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Le navi da guerra e le tattiche degli ammiragli ateniesi

Il primo a comprendere l’importanza bellica di una flotta numerosa fu l’ateniese Temistocle: durante la seconda guerra persiana, nel 480 a.C., seguendo l’oscura profezia di un oracolo di Delfi, egli fece costruire cento trireme da guerra, con le quali riuscì a sconfiggere i Persiani a Salamina e, l’anno successivo, a Micale.

Il numero delle navi costruite da Temistocle era sorprendentemente alto, soprattutto se si pensa che prima di quel momento la flotta di Samo, uno dei maggiori centri navali del mondo greco, non superava le quaranta unità. I risultati diedero ragione allo statista ateniese: per quasi un secolo, la capitale dell’Attica rimase l’incontrastata regina dell’Egeo e la potenza della flotta ebbe un influsso determinante sulla politica espansionistica di Atene.

Lo scafo della trireme era leggero e privo di ponte; lungo quasi quaranta metri e largo soltanto sei metri, era più sottile di quello delle navi mercantili. La prora era molto più alta della poppa; era curva, a forma di falce, con un rostro di bronzo. Durante la notte o con il mare cattivo le triremi non navigavano e restavano all’ancora in un porto o vicino ad una spiaggia; la velocità massima che si poteva raggiungere, con l’aiuto di una vela di forma quadrata, era di circa sei nodi; l’albero maestro poteva essere abbassato, per rendere più facili e sicure la manovre dei rematori e del timoniere.

La tattica di assalto più frequente era il cosiddetto diekplus: la flotta che attaccava, che era di solito la più numerosa, lanciava le navi alla massima velocità cercando di penetrare negli spazi tra le navi nemiche con l’intenzione di spezzare i loro remi e, di conseguenza, impedire qualunque manovra. Spesso lo scopo di questo assalto era anche quello di colpire con la prora il fianco o la poppa della nave nemica, per sfondarla e affondarla.

La tattica di difesa corrispondente al diekplus era il periplus, una rapida manovra di conversione che permetteva alla flotta attaccata di evitare l’assalto e di attaccare a sua volta i fianchi delle navi della flotta nemica.

Quando il diekplus non era possibile, le due flotte si schieravano una di fronte all’altra, si avvicinavano e tentavano l’arrembaggio: la battaglia navale si trasformava così in una normale battaglia terrestre, condotta dalle opposte fanterie su questa o quella nave. L’arrembaggio era solitamente preceduto da un’azione di disturbo come il lancio di giavellotti, sassi o altre armi.

Uno dei grandi ammiragli della flotta ateniese fu Formione, vissuto nella seconda metà del secolo V a.C. e famoso soprattutto per le vittorie che ottenne in inferiorità numerica contro i Corinzi, all’inizio della guerra del Peloponneso adottando nuove tattiche di guerra come l’anastrofe, “aggiramento”.

Trireme ateniese

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