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N a v i g l i

Capitolo 2° – Riassunto storico

Si racconta che duemila anni or sono, calò giù dalle Alpi una certa razza di gente bracata, la quale, vivendo di caccia e di rapine, venne qui a piantare il suo accampamento di Maggio, detto Mayland, da cui Milano. L'accampamento di Mayland venne collocato proprio su quell'ultimo lembo dell'altipiano lombardo che raccoglie i cento rigagnoli che scendono dalle boscaglie della Brianza e che andavano nei primi tempi a gettarsi alla rinfusa :dall'Olona, la quale allagava allora, insieme al Lambro, tutto il basso piano lombardo sino al Po. Quel popolo semi selvaggio non pensò mai, di impiegare quelle acque ,ad uso di difesa, ma si accontentò di proteggere il suo povero clan con un semplice giro di siepi di biancospini detti Handgar, di cui si ha tuttora vivo il ricordo nell'antica via degli Aildegari. Giunse però un tempo in cui quei rigagnoli qua e là fluenti, dovettero impiegarsi a proteggere la nostra città fattasi grande durante la dominazione romana, ma poi decaduta per le replicate invasioni dei popoli barbari. Le cento torri romane che la cingevano erano state in gran parte diroccate da quelle orde devastatrici. Bisognava supplire diversamente alla pubblica difesa isolando la città col circuito delle sue acque. - Milano si accinse a quest'opera urgente, quando fu costretta a combattere da sola quel grande colosso della Germania, che era, come sapete, il Barbarossa. Fra i tanti rigagnoli spiccavano da sovrani due torrentelli detti, l'uno il Seveso e l'altro il Nirone. Essi lambivano le antiche mura romane nella parte più alta della città. Era necessario fare circolare possibilmente le acque anche nella parte inferiore della città che rimaneva indifesa. All'antico perimetro di Milano romana erano a quell'epoca già stati aggiunti nuovi corpi di edifici importanti, denominati i Corpi Santi della città. Ivi sorgevano quattro illustri basiliche dedicate a sant'Ambrogio, a San toremo, a San Na,"aro, ed a Santo Stefano, I Mi- lanesi vollero difendere anche questa parte nuovissima della loro città, seguendo- tutta la lunga linea che incominciava appunto dalla prima delle quattro basiliche e giungeva sino all'ultima, Intorno ad esse innalzarono innanzi tutto a modo di improvvisi baluardi dei terrapieni. Si fecero quindi convergere le acque del Seveso in un unico punto verso la chiusa di San Michele. Queste acque convogliate vennero fatte discendere sotto il ponte delle Pioppette in modo da proteggere l'intera linea fortificata dei terrapieni. Allo sbocco delle acque verso lo scaricatore della Vettabbia ,vi era una torre nella quale si tenne un presidio di armato e si impiegò la caduta delle acque per far muovere gli ordigni e lo ami da combattiment dando così origine al Mulino delle ami. Da " NAVIGLIO Strenna del Pio istituto dei Rachitici di Milano, 13B6 anno VI ,tratto dal brano di Giuseppe Sacchi dal titolo "Il Naviglio battagliero". 

Il primitivo fossato di cinta del la Milano romana, non navigabile, formato dal Seveso, percorreva un tracciato corrispondente alle vie Montenapoleone, Durini, Verziere ,Delle Ore, Pecorari , P. da Cannobbio, Maddalena, Cornaggia, Stampa; traversava la Via Circo, e passando esternamente alla Via Cappuccio, proseguiva per l'attuale Via Nirone, Magenta, S. Giovanni sul Muro, Largo Cairoli, Via Cusani, Dell'Orso, Monte di Pietà ,Porta Ticinese e Ludovica si scaricava nella Vettabbia. Ma le prime notizie cronologicamente documentate risalgono alla seconda cerchia dei Navigli, età in cui un fervore civico porta al concepimento di imponenti opere pubbliche. 

Nel 1155 Viene scavata la Fossa di Difesa di Milano da Mastro Guglielmo di Guintellino; la terra cavata è utilizzata a formare Bastioni ( i famosi "Terraggi")e nel 1157 Allo stesso Mastro viene affidato il compito di scavare il Ticinello, o "fossatum comunis Mediolani", canale divisorio dei territori di Milano e Pavia, allora ostili. I Milanesi, infatti, in previsione di un ulteriore attacco di Federico Barbarossa e dei Pavesi suoi alleati, si prodigano in grandi preparativi per fortificare e difendere il proprio territorio. Nel 1171 le opere difensive di Milano, distrutte dal Barbarossa, vengono ricostruite aggiungendo una chiusa tra Porta Ticinese e la Pusterla di S. Eufemia per regolare le acque della Fossa di Difesa il cui percorso corrispondeva alle vie Fatebenefratelli, Senato, San Damiano, Visconti di Modrone, Francesco Sforza, S. Sofia, Mulino delle Armi, De Amicis, Carducci, Piazza Castello, Via Pontaccioe. 

1179 Questa data suole essere indicata come quella della escavazione del "Navigium" (ossia Naviglio, in quanto navigabile), detto anche "Navigium de Gazano" o Navi glio Grande. Il Naviglio viene fatto derivare dal Ticino, riutilizzando il Ticinello, pres- so Tornavento e viene fatto scorrere in direzione sud-sud-est fino a Castelletto di Abbiategrasso e da lì è iniziato il nuovo tratto fino a Gaggiano. Nel 1183 è già stato scavato il Naviglietto di Porta Tosa che, staccandosi dal fossato civico, percorreva gli attuali corsi di Porta Vittoria, XXII Marzo e proseguiva fino a raggiungere il Lambro presso Mon lue. Nel 1187 il Naviglio Grande arriva a Trezzano e nel 1209 raggiunge la darsena di Porta Ticinese. Nel 1238/39 Federico II sta per calare nuovamente sulla città si decide di aumentare la portata del fossato difensivo e una presa integrativa viene fatta presso Turbigo. Rompendo le chiuse e disalveando le acque della Vettabbia, del Lambro meridionale e del Naviglio presso Ronchetto, i milanesi costringono Federico a ritirarsi. Nel 1245 si ha una nuova ritirata dell'esercito imperiale dopo il vano tentativo di guadare il Ticino. Tra il 1269/70 ,sotto la direzione di Mastro Garibatto, il Naviglio Grande viene finalmente reso navigabile allargandone il letto e sostituendo le chiuse stabili con "levate" e bocche nei fianchi. Nel 1323 Galeazzo Visconti fa costruire altri fossati difensivi attorno ai sobborghi, fra cui il Redefossi che ricevendo acque di varie rogge (e più tardi della Martesana) circonda i nuovi sobborghi da P.ta Nuova a P.ta Romana e da qui esce dalla città. All'epoca delle signorie risale l'importante invenzione tecnica delle conche. Il problema si pose per la prima volta all'epoca di Giangaleazzo Visconti quando si vollero far giungere i marmi provenienti dal Lago Maggiore fino in prossimità del Duomo. Nel 1359 Galeazzo II ,edificatore dei castelli di Milano e di Pavia ove si stabilisce ,ordina l'apertùra di un nuovo canale per condurre le acque dal Naviglio Grande a Pavia di irrigare il grandioso parco del castello. Il canale, detto Navigliaccio viene aperto nel 1365 a spese dalla popolazione: segue lateralmente la strada maestra di Binasco e sopra Pavia giunge alla bassa Valle del Ticino con notevole salto per cui non poteva essere reso navigabile. Nel 1439 grazie all'invenzione delle conche con Filippo Maria Visconti, il Naviglio raggiunge finalmente il cuore di Milano. La prima conca utilizzata in Milano è quella di Viarenna, posta nella via denominata oggi Via Conca del Naviglio; essa viene attribuita a Filippo da Modena detto degli Organi ed a Fioravanti da Bologna, ingegneri ducali sotto Filippo Maria Visconti. La preziosa invenzione venne perfezionata e usata sempre più durante la Signoria, sia nelle opere idrauliche nuove, come nel completamento delle preesistenti. 

Nel 1457 Francesco Sforza affida la costruzione del Naviglio della Martesana a Bertola da Novate. Derivato dall'Adda a Concesa con una presa separatrice delle rapide acque del fiume, il canale supera il corso del Molgora mediante il primo ponte canale costruito a tre archi di notevoli dimensioni. In un primo tempo il Naviglio detto anche piccolo si fermava al Seveso. Il Naviglio di Bereguardo, così chiamato per il nome "Bel riguardo" di una delle residenze estive preferite dai duchi di Milano, ha origini non del tutto chiare. Alcuni storici ne fissano la data di costruzione al 1457 e ne considerano l'artefice Bertola da Novate, tuttavia si è più propensi ad anticipare alla prima metà del 1400 la costruzione e la sistemazione, in funzione della navigabilità, di tale naviglio. Esso si dirama dal Grande a Castelletto di Abbiategrasso e raggiunge il Castello di Bereguardo dove gli Sforza usavano recarsi con la corte via acqua. 

1473 Galeazzo Maria Sforza emana disposizioni per costruire il Naviglio da Binasco a Pavia (per cui si suppone che il canale costruito nel 1359, fra Milano e Pavia, fosse incompleto: per alcuni si limitava al tratto Pavia Binasco, e per altri la navigazione si limitava al tratto Milano Binasco). Anche quest'opera viene affidata a Bertola da No'lrate. 1475 Si può andare da Milano a Pavia mediante barche trainate da cavalli: se ne deduce che vi fosse urta strada alzaia. Ma presto questo Naviglio cade in abbandono. 1496 Ludovico il Moro dà ordine di congiungere il Naviglio della Martesana con la cerchia interna mediante la costruzione delle conche dell'incoronata e di S.Marco perfezionate da Leonardo da Vinci. 1500 Dall'inizio del 1500 vengono studiati vari progetti per mettere Milano in comunicazione col lago di Corno: la soluzione 

Lecco/Adda/Martesana viene promossa da Francesco I di Francia a cui nel 1515 è stato ceduto il Ducato da Massimiliano, figlio di Ludovico il Moro, morto prigioniero dei francesi. I problemi tecnici di navigazione dell'alto corso dell'Adda sono studiati da Bartolomeo della Valle e Benedetto da Missaglia con il progetto di un canale che dipartendosi dall'Adda a località Tre Corna, vi scorresse parallelo fino alla Rocchetta (Canale di Paderno). Nel 1519 il progetto definitivo viene presentato e si iniziano i lavori. Nel 1521 si ha la sospensione dei lavori a causa della guerra fra Francesco I e Carlo V. Francesco II Sforza, vincitore ridusse le spese per i lavori idraulici salvo quelle necessarie al miglioramento delle conche. 

Nel 1549 Ferrante Gonzaga per ordine di Carlo V edifica i bastioni ed in tale occasione le acque dell'Olona che giungevano alla Fossa interna tramite il canale della Vetra vengono condotte lungo il piede del bastione a formare la Dar sena di P.ta Ticinese. Nel 1571 iniziano i lavori di restauro e ampliamento del canale Martesana e si provvede ad accrescere la massa d'acqua. Le spese per i lavori vengono sostenute con la vendita anticipata della quantità d'acqua in eccesso, rispetto alle necessità della navigazione. 1574 I lavori di ampliamento della r1artesana sono ultimati. Proprio in questo periodo l'ing. Meda riprende il progetto del canale di Paderno applicandovi, per ovviare ai dislivelli, l'invenzione del "castello d'acqua", arditissimo sistema di conche con salti notevoli. 

Nel 1576 una pestilenza diffusa determina la sospensione di tutte le attività amministrative e pubbliche. Nel 1585 una piena straordinaria del Ticino distrugge la chiusa originaria del Naviglio Grande. Grave è il danno per le campagne e notevole la perdita per le attività artigianali dipendenti dalle ruote idrauliche alimentate dai corsi d'acqua. L'ing. Meda cura i lavori di rifacimento della chiusa in modo da garantire e facilitare l'incanalamento dell'acqua. Nel 1590 c'è finalmente l'approvazione del Francia e Spagna al progetto del canale di Paderno e nel 1591 iniziano i lavori, ma la morte del Meda, nel 1599 porta all'abbandono per un lungo periodo dell'opera. Altrettanto accadde al progetto di ripristino del Naviglio di Pavia (progetto anch'esso rielaborato dal Meda)iniziato nel 1601 dal governo del conte di Fuentes e tosto abbandonato. Nel 1603 viene ampliata da Alessandro Bisnati la darsena di Porta Ticinese, si costruisce e si rende navigabile il primo tratto del canale di Pavia e si dà inizio a varie opere lungo tutto il percorso. A questo punto dell'impresa viene allestito sul tratto praticabile un magnifico Bucintoro e viene condotto il Governatore col suo seguito. In tale occasione è anche posto all'imboccatura del canale un monumento commemorativo, il "Trofeo", con la sua pomposa epigrafe. L'opinione pubblica dopo l'insuccesso dell'iniziativa, affibbiò al canale e alla prima conca i nomi di Naviglio Fallato e di, Conca Fallata. 

Nel 1611 un decreto del Contestabile di Castiglia successore del Conte di Fuentes interrompe l'opera. In seguito viene abbandonata la navigazione anche sul primo tratto, ed il canale riprende la sua vecchia funzione irrigua. Tale periodo dura fino al 1713 (trattato di Utrecht), quando si ricominciano a studiare i problemi idrografici, primo fra essi quello di Paderno riproposto dal Ministro di Maria Teresa d'Austria: Nel 1773 viene approvato il progetto del Frisi e nel 1777 la nuova via navigabile viene solennemente inaugurata. Dopo gli austriaci e la rivoluzione Francese nel 1805 Napoleone decreta finalmente anche la costruzione del Naviglio Pavese affidandola al matematico idraulico Brunac e  agli Ingg. Giussani e Giudici. Nel 1809 viene compiuto il primo tratto fino a Rozzano e 1815 ritorna la dominazione austriaca. Nel 1816 la direzione generale acque e strade autorizza la ripresa delle opere, stabilendo che queste vengano eseguite a spese dello Stato. Sul finire dell'anno, si raggiunge la città di Pavia. Nel 1819 l'Arciduca Ranieri inaugura la scala di conche e il collegamento continuo via acqua dai laghi al mare.