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Lo studio del sistema dei Navigli milanesi e pavesi
Lo studio del sistema dei Navigli milanesi e pavesi nasce nel quadro della pianificazione regionale e sovracomunale su iniziativa delle Amministrazioni comunali di Milano e Pavia. Due sono le leggi di avvio: la legge Regionale n. 2 del 1974, con la quale l'area lombarda della Valle del fiume Ticino, uno dei due fiumi alimentatori del sistema dei Navigli, viene compresa nel piano generale dei parchi naturali di interesse regionale; la Legge numero 51 del 1975 con la quale la Regione introduce misure di salvaguardia lungo le sponde dei laghi, fiumi e canali. In attuazione della legge istituti va del Parco Ticino nel 1980 veniva approvato il Piano territoriale di coordinamento del Parco del Ticino presentato dal Consorzio delle tre provincie e dei 46 Comuni interessati. Fu proprio durante la stesura di tale Piano che ebbe inizio la "riscoperta dei Navigli", la possibilità di recuperare le vie d'acqua partendo dal presupposto che tale sistema irriguo e navigabile alimentava un'area molto più vasta di quel la compresa nel Parco del Ticino con effetti rilevanti sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista ambientale per tutta la pianura compresa tra il Ticino e l'Adda. D'altra parte Milano, la città baricentro del sistema dei Navigli, il centro politico-economico che aveva originato e realizzato nel corso dei secoli il sistema stesso, assumendo l'iniziativa di questo studio rendeva esplicita l'inversione della sua politica urbanistica. Non si prevede più di chiudere e asfaltare i rami dei Navigli interni al la città come era stato fatto dalla fine del secolo scorso in avanti ed in particolare negli anni trenta quando si copri la cerchia interna, ed ancora fino al 1969 quando si chiuse l'ultimo tratto di via Melchiorre Gioia sul Naviglio Martesana. Cosi pure l'Amministrazione Comunale di Pavia si è subito resa conto di avere sottovalutato, nell'ambito della propria politica urbanistica di valorizzazione del patrimonio artistico, storico e architettonico, una delle più preziose opere idrauliche d'Europa presenti in un centro storico. E' questo "diverso" comportamento politico-urbanistico e l'avvio della politica territoriale regionale che crea le condizioni per la realizzazione di questo studio. Ma quale è lo scopo di questo studio ? E' innanzitutto quello di effettuare una approfondita indagine storico geografica, rilevare lo stato di fatto dei Navigli nel contesto territoriale e le previsioni urbanistiche comunali e sovracomunali relative; analizzare le funzioni originarie e quelle residue e sulla base di tali indagini e analisi avanzare proposte di recupero, utilizzazione e nuovi usi del sistema dei Navigli milanesi e pavesi. oltre che per la funzione irrigua attualmente in atto anche per quelle funzioni decadute come la navigazione e la produzione di energia, e per quelle nuove ipotizzabili e compatibili con le precedenti. Lo studio è stato articolato in sei parti: le prime tre riguardano l'origine e la formazione del sistema e delle sue funzioni, l'evoluzione e la decadenza del le funzioni in Milano e nel territorio, la descrizione delle funzioni residue, lo stato di fatto dei Navigli e del loro contesto così come si presenta oggi; la quarta e la quinta parte riguardano le proposte monofunzionali e plurifunzionali dei Navigli nel contesto territoriale, le potenzialità derivanti dallo stato della pianificazione e le relative proiezioni territoriali; la conservazione dei Navigli,la loro valorizzazione in relazione alle acque e all'agricoltura, alla navigazione, alla produzione di energia, all’itticoltura ed al loro uso per il tempo libero; la sesta ed ultima parte traccia i profili degli architetti idraulici, elenca le cartografie tecnico-idrauliche consultate e riporta, suddivisa anche per settori, un'ampia rassegna bibliografica delle fonti. I responsabili degli studi operativi si sono avvalsi di consulenti di pianificazione e di altre discipline (geologia, agricoltura, idraulica, trasporti) nonché di esperti nel campo della produzione di energia e dell'itticoltura. L'area oggetto dello studio è compresa tra i fiumi Ticino ed Adda e segue il corso dei cinque Navigli che costituivano il sistema dei canali irrigui e navigabili convergenti in Milano. Dopo la chiusura della cerchia interna, il sistema è stato diviso in due sottosistemi: il sottosistema ovest, Ticino/Milano/Ticino comprendente il Naviglio Grande, il Naviglio di Bereguardo e quello di Pavia: il sottosistema Adda/Milano/Lambro comprendente il Naviglio di Paderno e della Martesana. Ad essi si aggiungono i canali irrigui non navigabili -a Nord il Villorsi dal Ticino all'Adda, a Est/Sud-Est la Muzza dall'Adda all'Adda, che completano la nervatura di base della rete di corsi d'acqua artificiali che rende la pianura milanese, pavese e lodigiana una delle maggiori aree irrigue e agricole produttive del paese. In quest'area che interessa | ||||||||||||||||||||||