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"AMISTAD"

Regia: Steven Spielberg. Interpreti: Anthony Hopkins, Morgan Freeman, Matthew Mc Conaughey, Djimon Hounsou. Cinema Universal - Chieri. Se continuate a starnutire, vi riempite di pastiglie e tossite giorno e notte potete essere contenti: primo, avete una buona scusa per una settimana di mutua, secondo potete farvi portare il caffè a letto da vostra moglie (o marito, ovviamente a seconda dei casi), terzi siete di gran moda o come si usa dire, davvero trend, visto il periodo bonchilitico - acquatico che sta attraversando il cinema. 

Titanic spopola a più non posso con il suo naufragio, Tornatore sta per fare uscire "La leggenda del pianista sull'oceano", Spielberg si occupa pure lui di navi in Amistad. Lasciati i dinosauri del parco giurassico, torna agli albori della storia americana: anno 1839, gli schiavi sono in viaggio dall'Africa verso il Nuovo Continente a bordo di una nave chiamata Amistad (traduzione: Amicizia, alla faccia del nome). Riescono a liberarsi uccidendo i membri dell'equipaggio e l'imbarcazione alla deriva finisce sulle coste americane. Non è l'inizio della libertà: al contrario vengono trascinati nuovamente in catene in un tribunale con l'accusa di omicidio. Davanti alla loro vicenda, finiscono per scontrarsi i sostenitori della schiavitù e coloro che invece vorrebbero abolirla. Nemmeno la sentenza assolutoria placa le polemiche: a sostenere la causa degli africani accusati interverrà allora con successo l'ex presidente John Quincy Adams, interpretato da Anthony Hopkins che per questo ruolo ha avuto una nomination all'Oscar. Ma non è il solo del film ad aver raggiunto questo primo traguardo (per il secondo, la mitica statuetta dorata, occorrerà attendere il verdetto della giuria): la precisione e la cura con cui Spielberg ha realizzato Amistad hanno portato anche alle nomination per i costumi e la fotografia. Primo film realizzato per la propria (almeno per un pezzo: i soci sono tre) casa di produzione Dreamworks, Amistad non rappresenta però una prima volta di Spielberg in viaggio a ritroso nelle vicende americane legate alla questione razziale. Il precedente è del 1985: "Il colore viola".