| Progetti di 4 D Home Acque nel milanese N a v i g l i
Capitolo 3° - Morfologia del territorio attraversato dai navigli La formazione e lo sviluppo di questo sistema di canali navigabili centrato su Milano è stata favorita e condizionata dalla situazione geografica e geomorfologica in cui la città si inserisce. Essa si colloca infatti in un'ampia fascia di territorio fertile e pianeggiante, formato dall'accumulo dei materiali che l'erosione ha strappato alla giovane catena alpina, e che i torrenti ed i ghiacciai hanno trasportato a valle, fino a colmare l'ampio braccio di mare che separava le Alpi dagli Appennini. In questa vasta distesa che dalle pendici prealpine attraverso le dolci colline moreniche della Brianza, giunge sino al Po’, solcata da due grandi fiumi come il Ticino e l'Adda, si snoda una fitta rete di corsi d'acqua minori tra i quali taluni, come il Lambro, il Seveso e l'Olona, sono caratterizzati da un regime fluviale e da una valle incassata, gli altri di minore entità, a carattere prevalentemente torrentizio, si in tercalano con valli più modeste a quelli principali. Tra questi si ricordano da est ad ovest il torrente Trobbia, il Molgora, il Nirone e il tura. A questa grande disponibilità d’acqua superficiale si aggiunge l'ancora maggior ricchezza delle acque fluenti nel sottosuolo, che essendo costituito da depositi ghiaioso sabbiosi di natura alluvionale, è sede di una successione di falde acquifere separate tra loro da livelli argillosi impermeabili. Due di tali falde più superficiali, vengono a giorno dando luogo a due allineamenti di sorgenti di aspetto assai tipico denominati "fontanili". Situati l'uno a nord e l'altro a sud di Milano e sviluppati per tutta la larghezza della pianura questi allineamenti di sorgenti sono all'origine della fertilità del milanese. In questa situazione naturalmente favorevole si è inserita l'opera dell'uomo, modificandola a suo vantaggio sia attraverso la deviazione del corso dei fiumi e dei torrenti che lambivano Milano e che sono stati fatti defluire all'interno della città per servire alle necessità della pulizia, delle attività artigianali e dell'agricoltura, sia attraverso lo scavo di canali di raccolta delle acque stagnanti o dei reflui di fogna della città, sia infine attraverso la costruzione di grandi e piccoli canali di irrigazione, ed in particolare dei Navigli che adducevano le acque dei due fiumi maggiori verso la pianura e contemporaneamente venivano a creare una via di comunicazione tra la città di Milano e le più importanti vie d'acqua. L’andamento e lo sviluppo di questo sistema ha dovuto adeguarsi alle condizioni morfologiche del territorio caratterizzate essenzialmente dalle incisioni vallive dei due fiumi principali e dalla continuità della pianura in cui si articola la maggior parte del tracciato. Lungo le incisioni vallive del Ticino e dell'Adda si snoda il tratto iniziale dei due canali principali del sistema, rispettivamente il Naviglio Grande e il Naviglio Martesana. Il Ticino ha tutto l'aspetto di un fiume maturo con una valle ampia, spazzata da un corso meandreggiante con fianchi sufficientemente aperti anche se con dislivelli notevoli, fino a 50 m., spesso intercalati da terrazzamenti intermedi. In questa situazione quindi il Naviglio Grande percorre un tratto della valle, seguendo ed addolcendo l'andamento delle scarpate e risalendo agevolmente lungo il fianco della stessa utilizzando rotture di pendio, passando da pendenze dell’ 1% o lungo il piede a 0,2% in corrispondenza del ciglio del terrazzo. In questa morfologia sufficientemente aperta s'è resa possibile la costruzione attorno al canale di strade alzaie,. collegamenti viari, ponti e strutture viarie lungo tutto il percorso. Ben diverse sono le caratteristiche della valle dell'Adda, nel tratto iniziale del Naviglio Martesana. Infatti l'Adda nel tratto sublacuale almeno fino a Cassano, presenta aspetti giovanili, con un corso incassato in una valle piuttosto angusta, che si apre solo dopo la confluenza con il Brembo e in sponda sinistra. La consistenza del Ceppo, conglomèrato che affiora lungo la valle, ha determinato le forme e la ripidità delle scarpate. Per costruire il canale si è dovuto quindi scavarne il corso nel fianco della valle, sfruttando piccole rotture di pendio e conquistando con riporti e sostegni lo spazio per realizzare la strada alzaiare è risultato un tracciato rigidamente vincolato alla morfologia della scarpata, senza possibilità di divagazioni e con accessi assai limitati. Situazione morfologica simile ha il Naviglio di Paderno d'Adda, studiato e realizzato per rendere navigabile quel tratto più a monte dell'Adda in cui il fiume, ancora in fase erosiva, ha un profilo di fondo irregolare con rapidi e bruschi dislivelli. Superate le scarpate principali di Ticino e Adda, il Naviglio Grande e il Naviglio Martesana scorrono al piano campagna con andamento subrettilineo fiancheggiati generalmente da alzaie o strade; lo stesso vale per i canali di Pavia e di Bereguardo che scorrendo da nord a sud scaricano le acque del sistema dei navigli l'uno nelle campagne l'altro nel Ticino. Per questi ultimi, che tagliano la pianura secondo la direzione di massima pendenza, resta da superare lungo il percorso un dislivello di alcune decine di metri prima di giungere ad affacciarsi sul la valle del Ticino dalla sommità del suo terrazzo. Il superamento di questo ultimo salto ha costituito per secoli l'ostacolo al completamento del sistema, realizzato solo agli inizi del secolo scorso con la costruzione di una serie di conche allo sbocco del Naviglio Pavese. | ||||||||||||||||||||||