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Giappone - Port Moresby - Abruzzo -   Titanic - New York

Giappone:

il mare ha inghiottito un’isola

L’onda assassina sollevata dal terribile sisma devasta anche le coste delle penisola coreana e della Siberia

Luglio 1993. Il Giappone è in lutto, sconvolto di fronte al disastro che si è abbattuto sul Nord del Paese. Nel dopoguerra, nessun altro terremoto ha mietuto un numero così alto di vittime. Secondo un primo provvisorio bilancio, i morti accertati sono almeno 72 e oltre 100 i feriti. Ma l’elevato numero di dispersi, circa 170, potrebbe portare a circa 240 vittime e il bilancio finale del sisma che ha fatto registrare una magnitudo di 7.8 gradi della scala Richter. Il terremoto ha causato frane, incendi e ha innescato una spaventosa onda di maremoto. I danni maggiori sono stati causati proprio dal “Tsunami”  che si è abbattuto sulle coste dopo la scossa iniziale. Prima che l’allarme della guardia costiera potesse raggiungere la popolazione, l’onda si è abbattuta sulle coste Ovest dell’isola di Hokkido e delle aree di Tohoku e Aumori, nel nord dell’isola di Honshu, spazzando strade, case, ferrovie, e a tratti interi villaggi, con cavalloni fino a dieci metri. Alla prima scossa ne sono seguite oltre cinquanta di intensità minore durante la notte nella giornata successiva. In termini di danni, nella storia del dopoguerra, il sisma è inferiore solo a quello che colpì il nord di Honshu nel 1983, ma il bilancio delle vittime, allora, fu di 104 persone. ”é uno spettacolo terrificante” ha commentato il primo ministro Myasawa che ha visitato la zona più colpita. I danni sono gravissimi soprattutto nell’isola di Okushiri, una zona turistica al largo delle coste di Hokkaido, che è stata praticamente spazzata via dal mare. L’isola è molto vicina all’epicentro del terremoto individuato alla profondità non meglio precisata sotto il fondo del Mar del Giappone. A Okushiri, che si trova sulla linea geologica dove la placca del Nord America preme su quella del continente eurasiatico e che è pertanto esposta ai sismi, sono morte almeno 43 persone. Soprattutto anziani, ma anche un vigile del fuoco accorso a prestare aiuto. Un hotel è stato travolto da una frana che ha seppellito 35 persone e finora dalle macerie sono stati estratti cinque cadaveri. Centinaia di case sono sprofondate nelle voragini apertesi nel terreno o sono state distrutte dalle fiamme, mentre altre centinaia sono state inondate. ”La terra ha continuato a tremare con dei boati a intervalli di dieci venti minuti e ogni volta la gente correva all’aperto -ha raccontato alla televisione un maestro di Okushiri- centinaia di persone hanno cercato riparo nella palestra di una scuola che ha resistito al terremoto. Molti altri hanno preferito trascorrere la notte intorno a dei falò improvvisati. Gli abitanti superstiti dei villaggi sulla costa vagano senza darsi pace sul bagnasciuga, alla ricerca di congiunti dispersi. Nella vicina isola di Shimamaki sono state segnalate 14 vittime, tutte travolte dalle onde del maremoto che anche qui ha spazzato via centinaia di abitazioni. Stando a fonti del centro di soccorso istituito a Tokyo dal governo centrale, 15 porti sono stati danneggiati dal sisma che ha lasciato senza corrente elettrica 28.000 abitazioni. Il maremoto ha inoltre strappato dall’ancora circa 300 pescherecci. L’onda dello “Tsunami” ha colpito anche le coste della Corea e della Siberia dove si registrano tre dispersi.

Tratto da “Il corriere della Sera”,14 Luglio 1993.

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Maremoto, apocalisse nel Pacifico

PORT MORESBY:Più di mille morti.

Dove c’erano sette villaggi, c’è ora una distesa di sabbia, mista a detriti e relitti, lunga trenta Km . Poco più in là il mare, il responsabile della catastrofe:   è stato, infatti, uno Tsunami il maremoto, ad abbattersi sulla costa nordorientale della Papua-Nuova Guinea, spazzando via persone e cose con un’onda alta 10 metri. I sette villaggi contavano da cinque a diecimila abitanti prima del disastro. I sopravvissuti, temendo una nuova ondata,sono fuggiti nell’interno portando con se i feriti.Quelli più fortunati sono stati trasportati in elicottero nell’ospedale della vicina città di Aitape o nelle missioni cristiane della zona.Le ricerche degli elicotteri sono state sospese per l’oscurità notturna,quando ancora si udivano lamenti e vane richieste di soccorso. Le speranze di salvezza dei superstiti sono affidate alle pattuglie di soldati inviate nell’area da Aitape e da Port Moresby. Sono questi gli effetti del maremoto,noto col termine giapponese di Tsunami,che si è abbattuto sulla costa di quell’isola lontana e primigenia che si trova a nord dell’Australia e a est dell’Indonesia.La gigantesca onda è stata generata da un terremoto sottomarino di magnitudo 7 della scala Ricter che -secondo l’osservatorio sismologico della Papua Nuova Guina- si è verificato verso le dieci   (ora italiana), probabilmente nei pressi della montagna sommersa detta di Torricelli.Dopo sette minuti circa lo Tsunami si è abbattuto sulla costa.La zona più colpita si trova a occidente delle cittadina di Aitape: lì il maremoto ha investito in pieno quattro villaggi: Sissano, Warapu, Arop e Maloi. Le autorità parlano di totale devastazione. E i testimoni confermano.”Ho sentito un rumore enorme, mostruoso. Era come un aereo che stesse decollando – ha raccontato Rob Parer, un uomo d’affari che vive nel Paese da circa 44 anni e che aveva la sua abitazione proprio sulla spiaggia-, d’un colpo le case hanno cominciato a tremare e sono state subito dopo colpite da una forza immane che ha proiettato dappertutto uomini, donne, bambini, risucchiandoli in mare”. Le notizie sono ancora molto frammentarie,per la difficoltà di raggiungere la zona, abitata da circa 5000 indigeni.”Calcoliamo che i senzatetto siano 3000”, ha dichiarato alla radio australiana il missionario padre Austin Trepp, uno degli organizzatori dei soccorsi.”Gran parte delle vittime -ha detto- sono bambini morti affogati. A Warape non è rimasta in piedi una casa,ci abitavano in 1800. Lo stesso ad Arop, che contava 1800-2000 abitanti: è rimasta solo la sabbia. La maggior parte delle case erano capanne costruite con legno di alberi di cocco in riva al mare, ma vi erano anche case in cemento. “Di un edificio in cemento armato non è rimasta che la piattaforma”, afferma il padre cattolico Austin, mentre un altro sacerdote, Augustin Kulmana, afferma di avere visto tre interi villaggi che avevano 7500 abitanti completamente distrutti. Peter Tavun, coordinatore delle operazioni, ha definito disperata la situazione delle popolazioni.

Tratto da "Il corriere della sera".

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Quando l'Adriatico assali' le coste d'AbruzzO

In Giappone lo chiamano Tsunami: è il maremoto,un flagello spesso causa di catastrofi per molte popolazioni costiere.

La spiegazione: Un fenomeno naturale che viene innescato da movimenti tellurici: le onde che generano i maremoti infatti traggono origine da terremoti o frane sottomarine. In seguito al movimento di grandi corpi rocciosi avviene uno spostamento di enormi masse d’acqua, che provocano onde che possono viaggiare anche per migliaia di Km. I maremoti si possono formare anche quando l’energia viene emessa da un sisma di debole intensità,a patto che abbia una certa durata. In tal caso si formano onde sismiche lunghe, che trasmettendosi alla massa d’acqua sovrastante portano alla formazione di onde che avvicinandosi alle coste diventano veri muri d’acqua.In Italia: Anche noi abbiamo dovuto fare i conti con un maremoto. 

21 giugno 1978: l’Adriatico “impazzisce”a causa di un movimento franoso sottomarino, collegato al terremoto che aveva colpito la Grecia poche ore prima. Il mare oscillò tra le due sponde come l’acqua contenuta in un catino, sottoposta a brusche sollecitazioni. Sulla costa abruzzese,da Termoli a Martinsicuro, e su quella dalmata si formarono onde alte fino a sette metri. All’improvviso,dopo una bassa marea, l’acqua diventò sempre più impetuosa, travolgendo stabilimenti balneari, ferendo gravemente decine di persone. I geologi spiegarono così il fenomeno: nell’Adriatico c’è una faglia che divide la piattaforma marina, nella quale sono accumulati detriti che formano una “montagna” dall’equilibrio instabile. Il movimento sismico provocò una frana delle faglia, che mise in moto le onde anomale.

Da "Il corriere della sera"

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Titanic

Il piu' grande transatlantico affondato dopo una collisione con un iceberg

Si parla di molte vittime

Londra 15 aprile notte

Il più grande piroscafo del mondo, il transatlantico Titanic, durante il suo primo viaggio, ha urtato contro un iceberg ieri sera a 270 miglia da Capo Race (Terranova) e secondo le ultime notizie comincia ad affondare sebbene i costruttori affermino che i compartimenti stagni di cui è fornito sono perfettamente costruiti che l’affondamento completo del piroscafo è impossibile. La prima notizia del disastro giunse a Londra nelle prime ore del pomeriggio, poi, di ora in ora, altri particolari arrivavano diffusi immediatamente da speciali edizioni dei giornali. Una grande ansietà si era diffusa nel pubblico, ma scomparve quando un telegramma annunciò che tutti i passeggeri erano in salvo e che un altro grande transatlantico, il Virginia, era giunto a prestare soccorso e si era ancorato a poca distanza dalla grande mole del piroscafo. Il mare era calmo. Più tardi un altro telegramma annunciò che il Titanic era ancora a galla e anzi veniva rimorchiato dal Virginia verso Halifax. Però la parte anteriore dello scafo affondava lentamente. Solo mercoledì scorso il Titanic, orgoglio della compagnia White Star Line, salpò maestosamente da Southamptom verso New York salutato sulla spiaggia da un’immensa folla di persone. Pareva un’isola galleggiante, una città che si muovesse sulle onde. Era così immane il piroscafo che uscendo dal porto il rigurgito potente delle sue eliche spezzò gli ormeggi di un altro transatlantico il New York. Ma un disastro lo aspettava per una causa inattesa. Quest’anno vi è una quantità di iceberg sulla rotta dei transatlantici che vanno verso New York. Già parecchi piroscafi ne sono rimasti danneggiati. Ieri sera verso le 22, le 4 del mattino dell’Europa centrale, il Titanic urtò contro un iceberg. Immediatamente un radiotelegramma lanciò per l’oceano il segnale di soccorso. Trenta minuti più tardi un altro radiotelegramma del Titanic annunciava che, poiché il pericolo di affondamento si faceva sempre più imminente, le donne che erano a bordo, per ordine del comandante avevano già preso posto in battelli di salvataggio pronti ad essere calati in mare, che per fortuna era calmo. D’un tratto le comunicazioni radiotelegrafiche cessarono, e non si è ancora accertato per quale ragione. Ma già un transatlantico, il Virginia, che navigava al momento del disastro a 200 miglia di distanza, ricevuto il primo disperato messaggio, si era diretto a tutto vapore verso il Titanic. Subito dopo un radiotelegramma del Virginia, diffuso a New York e a Londra, dava la lieta notizia che tutti i passeggeri erano in salvo. A bordo del Titanic navigavano 2358 persone di cui 350 passeggeri di prima classe, 305 di seconda, 800 di terza e 903 persone dell’equipaggio. Fra i passeggeri di prima classe vi erano molte persone ben note nel mondo finanziario americano e nell’alta società inglese. Fra gli altri il notissimo direttore della “Review of review”, William Stead, e il colonnello Astor, cugino del famoso miliardario. Così, secondo le ultime notizie l’immane piroscafo si avanzerebbe affondando grado a grado, verso il porto di Halifax. Potrà procedere abbastanza  rapidamente per giungere in porto prima che la coperta sia sommersa? Secondo un telegramma dell’ultim’ora il vasto galleggiante di ghiaccio contro cui il Titanic cozzò è quello stesso che in questi ultimi giorni ha danneggiato tre grandi transatlantici: il piroscafo francese Niagara, che ebbe la chiglia squarciata in due parti, il Lord Cromer e il Kura. La massa di ghiaccio è immensa, lunga una settantina di miglia e larga la metà. é di una grandezza fenomenale per quella latitudine, e la sua presenza in prossimità di Terranova si deve alle anomale condizioni del clima che regna quest’anno in quelle plaghe.Poco dopo l’arrivo del Virginia, altri due transatlantici, il Baltic e il Carpatic, accorsero affianco della nave pericolante. Così tutti i passeggeri e l’equipaggio furono tratti in salvo. Il comandante del Titanic è il capitano E.Smith, un vecchio lupo di mare considerato come il miglior marinaio che viaggia sui grandi transatlantici.Egli comandava prima l’Olimpic, il piroscafo che nello scorso settembre urtò contro un incrociatore inglese. L’incidente odierno che segue così da vicino quello dell’Olimpic, induce nel dubbio che gli enormi piroscafi che di recente le grandi compagnie armatrici inglesi e tedeschi vanno costruendo,siano forse male adatti ad attraversare l’oceano. I giornali pubblicano a questo proposito opinioni di vari periti in ingegneria navale, i quali giungono concordi alla conclusione che la mole dei piroscafi non può nuocere durante la navigazione, anzi costituisce un vantaggio da tutti i punti di vista. Il Titanic è senza dubbio un miracolo di ingegneria navale. Si è già detto che esso è in pratica insommergibile poiché 100 compartimenti stagni mossi dalla elettricità con la semplice pressione di un bottone si chiudono ermeticamente impedendo all’acqua di penetrare nelle varie parti dello scafo. L’enorme vascello stazza 46328 tonnellate. È lungo 257 metri e largo 33. Nel salone da pranzo di prima classe più di 500 passeggeri trovano posto nel medesimo tempo. Vi sono saloni decorati in tutti i più artistici stili: sale da fumare decorate in stile Luigi XV, magnifiche verande, ristoranti, caffèsaloni da ricevimento, una sala da concerto, una sala da ballo, una biblioteca, un’immensa sala di ginnastica, un’enorme piscina con acqua di mare. Ha i soprapponti d’acciaio ed è mosso da macchine potentissime di 46000 cavalli-vapore che gli imprimono una velocità di 21 nodi all'ora. L'elica del piroscafo è la più grande che sia mai stata costruita e pesa 100 tonnellate.  

Il Titanic affonda

675 persone salvate

Londra, 16 aprile mattina

L’agenzia Reuter riceve da New York in data 15 aprile ore 20,20 (ore 2,20 del 16 per l’Italia):

“E’ stata comunicata dalla White Star Line la seguente nota:il capitano Haddock dell’Olimpic manda un messaggio radiotelegrafico annunciante che il Titanic è affondato questa mattina alle 2,20 dopo che tutti i passeggeri e l’equipaggio avevano preso posto nei battelli di salvataggio e erano stati trasferiti a bordo del Virginia. Il vapore Carpatic con a bordo parecchie centinaia di passeggeri del Titanic fa ora rotta verso NewYork.”

Mezz’ora dopo la stessa agenzia Reuter riceveva queste altre notizie:

New York,ore 20,45:

“Lo steamer Olimpic annuncia che il Carpatic è arrivato all’alba sul punto ove sperava di trovare ancora il Titanic, ma non ha trovato che dei rottami e poche imbarcazioni. Lo steamer Olimpic annuncia inoltre che il Titanic deve essere affondato verso le 2,30 del mattino a 41.16 di latitudine e 50.14 di longitudine.Tutte le imbarcazioni del Titanic – continua il dispaccio – sono state ritrovate. Circa 675 persone fra passeggeri e uomini d’equipaggio sono salve. I passeggeri salvati sono quasi tutti donne e fanciulli.”

La White Star Line ammetterebbe che vi sono molte vittime.

Il Californian sta ora compiendo ricerche nei paraggi della catastrofe. Il Carpatic condurrà i sopravvissuti a New York.

Tratto da “Il corriere della sera”,anno 1912

La fonte non ci risulta attendibile,ci limitiamo a riportare i fatti come descritti nel giornale d’informazione dell’epoca.

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  Un'immane pozzanghera dove correva il MississippI

New York

La piena è cominciata nel Minnesota, lo Stato in cui il Mississippi nasce, e poi si è estesa a Sud, mentre le piogge la alimentavano incessantemente. E man mano che scendeva, il fiume andava perdendo la sua conformazione, il suo letto non era più identificabile e ora la visione dell’intero Midwest americano è quella di un’immensa pozzanghera che comprende Wisconsin, l’Illinois, lo Iowa, il Missouri, l’Arkansa, la Louisiana e perfino il South Dakota, lontano centinaia di miglia. All’inizio, cioè una decina di giorni fa, gli abitanti di quella regione dicevano che sì i danni erano seri e i rischi erano gravi, ma tutto sommato questo eccesso di pioggia era benvenuto rispetto ai due anni di siccità subiti nel ’91 e ’92 e costati milioni di dollari. Ora è emergenza totale. Si tratta della più grave inondazione che la storia di quella regione ricordi. I morti sono finora almeno una ventina, i danni si calcolano in miliardi di dollari, le famiglie senza tetto sono 30.000, le case distrutte quasi 10.000. A Des Moines, nello Iowa, la situazione è resa ancora più grave dal fatto che l’alluvione ha messo fuori uso il sistema di canalizzazione, per cui non c’è acqua da bere, non ci si può lavare, non si può usare il bagno. “Vi immaginate 250.000 persone in queste condizioni?”, diceva il senatore Tom Harkin, che è stato avversario di Bill Clinton per la “nomination”democratica ed ha qui la sua base elettorale. Gran parte della popolazione di Des Moines si aggira smarrita nelle “skywalk”, sorta di tunnel costruiti all’altezza del secondo piano e che collegano molti palazzi del centro. Sono stati costruiti per difendersi dal freddo, che da quelle parti raggiunge livelli siberiani. Ora quei tunnel sono l’unico tetto di cui molti dispongono e dalle sue vetrate si vede nient’altro che un’immensa distesa d’acqua. Dopo l’assalto di domenica, la piena si era un po’ ritirata. Molta gente era tornata a casa, se non altro per fare il conto delle devastazioni subite, ma l’arrivo di un nuovo, interminabile temporale ha costretto tutti a fuggire di nuovo. La stessa scena di devastazione si presenta a Kansas City, che nonostante il nome si trova nel Missouri,a Davenport,a St. Louis,a Jefferson City. E le previsioni dicono che il peggio non è ancora passato. Nei prossimi giorni le piogge continueranno con la stessa intensità ed altre zone verranno colpite, la gigantesca pozzanghera è destinata ad allargarsi. L’arrivo dell’acqua a Sioux Falla, la città del South Dakota dove è sepolto Toro Seduto, era considerato una cosa assolutamente eccezionale data la distanza dal Mississippi, ma, in base alle previsioni che si fanno, Sioux Falla è destinata ad essere “attraversata” dalla piena, diretta a sommergere altre zone. Finora, gli acri allagati sono oltre 2.000.000. Anche New Orleans, la città del Mississippi per antonomasia, è destinata ad essere colpita. Per ora, il livello del fiume è rimasto un paio di metri al di sotto di ciò che gli argini possono sopportare. Ma se le previsioni risulteranno esatte quel livello è destinato ad essere superato, con conseguenze tremende per l’affollatissima città e soprattutto per tutta la sua zona “nera”, che già ieri ha avuto alcuni principi di allagamento. Clinton ha deciso di accorciare la sua già breve vacanza. Invece di restare alla Hawaii fino a domani, come previsto, ha deciso di recarsi oggi nelle zone colpite dall’alluvione. Ieri pomeriggio non si conosceva ancora il suo preciso itinerario, ma probabilmente lo si vedrà a Des Moines, che rimane comunque la città più colpita. L’altro ieri c’è stato il suo vice, Albert Gore. Lo si è visto percorrere in canoa le strade della città e lo si è sentito promettere l’immediata applicazione della legge federale per la ricostruzione (quella che garantisce tassi di interesse molti bassi sui prestiti necessari alle riparazioni) ed anche un contributo speciale di 2.000.000.000 di dollari. È quasi il doppio di ciò che era stato deciso in precedenza, ma un po’ tutti i governatori degli stati colpiti hanno già detto che rispetto alle necessità si tratta di una somma irrisoria. In vista del peggio che deve ancora venire, si lavora disperatamente ad accumulare terra sugli argini del Mississippi e degli altri fiumi della regione e a gettare migliaia di sacchetti di sabbia. Ma che si tratti di una lotta impari è chiaro a tutti. È stato calcolato che nelle città colpite il livello raggiunto dalle acque è stato mediamente di quasi il doppio di quello abituale. In pratica, non c’è notizia di qualche argine d’emergenza costruito nei giorni scorsi che abbia tenuto. Nel loro amore per le tabelle, i giornali americani che riportavano il numero dei morti, dei senza tetto, delle case distrutte, alla voce “argini che hanno ceduto” ponevano un disperante 100%. E i sacchetti gettati nei giorni scorsi erano stati 18.000.000. Puntuali come sempre, in questi casi, si sono fatti  vivi gli sciacalli. Ieri a Des Moines ne sono stati arrestati nove,sorpresi a rubare nelle case abbandonate che erano riusciti a raggiungere con delle canoe. E altrettanto puntuali si fanno le iniziativa pittoresche, come quella di un piccolo buisnessman di Des Moines al quale proprio il giorno prima dell’alluvione era stato consegnato il nuovo computer che gli è costato tanto. Per salvarlo, ha costruito una zattera di fortuna, ce lo ha messo sopra e ha percorso a nuoto svariati km trascinandosela dietro, fino a un luogo asciutto. La gente di quelle parti, del resto, ha imparato da tempo a convivere con le alluvioni, anche se la gravità di questa ha scioccato molti. Gli anziani, nella loro vita, ne hanno viste almeno una decina. “Sono una sfida perenne” dice uno. “Questa volta ha vinto l’acqua, ma l’anno prossimo vincerò io.”

Tratto da”La stampa”, 14 luglio 1993 mercoledì

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