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Progetti di 4 D     Home     Acque pericolose

DA QUANDO L’UOMO SI è AVVENTURATO PER I MARI, SONO NATI RACCONTI DI MOSTRI MARINI TERRIFICANTI NASCOSTI NEGLI ABISSI DEGLI OCEANI. DI KARL SHUKER

In un giorno d'agosto del 1910 W.J. Hutchison stava solcando il mare in barca insieme a Suo padre e Suo cugino nei pressi delle Isole Orcadi, al largo della costa settentrionale della Scozia. Era una bella giornata di sole e il mare era quasi piatto. Improvvisamente, non lontano da loro, alcune balene uscirono dall'acqua e filarono a gran velocità. I tre erano attratti dallo spettacolo, ma nello stesso tempo erano sconcertati: cosa poteva esserci di tanto terribile da far fuggire un branco di balene

La risposta non si fece attendere. Poco dopo il padre di Hutchinson, con una smorfia di incredulità indicò qualcosa in mare a meno di 150 metri di distanza. Hutchison racconta così la scena: “Guardai nella direzione indicata da mio padre e vidi una strana creatura che emergeva ben dritta dal mare; aveva il collo simile a quello di un serpente e una testa che assomigliava a quella di un cavallo o forse di un cammello Il collo, di colore marrone scuro con striature più chiare, emergeva di almeno 5 metri e mezzo dall'acqua e verso la sommità era molto esile e faceva apparire sproporzionatamente grande la testa scura; il collo si allargava verso la superficie dell'acqua, raggiungendo lo spessore del corpo di un uomo”.

Hutchinson voleva sparare alla bestia, ma suo padre lo bloccò. I tre stettero fermi, osservando per ben cinque minuti la strana creatura che poi s'immerse delicatamente senza sollevare neanche uno spruzzo.

 CLASSIFICAZIONE TRADIZIONALE

Sin dai tempi antichi esistono racconti di persone che dicevano di aver visto misteriosi mostri marini, quasi sempre serpentiformi, insomma di quelli che la gente chiama “serpenti di mare”. Si è sempre ritenuto che i mostri marini fossero di un solo tipo, i cosiddetti “grandi serpenti di mare” ma la diversità delle descrizioni è tale da ipotizzare varie specie di questi “mostri”.

Nel 1965 il criptozoologo francese Bernard Heuvelmans fece il primo tentativo di classificazione basandosi sulle segnalazioni giunte da ogni parte del mondo. Nel suo libro, I grandi serpenti di mare, ne individuò nove tipi. Fra essi aveva incluso il cosiddetto “collo lungo”, che sarebbe una foca dal collo allungato molto specializzata. C'era anche il cosiddetto “cavallo di mare” una foca dal collo più corto e dai grandi occhi, e altri tre tipi molto particolari che secondo l'autore erano Specie sopravvissute di archeoceto, cioè una balena serpentiforme ufficialmente estinta.

Secondo Heuvelmans c'erano anche una “super-anguilla”, cioè un'anguilla gigantesca o squalo anguilliforme, e il “padre di tutte le tartarughe”, vale a dire una tartaruga gigantessa. E ancora un “sauro marino”, termine che si adattava sia a un “mososauro” sopravvissuto (specie di lucertola marina), sia a un “coccodrillo di mare” - entrambi dati per estinti - e infine la “pancia gialla”, un animale dall'aspetto simile a un girino, non si sa bene se con caratteristiche di pesce o di anfibio.

SOLTANTO LEGGENDE?

Nel 1988 lo studioso di leggende tradizionali Michel Meurger avanzò l'obiezione, nel suo libro Leggende di mostri lacustri, che i vari tipi di mostri marini indicati da Heuvelmans riflettessero semplicemente i contenuti delle leggende dei cantastorie più che un’effettiva varietà di specie.

In seguito, nel 1996, Ulrich Magin, criptozoologo tedesco che da lunga data s'interessava di mostri marini, osservò che tutti i nove tipi di serpenti di mare enumerati da Heuvelmans erano stati segnalati nelle acque del lago di Loch Ness in Scozia. Poiché è estremamente improbabile che così tante specie diverse di mostri acquatici convivano in un solo specchio d'acqua, Magin concluse che la classificazione di Heuvelmans “era intuitiva e basata sul fatto che Heuvelmans aveva letto le sue fonti”.

A parte questi problemi resta comunque plausibile l'idea fondamentale di Heuvelmans, cioè che esistono vari tipi di serpente di mare. Basta prendere le più famose segnalazioni di mostri marini per vedere quanto siano differenti le descrizioni.

Uno dei “serpenti” di mare più segnalato è il cosiddetto “verme di mare”. Esemplari di questo tipo sono stati avvistati con regolarità da parecchi secoli nelle acque della Scandinavia settentrionale. Essi sono molto lunghi, simili a serpenti, ma si muovono ondulando su e giù il lungo corpo e non con movimenti ondulatori laterali; come fanno, i serpenti. Chi li ha visti tende a descrivere le loro spire ondeggianti come una serie di barili o boe che si muovono su e giù sulla superficie del mare.

I vermi di mare sono grigi o neri, hanno testa e occhi piccoli, tengono la bocca aperta, hanno. un collo lunghissimo, che mantengono dritto sull'acqua, e talvolta due piccole corna, o forse orecchie. In qualche caso c'è chi vede emergere dall'acqua la coda, simile a quella. di una balena, alla fine della lunga serie di spire. Un esemplare particolarmente impressionante fu avvistato parecchie volte a Heroy, in Norvegia, nella prima metà del XVIII secolo.

Animali simili sono stati segnalati anche nelle acque del Nuovo Mondo. Fra il 1817 e il 1820 attorno a Gloutester, nel Massachusetts numerose testimonianze dicevano che il serpente di mare assomigliava a “una lunga serie di boe sulla corda di una rete da pesca”. Più recentemente, dall'altra parte del continente, è stato avvistato un animale simile al largo della British Columbia, nelle acque attorno all'Isola di Vancouver. Chi lo ha visto descrive l'animale - soprannominato Caddy, per via della vicina Baia di Cadboro - lungo da dieci a venti metri, con una grande testa simile a quella di un cammello, un collo lungo e un corpo serpentiforme molto lungo.

CARCASSA SULLA SPIAGGIA

Una delle più famose segnalazioni è venuta da Owen Burnham, un appassionato della natura, il quale, il 12 giugno 1983, scoprì un'interessante carcassa di animale nella Gambia, sulla spiaggia dei Bungalow. Una volta arenate, le carcasse tendo no a decomporsi rapidamente, ma, secondo Burnham, questa non mostrava segni di decomposizione. Una pinna posteriore era quasi staccata dal corpo, ma, per il resto, non vi erano segni esteriori di danneggiamento. Mentre Burnham era intento a esaminarla, alcuni indigeni si avvicinarono e tagliarono la testa dell'animale con i macete quindi portarono via i resti sperando di venderli come un trofeo a qualche turista. Burnham non riuscì a salvare nessuna parte della carcassa, ma stilò una descrizione completa. L'animale - nero nella parte superiore e chiaro in quella inferiore - era lungo fra 4,5 e 4,8 metri, aveva due paia di pinne e una lunga coda. Le sue lunghe mascelle ospitavano 80 denti di forma conica. Si notavano due narici sulla mascella superiore. Balene e delfini non hanno narici ma un buco sul dorso e solo un paio di pinne.

I due tipi di animali che più assomigliavano al serpente di mare della Gambia si estinsero 60 milioni di anni fa. Uno è il pliosauro, specie di rettile plesiosauro marino preistorico caratterizzato da un collo corto e da grandi mascelle, e l'altro è il “coccodrillo di mare” o talattosuco. Forse qualche esemplare di questi rettili potrebbe essere sopravvissuto negli abissi marini fino a oggi, senza mai essere notato, tranne le pochissime volte in cui la carcassa andava alla deriva su qualche spiaggia?

NUOVI MONDI

Nel XX secolo sono state scoperte ben otto nuove specie di balene dotate di becco, due specie di marsovino (o porco di mare), due di delfino, nonché pesci straordinari di ogni genere, a proposito dei quali si è avuta, nel 1938, la “resurrezione” del celacanto, oltre alla scoperta, non più tardi del 1976, dello squalo dalle grandi fauci, uno dei pe­sci più grandi del mondo.

Nel 1977 una équipe scientifica a bordo del sottomarino americano Alvin scoprì una piccola comunità di animali in prossimità di alcuni sbocchi idrotermali dai quali veniva espulso materiale disciolto negli abissi oceanici vicini alle Isole Galapagos. Questa comunità non è mai stata esposta alla luce solare e ricava l'energia di cui ha bisogno da batteri che a loro volta traggono il nutrimento dalle reazioni chimiche che sì producono vicino agli sbocchi idrotermali.

Se creature simili sono sopravvissute negli abissi oceanici senza essere scoperte fino agli anni Settanta, c'è speranza che la scienza trovi uno o due serpenti marini per studiarli.

I SEGRETI DEI MARE

Gli annali della storia marinara sono pieni di segnalazioni di strani animali un po' dappertutto negli oceani. Gli scettici sostengono che si tratta di pura mitologia, ma la varietà delle descrizioni fa pensare, almeno in qualche caso, a un'origine misteriosa:

1) IL SERPENTE DELL'ISOLA HOOK: il fotografo francese Robert Le Serrec riferisce di aver visto un animale nelle acque poco profonde vicino all'isola di Hook, presso la Grande Barriera Corallina australiano. A quanto dice, era simile a un gigantesco girino senza arti, era lungo almeno 20 metri e sul fianco sinistro aveva una grande ferita. Come Le Serrec cercò di inquadrarlo, l'animale alzò la testa inducendolo ad abbandonare l'idea di filmarlo e ad allontanarsi velocemente. Quando tornò, di lì a poco, l'animale se n'era già andato, forse in acque più profonde. Secondo alcuni scienziati questa segnalazione non corrispondeva a verità, ma il criptozoologo Ivan Sanders pensa che Le Serrec abbia visto l'esemplare di una specie gigante di anguilla della palude, un tipo di pesce profondamente diverso da qualsiasi altro.

2) IL CADDY DEL CANADA: Nel 1995 Ed Bousfield, biologo presso il Royal British Columbia Museum, e l'oceanografo Paul Le Blond pubblicarono su Amaphipacifica una descrizione dei Caddy, battezzandone la specie non ancora identificato Cadborosaurus willsi. La descrizione si basava su quella che era ritenuto la carcassa di un esemplare giovane di Caddy, lunga circa 3 metri, recuperata nel luglio 1937 dallo stomaco di un capodoglio nell'arcipelago della Regina Carlotta. Nel 1936, sulla costa della British Columbia, era stato scattata la foto (a sinistra) di un animale ritenuto un Caddy. Secondo le testimonianze, il Caddy ha il corpo liscio, di colore grigio-argento, che si flette in senso verticale quando nuoto, disegnando una serie di cerchi o archi; ciò significa che non ha le gobbe segnalate sul dorso di altri serpenti di mare.

3) BALENE SERPENTIFORMI: Molti esperti identificano i serpenti marini che avanzano ondeggiando (come il Caddy) quali esemplari di un gruppo estinto di balene, gli archeoceti. é stato detto che questi animali, lunghi oltre 20 metri, flettono il corpo verticalmente. Per la verità, da studi recenti risulterebbe che il loro corpo è piuttosto rigido e non si flette, ma ciò non vieto di considerarli serpenti di mare. i resti fossili fanno pensare che si siano estinti 25 milioni di anni fa, qualche esemplare sopravvissuto fino a oggi, però, avrebbe potuto - in così tanto tempo - sviluppare notevoli differenze rispetto ai propri progenitori.

4) LO PSEUDOPLESIOSAURO DI STRONSAY: Può capitare che su qualche spiaggia remota si arenino delle carcasse “villose” che assomigliano ai plesiosauri, rettili marini preistorici dal collo lungo e con arti simili a pinne. La somiglianza trae in inganno e giustifica il nome di “pseudoplesiosauro”. Un esemplare tipico, nonché famoso ero il serpente di mare così sei zampe, dotato di una specie di criniera, arenatosi nell'ottobre 1808 a Stronsay, una delle isole Orcadi. Il suo “collo” lungo, anguilliforme, era illusorio in quanto la parte anteriore del corpo mostrava una spina dorsale covi vertebre quasi identiche a quelle dello squalo. La “criniera” ero dato dai raggi scoperti delle pinne triangolari, simili a quelle di uno squalo primordiale, e le zampe erano i resti di due paio di pinne e di due organi prensili (gli organi sessuali dello squalo maschio). C'è infine usi dato interessante che resto però misterioso: la carcassa era lunga 16,5 metri cioè 4,5 metri in più rispetto allo squalo primordiale.

5) MARY F E MORGAWR: Il piú famoso serpente di mare segnalato in Gran Bretagna è il "Morgawr" - termine dialettale, della Cornovaglia per “gigante dei mare” - il mostro della Baia di Falmouth. Il 5 marzo 1976, il giornate FaImouth Packet pubblicò una lettera firmata “Mary F” così la quale erano state mandate due foto di un animale grosso e scuro così delle gobbe sul dorso, un lungo collo ricurvo e una testa piccolo. Mary F - che non svelò mai la sua identità - sosteneva di averle scattate nel febbraio 1976 a Rosemullion Head, vicino alla Boia di Falmouth (riquadro). Le foto, esaminate da esperti, risultarono quasi certamente truccate. Ma non tutte le prove dell'esistenzo di Morgawr sono così sospette. Nel luglio 1985, la scrittrice Sheila Bird e suo fratello Eric poterono osservare bene Morgawr dall'alto di uno scogliera vicino alla Boia di Falmouth, inquadrando l'animale nel binocolo per parecchi minuti prima che si allontanasse al largo. Essi videro la suo pelle grigia, leggermente screziata, la testa piccola su un collo lungo, uno gravide gobba che spuntava dalla superficie dell'acqua e una lungo coda muscolosa che si scorgeva sotto il pelo dell'acqua. Secondo la loro stima, l'animale ero lungo cinque o sei metri.

L’INCONTRO DELLA DEADALUS

Il 6 agosto 1848, la nave inglese Deadalus stava facendo rotta fra il capo di Buona Speranza e l’Isola di Sant’Elena diretta a Plymouth, quando una gigantesca creatura marina si avvicinò alla nave. L’animale fu osservato dal capitano Peter M’Quhae e da alcuni marinai: la testa e il dorso emergevano di circa 1,2 metri dall’acqua; la lunghezza dell’animale fu stimata attorno ai 20 metri. Non furono notate pinne o altri organi di propulsione ma si calcolò che avesse una velocità di circa 20 Km/h. Il tronco dell’animale era di colore marrone scuro, mentre il collo era di colore giallastro tendente al bianco e sul dorso aveva una specie di criniera, a meno che non si trattasse di alghe marine.

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