| Imbarcazioni a vela
Nessuno sa quando, o dove, l'uomo inventò la vela, ma fu probabilmente un tentativo primitivo di imbrigliare una forza naturale e sfruttarla. L'esempio più antico di imbarcazione a vela viene dall'Egitto e risale al III millennio a.C. Le antiche imbarcazioni egiziane avevano una sola vela quadrata stesa fra due travi di legno: un pennone in alto e un boma in basso; potevano navigare solamente con il vento in poppa ma, poiché nella valle del Nilo il vento spira quasi sempre dal nord, questo permetteva loro di navigare controcorrente. Navigare con la corrente, infatti , non richiedeva una vela. Navigazione controvento Occorse del tempo prima che l'uomo capisse che le vele potevano essere fatte in modo da spingere una barca controvento -non direttamente nel vento, ma con un'angolazione inferiore ai 90°- ed è solo di recente che l'aerodinamica di queste vele è stata compresa . Le imbarcazioni a vela quadra del medioevo potevano navigare controvento solamente con un'angolazione di 90°, ed anche le più recenti vele quadre non possono navigare che ad un angolo di 70° circa. La vela di taglio, la cui estremità anteriore prodiera è fissata ad un albero attorno al quale può spostarsi lateralmente (come la vela latina del Mediterraneo e quella triangolare delle Bermude degli yacht moderni), può lavorare con un'angolazione di 45o rispetto alla direzione del vento. L'idea della vela di taglio sembra sia nata nell'Oceano Indiano da una modifica della vela quadra egiziana, nel III secolo d.C., ed ha aperto la strada alla vela latina dei "dhows" (sambuchi) arabi e alla vela al quarto incuneata della giunca cinese. La vela quadra, tuttavia, sopravvisse fino alla fine dei velieri commerciali perché, sui percorsi lunghi, con il vento in poppa aveva un rendimento maggiore della vela di taglio. I romani migliorarono l'attrezzatura egiziana aggiungendo il bompresso e una seconda vela triangolare, ma, come le imbarcazioni egiziane prima e quelle vichinghe più tardi, il timone consisteva in un lungo remo fissato alla poppa. I cinesi, invece, conoscevano il timone assiale e la bussola fin dal I secolo d.C. circa. Il primo permetteva di governare meglio ed era più robusto del remo; la seconda permetteva una navigazione fuori dalla vista della terraferma, senza il timore che le nuvole nascondessero la vista delle stelle. Queste due scoperte arrivarono in Europa soltanto negli ultimi anni dell'XI secolo ed ebbero conseguenze straordinarie nello sviluppo dei viaggi per mare. Sviluppo dell'imbarcazione e della vela L'imbarcazione a più alberi ebbe origine in Cina e l'idea arrivò in occidente al tempo di Marco Polo, nel XIII secolo. Prima di allora, i vascelli a doppia prua e con un solo albero furono usati largamente per il commercio in Europa e nel Mediterraneo. Alla fine del XV secolo le imbarcazioni a tre alberi erano diventate ormai un modello comune nelle acque europee. La caracca, larga e profonda, era un vascello mercantile assai diffuso come diffusa divenne in questo periodo anche la caravella, un vascello, più semplice e più leggero, usata soprattutto dai portoghesi. Era armata con vele latine, ma, qualche volta, l'albero di trinchetto era attrezzato con una vela quadra. Il galeone, che apparve alla metà dei XVI secolo, era un incrocio tra la pesante caracca e la affusolata galera veneziana. I galeoni avevano uno scafo più slanciato delle caracche e una poppa squadrata, mentre la caracca aveva due castelli sistemati a poppa e a prua. Il passaggio dalla caracca al galeone fu l’ultimo grande "salto" tecnologico per le imbarcazioni a vela. La differenza tra un galeone del XVI secolo ed un postale del XIX secolo, come la fregata Blackwall, era insignificante, sebbene le prestazioni di quest'ultima fossero di gran lunga superiori. La graduale evoluzione, già dei primi galeoni, comportò un aumento della misura e del numero delle vele, e l'introduzione della vela di straglio triangolare tra gli alberi e i fiocchi davanti all'albero di trinchetto. Dalla metà dei XVIII secolo in poi, le imbarcazioni a vela occidentali dettero luogo ad un'infinita varietà di armamenti: da due a sei e persino sette alberi, come nel caso della Thomas W. Lawson, tipica goletta con vele di taglio. Le ultime imbarcazioni a vela Un progresso di antica data è stato l'invenzione della chiglia, un lungo asse che si estendeva da poppa a prua sul quale veniva costruito lo scafo. Il più veloce, il più suggestivo, ma anche quello con vita più breve fra le grandi imbarcazioni a vela fu il clipper. Venne realizzato negli Stati Uniti intorno al 1820, e raggiunse l'apice della sua fama tra il 1850 e il 1860. Alla fine del secolo fu completamente dimenticato. Il clipper sacrificava tutto alla velocità. Era snello e leggero, con spazio limitato per il carico, mentre era dotato di, un'enorme superficie di vele. I suoi requisiti rispondevano alle necessità del tempo. Le corse all'oro della California e dell'Australia (1849 e 1851), il commercio del tè con la Cina, il trasporto della lana e dei cereali dall'Australia, facevano sì che queste merci dovessero percorrere grandi distanze ottimamente sopportate dai clipper che raggiungevano velocità elevate. L'avvento della nave a vapore, l'apertura del canale di Suez e le ferrovie transcontinentali fecero sì che i clipper divenissero mezzi poco economici. Furono rimpiazzati a navi mercantili più grandi, costruite in acciaio, nelle quali veniva data la precedenza a capacità di carico e ad accorgimenti che permettessero di limitare la mano d’opera, piuttosto che alla velocità. Malgrado il loro tonnellaggio maggiore (fino a 5800 t), non richiedevano un equipaggio superiore a quello dei clipper. Anche le navi mercantili sarebbero state poi superate da quelle a vapore. | ||||||||||||||||||||||