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"Niagara, Niagara"
113 minuti

La giovanissima Mercy (Robin Tunnery, brava almeno quanto Dustin Hoffman in Rain Man) è una ragazza di una famiglia piuttosto benestante, bella, una come tante della "tranquilla" provincia nord americana. Ma c'è un particolare nella sua vita, apparentemente piuttosto ordinaria: la sua malattia. La sindrome di Tourette è una disfunzione neurologica che porta chi ne soffre ad avere atteggiamenti imprevedibilmente violenti. Chi ne è 
affetto a stento controlla gli istinti che a poco a poco diventano più orrendi, buffi, incontenibili. I movimenti sono nervosi, il parlare è difficoltoso e "spezzato". E' come se la bella Mercy avesse una oscura violenza latente che si sprigiona progressivamente fino a trasformarsi, nel corso di crisi acute, in manifestazioni di vera e propria violenza.

Questa è la tremenda malattia di Tourette, che ha preso il nome dal suo scopritore, Olivier Saks. Mercy e il suo ragazzo, che ha conosciuto da poco, colgono il banale pretesto di cercare un giocattolo per partire e andare a Montreal iniziando un'avventura "on the road", in verità già vista, durante la quale i due giovani "sbandati" (un po' anche per necessità, visto che lei non ha le ricette per le sue medicine e nessuno intende vendergliele) scoprono la difficoltà e la frustrazione di non riuscire ad essere normali o almeno ad essere considerati tali all'interno di uno spaccato dell'America che ancora una volta è, per certi aspetti, tragicamente claustrofobico. Scoprono l'infamia e la lucida follia di chi non è 
afflitto dalla sindrome di Tourette ma che ugualmente gambizza il ragazzo perché ritenuto un drogato!

Lungo il cammino che li porta fino in Canada tra i due cresce energia, forse l'amore, un calore sulle note di una chitarra scordata. Diventa, il loro, un viaggio sempre più insensato, senza meta. Accolti e protetti da un vecchio che li raccoglie ai bordi della strada, lei lo ripaga, in preda ad un attacco, massacrandolo di botte.

L'epilogo è tragico, politico. Nel mondo dei normali non sono in molti quelli disposti a capire, a fare uno sforzo di avvicinamento, nei confronti di una malattia e di una condizione particolare e intrinsecamente antisociale. E così chi è più forte vince. Mercy è più debole e soprattutto impreparata a reagire o a calmarsi. Lei non può vincere. A Niagara l'acqua è in tempesta, le immense cascate sono montagne. Nessuna persona normale sarebbe disposta a gettarsi in quelle acque. Ma forse, là in fondo, quanta pace esiste. Una pace invisibile, ma certo non incomprensibile.
© 1998 reVision, Simone Porrovecchio