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Progetti di 4D Home Riti, miti e leggende sull'acqua Miti: Introduzione Il mito a colui che crede in esso si presenta quale rivelazione e conoscenza della realtà (B. Croce) Il mito ha esercitato nella storia della civiltà una funzione di grandissimo rilievo. In forma generalmente narrativa, esso fornisce una spiegazione e insieme una garanzia della validità degli elementi che costituiscono il patrimonio sociale, intellettuale e morale di una cultura: esso proietta, in un passato più o meno lontano, le esigenze psicologiche di una società umana, inserendole in un contesto sacrale che ne costituisce la legittimazione. Prodotto di una mentalità arcaica il mito è spesso dominato dal pensiero magico: le cose, gli animali, i fenomeni della natura vi appaiono animati e umanizzati e tutte le metamorfosi vi sono possibili; il mondo degli dei, degli eroi e degli uomini vi costituisce un tutto in cui sacro e profano agiscono in assoluta continuità. Tale continuità è ribadita dall’impiego del mito nel rituale: molti religiosi rappresentano la ripetizione nel presente di una vicenda mitica, spesso realizzata in forma drammatica. I temi che il mito può trattare sono estremamente vari: in primo piano stanno la nascita e le vicende degli dei, la creazione o la formazione dell’uomo e del mondo, l’origine di una realtà naturale o fisiologica o culturale o di particolari divieti. Esistono anche miti relativi a fatti che avverranno nel futuro: così il mito germanico del “crepuscolo degli dei”. Il mito si distingue dalla favola o dal romanzo non per diversità di contenuti, ma per un diverso atteggiamento della società nei suoi confronti: si ha favola o romanzo quando un racconto è presentato e accolto come opera di pura fantasia, mito quando esso assume un carattere sacrale e comporta una piena adesione di fede: il mito è innanzitutto verità. Ciò spiega come una vicenda che in una determinata società ha carattere sacro possa apparire altrove come semplice favola, una volta che sia venuta a mancare la struttura religiosa che gli dava quel carattere. Antiche vicende mitiche possono continuare a vivere passando nella categoria narrativa dell’epos, come è avvenuto per i rii dell’Italia pagana, che in epoca medievale furono rielaborati in forma epica, senza sostanziali mutamenti di contenuto.Lo stesso ciclo dei romanzi arturiani perpetuerebbe antichi miti celtici. Con un fenomeno che si potrebbe definire di evemerismo spontaneo, miti che abbiano perduto il contatto con la realtà sacrale che li ha ispirati possono essere interpretati come narrazioni storiche, venendo più o meno modificati in senso razionalistico: molti studiosi ritengono, ad esempio, che la più antica “storia” di Roma sia in realtà costituita per la maggior parte da narrazioni mitiche. D’altro canto esistono anche miti storici cioè narrazioni che hanno lo scopo di chiarire le origini e il passato di una città o di una famiglia o di un popolo, in genere con intenti celebrativi più o meno evidenti, e che possono presentarsi in forma perfettamente razionale: tale è, ad es., il mito di Enea che, fuggito da Troia, approda nel Lazio e dà origine alla famiglia Giulia. In questi casi è difficile distinguere il mito dalla leggenda. Questo tipo di miti ha spesso costituito una tentazione per gli storici, che in ogni tempo hanno cercato di isolare da essi nuclei di verità storica. I miti propri di una determinata cultura tendono a organizzarsi in cicli e spesso a costituire una mitologia più o meno coerente. In tali processi può intervenire l’opera di una classe sacerdotale, che accentra sul dio che essa venera o sul centro religioso in cui opera anche episodi mitici originariamente relativi ad altre divinità o elaborati in altri luoghi. Nella costituzione di una mitologia può invece intervenire, per una semplice esigenza di coerenza interna, l’opera di un poeta o di un letterato. È evidente che il risultato di un simile procedimento può essere più o meno artificioso, e che esso, affermandosi, porta alla sparizione delle varianti locali, che potrebbero essere di particolare valore per conoscere l’origine di un episodio mitico.In ambiente sacerdotale si rielaborano o si creano anche miti a carattere parafilosofico, destinati a interpretare con maggiore o minore sistematicità la struttura e l’origine dell’universo, dell’uomo ecc. …. Ciò conduce al problema dei rapporti storici tra pensiero storico e pensiero filosofico: in astratto essi sembrano escludersi a vicenda, perché, mentre il mito si presenta come tradizione da accettare dogmaticamente, la filosofia è approfondimento personale e metodico di una problematica; tuttavia, in pratica, si riscontra piuttosto una continuità fra questi due mondi, in quanto anche in contesti mitici si possono incontrare idee propriamente filosofiche e, per converso in sistemi filosofici possono sopravvivere concezioni mitiche. | ||||||||||||||||||||||