Le
guerre puniche e la conquista d’oriente
Quadro
storico
Fino
alla conquista dell’Italia meridionale, Roma non aveva mai avuto particolari
interessi marittimi, ma dopo la vittoria su Pirro Roma divenne la prima potenza
in Italia e una delle prime nel Mediterraneo; inoltre aveva un’organizzazione
statale, politica e militare assai più solida dei suoi rivali.
Il
passo successivo di Roma era quindi quello di uscire dal relativo isolamento dal
mondo italico, ancora marginale rispetto all’asse principale delle civiltà.
La guerra contro Cartagine era dunque solo una questione di anni.
Gli
schieramenti
Cartagine
Venne
fondata secondo la tradizione nell’814 a.C. da coloni fenici provenienti da
Tiro. I Cartaginesi detenevano il monopolio dei commerci con l’Africa e le
regioni atlantiche, e in particolare con la Spagna. La sua prosperità era tale,
che essa riuscì in pochi decenni a creare una fitta rete di insediamenti
militari e di porti in tutto il Mediterraneo occidentale. I loro grandi rivali
erano i Greci dai quali furono tuttavia sconfitti nel 480 a.C. sotto i colpi
degli eserciti di Gerone di Siracusa e di Terone d’Agrigento; solo più tardi
nel 406 a.C. riusciranno a espandere nuovamente il loro dominio in Sicilia.
Roma
Roma
all’epoca si presentava come una struttura nuova e articolata secondo il
sistema municipale che consisteva nell’immettere la popolazione degli stati
conquistati nella civitas romana. Erano inoltre nate le città federate
che dovevano combattere al fianco di Roma in caso di necessità.

Nave
romana a due ordini di remi
Le
fasi
La
I guerra punica (264 – 241 a.C.):
il primo teatro di scontro tra Roma e Cartagine fu la Sicilia, il casus belli
fu la richiesta dei Mamertini di essere ammessi alla Lega italica: Roma
accettando dichiarò indirettamente guerra ai Cartaginesi.
Il
primo scontro marittimo avvenne a Milazzo nel 260 a.C. e sancì la vittoria dei
Romani che vantavano una nuova tecnologia bellica, il “corvo”, cioè
un ponte mobile fornito di uncini che veniva calato sulla nave nemica per
impedir le manovre.
Nel
256 a.C. Roma prese l’iniziativa: il console Attilio Regolo sconfisse la
flotta nemica a Ecnomo e sbarcò a Tunisi. Regolo insuperbito dalla vittoria
chiese condizioni di pace inaccettabili quali la cessione della Sicilia e della
Sardegna e fu di nuovo guerra. Santippe riorganizzò l’esercito cartaginese e
a Tunisi annientò i Romani, la vittoria cartaginese fu anche favorita dal fatto
che le navi mandate in soccorso di Attilio Regolo non giunsero mai a
destinazione per le precarie condizioni di navigabilità dovute al tempo
atmosferico.
La
guerra si spostò nuovamente in Sicilia e nel 241 a.C. ad Egadi, per la terza
volta Cartagine fu distrutta
Dopo
una parentesi durante la quale Roma si assicurò nuove conquiste iniziarono a
nascere le premesse di un nuovo scontro con Cartagine, stavolta via terra con
Annibale
Annibale
in Italia: Annibale alla guida di 20000 soldati e 6000 cavalieri si
diresse verso l’Italia. Vinse presso il fiume Trebbia e presso il Ticino, nel
217 a.C. vinse l’esercito di Roma male organizzato nelle vicinanze del lago
Trasimeno e il 2 agosto del 216 a.C. sconfisse più di 70000 soldati romani a
Canne. Roma riuscì tuttavia, grazie a Scipione, a riprendersi presto anche per
l’atteggiamento di attesa tenuto da Annibale, occupò Siracusa, Capua e
conquistò Cartagine nel 210 a.C. Lo scontro decisivo si ebbe a Zama nel 202
a.C.: la vittoria arrise ai Romani.
La
III guerra punica e la sottomissione della Spagna: dopo la fine della
seconda guerra punica Cartagine aveva cessato di rappresentare una minaccia per
Roma, ma l’opinione pubblica romana era divisa tra chi voleva annientare un
nemico storico e chi voleva invece serbargli clemenza. Il Senato alla fine
decise di procedere militarmente, era il 149 a.C. Nonostante la netta superiorità
i Romani impiegarono tre anni per assediare definitivamente Cartagine; Scipione
l’Emiliano capo delle operazioni fu poi inviato in Spagna, qui nel 133 a.C.
distrusse Numanzia: anche la Spagna divenne una provincia romana.
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