| Progetti di 4 D Home Acque nel milanese N a v i g l i
Capitolo 1° - Presentazione del sistema dei navigli Milano è al centro di una fascia di territorio compresa tra i fiumi Ticino ed Adda, grandi vie d'acqua che scendono dai laghi prealpini (Maggiore e di Lecco), lambiscono Pavia e Lodi e si versano nel Po. Già al tempo dei Romani furono costruite varie opere idrauliche; arginature, acquedotti, canali di bonifica sopperivano in diversa misura ai bisogni della città e delle campagne. L’Insubria, così si chiamava allora questa parte della Lombardia, divenne famosa per la sua fertilità: vi si praticava già l'irrigazione dei terreni coltivati a prato. Con le invasioni dei barbari le opere irrigue caddero in disuso, molte zone della provincia si ricoprirono di boschi e in molte parti vi erano acque stagnanti, brughiere e terre incolte. Nella prima metà del X secolo i monaci cistercensi (Chiaravalle) riattivarono l'irrigazione, recuperarono gli antichi acquedotti, come nel caso del cavo Vettabbia, e rettificarono il Ticinello, un fossato di frontiera che i milanesi avevano derivato dal Ticino per difendersi da Pavia. All'inizio del XIII secolo, oltre le acque del Ticino, anche quelle dell'Adda furono artificialmente incanalate a scopi irrigui nel canale della Muzza. Fu l'epoca in cui si diffuse fra i proprietari residenti in pianura la consuetudine di lasciare scorrere nei propri terreni le "altrui acque" utilizzandole anche per muovere le ruote idrauliche: mulini, caseifici e opifici sorgevano infatti lungo i corsi d'acqua. Oltre alle funzioni difensive, irrigue ed energetiche, i canali vennero utilizzati anche come vie di navigazione. Il ricinello, prolungato fino al fossato difensivo di Milano, svolse questa nuova funzione a cui corrispose un nome nuovo: il Naviglio detto Grande, definito, già nell'ottocento, " il primo canale navigabile del mondo Moderno" . Per trasportare i marmi di Candoglia sul Naviglio, fino ai piedi della fabbrica del Duomo, si perfezionarono le conche. Ma non sempre le innovazioni andarono a favore della popolazione: il Navigliaccio venne aperto a spese pubbliche ma servì ad irrigare, con l'acqua del Naviglio Grande, il Parco del Castello di Pavia a solo vantaggio di Galeazzo II. Nel 1457 Francesco Sforza fece costruire il Naviglio della Martesana per collegare l'Adda a Milano e, tramite la cerchia dei Navigli della città, l'Adda al Ticino: fu il primo canale programmato in funzione della navigazione e della irrigazione dovuto all'architetto idraulico Bertola da Novate. Allo stesso architetto venne commissionato anche il cavo di Bereguardo, derivato dal Naviglio Grande a Castelletto di Abbiategrasso, anch’esso studiato oltre che per l'irrigazione delle campagne per la comodità della corte di raggiungere il castello di Bereguardo. Lo studio si estese anche al Naviglio di Pavia, ma le difficoltà di superare il dislivello tra il terrazzo e il fiume ne impedirono il completamento. In questo periodo di grandi realizzazioni idrauliche giunse a Milano Leonardo. Anche se egli non fu l'inventore delle conche, ne perfezionò la tecnica ed impiegò per primo, nella lettura e nello studio dei corsi d'acqua, la prospettiva a volo d'uccello. Dopo di lui Giuseppe Meda, architetto, idraulico e pittore, incaricato di rendere navigabile l'alto corso dell'Adda per collegare Milano al lago di Como, progettò il Naviglio di Paderno e ideò il castello d'acqua cioè un "sostegno" o "conca in grado di affrontare salti eccezionali. Ma sia il Naviglio di Paderno che quello di Pavia saranno resi navigabili soltanto tra la fine del '700 e l'inizio dell'800: sarà l'arciduca d'Austria Ranieri ad inaugurare la più estesa linea di navigazione interna italiana, quella che ancora oggi viene definita sistema dei Navigli Milanesi e Pavesi. | ||||||||||||||||||||||