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Progetti di 4 D
Home Acque
nel milanese
L
a m b r o
(Nella
foto: la sorgente del Lambro)
Il
fiume Lambro era un tempo famoso per la limpida purezza delle sue acque, molto
pescose, e per il fascino della sua riviera.
Oggi
è comunemente considerato il tipico esempio dei guasti prodotti sull'ambiente
da un incontrollato sviluppo delle attività umane, fino a venire annoverato fra
i corsi d'acqua privi di forme di vita
biologica. Ciò che la natura ha "costruito" nei vari millenni l'uomo
ha distrutto in meno di un secolo sull'onda della filosofia del "progresso
ad ogni costo". Questo comportamento, anche se non ce ne rendiamo conto,
è molto radicato nel nostro modo di pensare e, se non riusciremo a cambiarlo,
potrà portare, in un futuro non molto lontano, a delle situazioni
irreversibili. Certamente la causa di ciò non sarà da imputare solo al nostro
comportamento verso il fiume Lambro ma questo è una spia di allarme che ci deve
far riflettere. Il nostro interesse verso problemi di carattere
ecologico. Ciò non
dovrebbe essere indirizzato solo
verso situazioni macroscopiche ma anche nella vita di tutti i giorni.
Il nostro impegno per il rispetto dell'ambiente dovrebbe quindi essere
alla radice dei nostri comportamenti quotidiani. Solo in questo modo si potrà
avere una soluzione duratura dei problemi mondiali
di carattere ecologico e non, poiché distruggendo la natura distruggiamo anche
noi stessi. Ma torniamo all'oggetto di questa ricerca: il fiume Lambro. La
situazione del suo ecosistema non è certo ottimale ma in questi ultimi anni si
è cercato, almeno nelle intenzioni, di migliorar la sua penosa condizione.
Quanto di questo sia però effettivamente dettato da sincero spirito ecologico o
comunque da reale impegno da parte degli enti preposti è tutto da dimostrare.
Anche nei limiti di questa piccola indagine infatti vedremo che i dubbi a
riguardo non sono affatto infondati.
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Ovvero
il rapporto uomo - Lambro nel corso dei secoli
Il fiume
Lambro, nel corso della
storia, ha rappresentato per l'uomo una fonte di vita ben diversa da quella
concepita adesso. Fino a non molto tempo addietro infatti il rapporto uomo
Lambro non era incentrato sullo sfruttamento ma sul mutuo rispetto. Prima di
incominciare comunque è utile sottolineare un concetto molto importante che ci
permetterà di comprendere le realtà di strutture che si sono succedute nei
secoli sulle sponde del fiume Lambro: un fiume e la sua valle formano un
paesaggio, cioè una realtà fisica con una storia sociale, economica, di
rapporti produttivi, che si riflette nelle forme fisiche del territorio, nella
specificità delle strutture rurali, nei manufatti, nei rapporti architettonici
ed ambientale. Detto questo possiamo incominciare. Il Lambro aveva una
importanza rilevante già in epoca romana quando veniva utilizzato come canale
navigabile. Formava con il Po un sistema navigabile attraverso il quale si
poteva raggiungere l'Adriatico e quindi i porti orientali. Tracce della presenza
romana sono infatti riscontrabili nelle strade imperiali nelle istallazione di
alcuni centri lungo il letto del fiume. Nel lodigiano è ancora visibile il
reticolo delle "centuriato". Tuttavia sono gli ordini monastici cistercensi ed umiliati attorno al XIII secolo a valorizzare maggiormente il
territorio intorno al Lambro con vaste opere di bonifica e di riorganizzazione
del suolo agricolo. A tutto ciò contribuì il perfezionamento dei sistema delle
marcite e l'applicazione del sistema idraulico del Lambro alle macine. Lungo i
canali vengono infatti costruite le chiuse o levate d'acqua ed installati i
mulini con le loro ruote, prima di legno poi di ferro, azionate dal salto
dell'acqua. Nel tratto di pianura della fascia fluviale sorgono abbazie a noi
note come quella cistercense di Chiaravalle e quelle umiliate di Viboldone, di
Monluè e di San Pietro in gessate nei pressi di Linate (ora scomparsa). La
presenza del fiume costituisce anche una barriera difensiva naturale rinforzata
dai castelli che sono sorti nella zona. Col tempo l'agricoltura si sviluppa
grazie soprattutto al perfezionamento della rete dei canali. Questo viluppo
porta, ad iniziare dalla metà del seicento, ad una organizzazione formata da
aziende agrarie a base industriale grazie anche all'apporto di capitali iniziali
estranei all'azienda al fine di ricavarne capitali di interesse. La generale
riorganizzazione del territorio si svolge parallelamente ad una riorganizzazione
operativa con creazione di ampie
proprietà (fondi) amministrate da un organismo che ha il suo centro nella
" cascina ". Nello stesso tempo la posizione favorevole della valle
del Lambro nella brianza porta alla nascita di una zona di villeggiatura della
nobiltà milanese con la creazione di varie ville. La presenza del fiume porta
anche alla creazione di diversi opifici. Nel corso dell'ottocento abbiamo invece
la creazione di una tipologia di integrazione tra attività industriale e
residenziale.
Con l'avvento
della ferrovia poi abbiamo una estensione delle prospettive commerciali di tutta
la zona grazie anche all'afflusso di diversa manodopera. Nella valle del Lambro
viene progettata alla fine del secolo scorso la Monza-Barzanò che sarà
successivamente prolungata fino ad Oggiono. Contemporaneamente abbiamo la
creazione del canale Villoresi che collega il Ticino , il Lambro e l'Adda.
All'inizio del XIX secolo viene realizzato il Parco di Monza la cui presenza
inciderà profondamente sulla fisionomia del paesaggio della valle e
sull'assetto dell'area metropolitana milanese. Realizzato su decreto imperiale
di Napoleone (1805) allo scopo di farne una tenuta modello, dove si potessero
sperimentare le più varie colture ed al tempo stesso praticare la caccia, il
parco include territori dei comuni di Monza, Vedano e Biassono inglobando uno
dei tratti più suggestivi del Lambro, che i progettisti consideravano un
elemento essenziale nel disegno dell'area verde. Molto tempo dopo il comune di
Milano realizzerà, più a sud lungo il fiume, altre due zone a verde pubblico:
il parco Lambro ed il parco Forlanini. Il Lambro poi caratterizza i centri
storici di due importanti città del milanese: Monza e Melegnano. In Monza il
fiume si divide in due rami. Quello secondario (Lambretto) fu fatto costruire
da Gian Galeazzo Visconti per cingere ad est la città medioevale e si
ricongiunge al ramo principale a valle dei castello presso i "Fugoni". Sia a Monza che a Melegnano il Lambro ha modificato il processo di
sviluppo dell'agglomerato urbano. Il ruolo svolto fino a qui dal Lambro è però
stato radicalmente cambiato negli ultimi cinquanta anni durante i quali il
fiume, a causa del processo di urbanizzazione e per lo sviluppo industriale
della zona, è diventato il recapito delle acque di scarico urbane ed
industriali. In uno studio compiuto nel 1896, l'ittiologo e naturalista Pavesi
descriveva la ricchezza di pesci che caratterizzava il corso d'acqua. Pavesi
enumerava una trentina di specie di pesci che negli ultimi decenni sono state
distrutte. Ma ancora fino a trentanni fa l'inquinamento del fiume presentava
sintomi lievi e non era tale da snaturarne le caratteristiche biologiche e da
comprometterne del tutto le facoltà autodepuranti. Negli ultimi anni man mano
che si scende verso Milano, e superata la città, si registra una diminuzione
del popolamento biologico fino a raggiungere la quasi completa distruzione. La
costante presenza di metalli pesanti, la carenza di ossigeno disciolto, i
veleni dispersi nelle attività industriali hanno fatto perdere l'originale
fisionomia
del fiume. Le sue acque irrigue sono ormai dannose per l'agricoltura.
Un altro
problema del Lambro è stato quello del suo arginamento contro le piene. Durante
l'epoca fascista un comitato coordinatore per le acque della provincia di Milano
pianificò di risolvere il problema mediante la regolazione dei laghi di Alserio
e di Pusiano e lo scarico nel lago di Pusiano di tutte le acque del torrente
Bevera che del Lambro è affluente. A causa della guerra i progetti furono
abbandonati.

CARATTERISTICHE
GEOMORFOLOGICHE DEL BACINO E DELLA RETE IDROGRAFICA DEL LAMBRO
Il
fiume Lambro nasce nel triangolo Lariano, precisamente dal monte Forcella.,
nella Valvassino, a 1456 m di altitudine. Percorre da nord a sud la pianura
del milanese immettendosi in un grande meandro del Po.
Il
bacino del fiume Lambro è di 1950 chilometri quadrati. Ogni anno riceve un
afflusso di acque piovane di 1450 millimetri (la media regionale è di 1250
millimetri). La sua portata media annua è di 63 metri cubi al secondo. La
portata massima, come in tutti i fiumi prealpini, è a maggio e novembre; il
minimo è toccato invece a febbraio ed agosto. Il suo corso si estende tra la
quota massima di 1456 m. e quella minima di 59 m. Confrontandolo con i due
importanti fiumi che lo fiancheggiano Adda e Ticino vediamo che il suo corso e abbastanza breve: 118,5
chilometri.
Le
caratteristiche tipiche del Lambro sono quelle di fiume prealpino. Possiede
infatti una direzione regolare, non influenzata da importanti evidenze
ortografiche o direttrici strutturali, una
portata
modesta per le dimensioni, variabilità e stagionalità delle portate data
l'assenza di ghiacciai nel bacino di alimentazione. La configurazione del
Lambro ci porta a stabilire la sua formazione in epoche assai recenti della
storia geologica della nostra pianura (durante la fusione dei grandi ghiacciai).
Dopo il progressivo ritiro dei ghiacciai nella pianura alluvionale, creatasi la
fitta rete di canali, è andata organizzandosi:
-
il sistema dei collettori del Consorzio alto
Lambro, con scarico a San
Rocco di Monza;
-
lo sfioratore del Naviglio della
Martesana, alle porte di Milano;
-
il sistema dei collettori dell'est Milano, con scarico in sinistra a
Peschiera Borromeo;
-
i colatori di Milano, tra i quali la Vettabbia e il Redefossi (che
convoglia anche le acque del Seveso) con scarico in destra a Melegnano;
-
il colatore Addetta con scarico in sinistra a
Melegnano; Il problema di
queste acque è il loro alto inquinamento che causa il deterioramento delle
acque del fiume Lambro e al quale si sta tentando di porre rimedio con un alto
dispendio di energie e risorse. Un altro problema delle reti artificiali è il
problema, essendo al servizio di aree intensamente urbanizzate, del rapido
afflusso di piene che potrebbero provocare allagamenti delle zone servite con
conseguenze immaginabili.
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