regimazione e alla difesa idraulica che sono quelli capaci di aumentare il periodo di ritorno critico dell’asta fluviale e possono essere attivi o passivi. Questi interventi sono consentiti solo nel caso di dimostrata necessità, urgenza e indifferibilità.

Potranno esserci poi interventi di idraulica forestale per ridurre il grado di compromissione di aree soggette ad erosione o di rinaturazione per riqualificare e proteggere le aree naturali esistenti.

Tutti questi tipi di interventi (che si possono ritrovare all’interno del Bollettino Ufficiale della Regione Campania, Supplemento 77 del 29 Novembre 1999) sono stati approvati dalla Regione per evitare disastri simili a quello provocato dall’alluvione di Sarno e Quindici ma non solo. Si spera solo che le opere preventive citate vengano effettuate bene e in tempi brevi per non rischiare di rivivere momenti come quelli del 5 Maggio 1998, indelebili nelle memorie dei cittadini coinvolti direttamente e che noi tuttora ricordiamo tramite la drammaticità delle foto scattate allora e i cui soggetti speriamo di non dover più fotografare.