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MATANGO IL MOSTRO

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(Matango, Giappone 1963, 90’, C)

Regia: Ishiro Honda. Sceneggiatura: Takeshi Shimura, ispirato al racconto "Una Voce nella Notte" di William H. Hodgson. Fot: Hajime Koizumi. Mus: Sadao Betsumya. Ef.Sp.: Eiji Tsuburaya. prod: Tomoyuki Tanaka. Toho. Con Akira Kubo, Hiroshi Koizumi, Yashio Tsuchya, Kumi Mizuno, Kenji Sahara.

Sette persone, cinque uomini e due donne, stressate dalla vita tumultuosa di Tokyo, partono su di uno yacht per una crociera. La nave fa naufragio nei pressi di un’isola nebbiosa, dove già un’altra imbarcazione è in secca. Una rapida esplorazione a bordo rivela che la nave è in realtà una sorta di laboratorio, dove si sta studiando un misterioso fungo chiamato "matango". Non c’è però traccia dell’equipaggio originario. Spinti presto dall’impulso della fame, i naufraghi scendono a terra e scoprono nel folto della foresta delle inquietanti distese di funghi. Una delle donne del gruppo assaggia il frutto del sottobosco, trasformandosi a sua volta in una creatura fungoide e attirando nella medesima trappola gli altri compagni. Uno dopo l’altro tutti si tramutano in orridi mostri eumiceti e ridacchianti nel bosco, assediando sullo yacht i due superstiti. Solo lo psicologo Murai (Kubo) riesce a scamparla, fuggendo dall’isola. Ritornato alla civiltà, viene rinchiuso in manicomio, dove rivela l’intera incredibile storia. Non viene creduto, mentre anch’egli comincia a mostrare i primi segni della metamorfosi, poiché segretamente si è nutrito del fungo mutante. Forse questo è il film più originale di Honda, con insoliti approfondimenti affatto disprezzabili. La fuga dalla società estraniante, l’arrivo in un incantato mondo pagano di apparente libertà dionisiaca, in realtà ugualmente omologante (tutti si trasformano in uomini-fungo, senza speranza), un evidente richiamo alla sessualità repressa urbana che si manifesta all’interno del bosco, il dubbio finale se tutto sia il parto della mente malata del protagonista sono spunti notevoli normalmente assenti nei fracassoni film di mostri alla Godzilla e company di Honda. L’atmosfera generale è indovinata e la scena nella foresta in cui si odono le risatine soffocate degli uomini-fungo è genuinamente terrificante. Ispirato al racconto di Hodgson, autore che ha saputo influenzare anche Lovecraft (e Honda ne sembra ben consapevole).