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Progetti di 4D   Home   Riti, miti e leggende sull'acqua

Miti:

Miti cristiani

Il diluvio universale

E Dio disse a Noè: “Ed ecco, io manderò sulla Terra il diluvio delle acque, per distruggere ogni carne che ha alito vitale. Tutto ciò che è sulla Terra perirà”. Nella cultura occidentale tutti conoscono il racconto della Bibbia e il ruolo di Noè: l’uomo scelto da Dio con il compito di perpetuare la specie umana dopo la distruzione del resto dell’umanità in un diluvio di proporzioni globali. La maggior parte delle mitologie di tutto il mondo riporta un evento del genere il cui tema centrale è un diluvio catastrofico in cui tutto il genere umano viene distrutto, a eccezione di un solo sopravvissuto. Molti studiosi e scienziati sono giunti alla conclusione che queste storie sono semplicemente miti. Altri, invece, non sono d’accordo e argomentano che la quasi universale esistenza di leggende simili fa pensare che migliaia di anni fa ci sia stata davvero una catastrofe naturale che interessò tutto il globo.

La ricerca del diluvio

Due degli scienziati che più recentemente hanno cercato di scoprire se il Diluvio biblico fu fatto storico sono Walte Pitman e Bill Ryan. I due concentrarono la loro ricerca sul Mar Nero e con grande sorpresa scoprirono che il livello dell’acqua si era abbassato di oltre 100 m. durante l’ ultima glaciazione. Questo grande “congelamento” isolò il Mar Nero dal Mediterraneo trasformandolo gradualmente in un lago d’acqua dolce. In seguito fra il 3000 e l’11000 a. C. , un prolungato riscaldamento del globo causò la fusione delle calotte polari e il livello degli oceani tornò a salire. Alla fine le acque del Mediterraneo sfondarono la barriera del Bosforo, irrompendo e inondando l’intero bacino del Mar Nero.

Pritman e Ryan avevano senza dubbio fatto un’importante scoperta geologica; ma avevano davvero scoperto i resti del Diluvio Universale descritto nella Genesi? Secondo molti test di laboratorio condotti su esemplari di materiale prelevato al letto del Mar Nero,l’alluvione che interessò questa zona avvenne attorno al 5600 a. C. Questa data però pone un problema: non esistono prove geologiche di un disastro naturale globale in questo periodo. In effetti le prove provenienti dalle altre parti del mondo dimostrano che il più recente disastro naturale globale avvenne diverse migliaia di anni prima della data indicata da Pitman e Ryan:fra l’11000 e il 12000 a.C., quando secondo molti scienziati, finì l’ultima glaciazione.

Distruzione globale  

Estinzioni in massa di un gran numero di specie animali sono state scoperte in Europa, in Asia, nelle Americhe e in Australasia: tutte avvenute attorno all’ultima glaciazione. Sotto la tundra gelata dell’Alaska e della Siberia, per esempio, alcuni scienziati hanno messo in luce resti preistorici. Non ci si spiega perché molte di queste specie, tipiche di regioni temperate, con climi più caldi siano finite tanto a nord, nel Circolo polare artico. Altre prove hanno rivelato che l’estinzione di quelle specie coincise con una violenta attività vulcanica e con una grandiosa alluvione. Una catastrofe come questa, di dimensioni globali e tanto indietro nel tempo, potrebbe essere la base da cui sono nate le antiche leggende sul Diluvio? La maggior parte degli esperti ha abbandonato questa idea, per il semplice fatto che le date non coincidono. Nella Bibbia risulta che il Diluvio Universale si sarebbe verificato attorno al 2500 a. C.: circa 7500 anni prima l’ultima catastrofe globale. La discrepanza delle date, aggiunta al fatto che gli Egizi non fanno menzione di alcuna alluvione, è per molti la dimostrazione che quell’alluvione non vi fu. Alcuni ricercatori, tuttavia, hanno contestato il metodo usato per datare il Diluvio di cui parla la Bibbia.

Evento celeste

Fino a poco tempo fa, la maggior parte degli esperti ha ipotizzato che il Diluvio avvenuto alla fine dell’ultima glaciazione sia stato causato da un disastro endogeno. Invece, secondo Sitchin, scrittore e studioso di lingue antiche, l’ unica forza capace di causare un cosi’ vasto sollevamento delle acque è stato un incontro ravvicinato con un corpo celeste di grosse dimensioni. Ma esistono nell’antichità testimonianze che un incidente del genere sia mai avvenuto? Traducendo un libro babilonese di circa 4000 anni fa, Sitchin scopri’ che il dio Maruk corrispondeva ad un pianeta noto ai Sumeri col nome di “Nibiru”. Dopo un ulteriore ricerca, apparve chiaro a Sitchin che la descrizione del dio babilonese Nibiru si adattava benissimo al cosiddetto Pianeta X, che oggi alcuni astronomi pensano possa essere esistito nel nostro sistema solare. Sitchin pensò che forse l’orbita del Pianeta X potrebbe essere passata tanto vicino alla Terra da provocare il Diluvio Universale per mezzo dell’attrazione gravitazionale che un pianeta esercita sull’ altro. Nel libro Divinità del nuovo millennio il ricercatore Alan Alford prende in esame la teoria di Sitchin, e fa notare che il Pianeta X dovrebbe essere passato troppo lontano per provocare il diluvio. Alford ipotizza che il Pianeta X potrebbe essere stato spinto vicino alla Terra da un allineamento degli altri sistemi solari, con conseguenze disastrose per la vita sul nostro pianeta.

L'arca di Noé

E’ una costruzione fatta dall’uomo, sicuramente è l’Arca di Noè”. Con questo sorprendente annuncio, nel gennaio 1994, Salih Bayraktutan, capo del dipartimento di geologia dell’Università di Ataturk, diede alla stampa mondiale la notizia del più importante ritrovamento nella storia dell’ archeologia. Se questa convinzione avesse poi trovato riscontro nella realtà, questa scoperta sarebbe stata la prima e la più eclatante prova che il racconto del Diluvio Universale era basato su un fatto storicamente avvenuto. Invece, la struttura rilevata non è altro che una formazione rocciosa a forma di vascello. La “nave” giace ad un’altezza di 2000 m. nelle alture dei monti Tendurek, nella Turchia orientale, a 28 km a sud del monte Ararat, il punto ritenuto più probabile come luogo dove si arenò l’Arca.

Avvistamenti dell’arca  

L’ “imbarcazione fossilizzata” fu avvistata una prima volta nel 1959, nel corso di una ricognizione aerea dell’Aeronautica militare turca. Nelle immagini riportate da questa spedizione non si vedono tracce di un vascello in quanto tale, però si nota una formazione rocciosa che mostra la sagoma di una imbarcazione. E’ interessante il fatto che la formazione rocciosa è lunga 157 m , misura che corrisponde quasi esattamente a quella di 300 cubiti riportata dalla Bibbia. Nell’estate del 1960, con il sostegno del governo turco, una spedizione auto nominatasi Fondazione per le ricerche archeologiche esplorò la località Durupinar. Ma, dopo i primi scavi, durante i quali, fra l’altro, fu fatta saltare parte della presunta formazione fossile con la dinamite, risultò che questa non era altro che un rilievo roccioso naturale.

Nell’estate del 1984, Ron Waytt, archeologo per passione, cercò di convincere il governo turco nonché i geologi e gli “arcaologi” a riprendere le ricerche. Wyatt raccolse un gran numero di elementi di prova in grado di dimostrare, secondo lui, che l’Arca si trovava proprio a Durupinar. Fra questi c’erano, a quanto diceva lui, una mensola di metallo e un frammento di roccia che Wyatt riteneva legno fossilizzato: due oggetti che supponeva facessero parte del ponte dell’Arca. Wyatt dichiarò inoltre che nella formazione rocciosa il contenuto di carbonio organico era molto più alto che nel resto del territorio circostante. Inoltre vicino al villaggio di Arzap, a 22 km dalla località Durupinar, Wyatt e Fasold trovarono 13 pietre gigantesche che ritenevano essere delle ancore usate nell’antichità. Otto di queste pietre recavano iscrizioni che , secondo i due archeologi, facevano riferimento all’Arca di Noè. Per i due ricercatori le enormi pietre dimostravano che l’imbarcazione doveva essere gigante, se aveva bisogno di ancore cosi’ imponenti, e che il luogo dove erano state ritrovate doveva essere stato anticamente sommerso dall’acqua. Nel 1987 il rettore dell’Università Ataturk sponsorizzò un progetto internazionale di ricerca per un accurato esame geofisico degli strati sottostanti alla superficie del terreno. Per mezzo di radar in grado di esplorare il sottosuolo, gli esperti rilevarono la presenza di una superficie piana. Si pensò subito che potesse essere il ponte di coperta di un’imbarcazione. Una ulteriore analisi della zona , fatta con strumenti per il rilevamento di metalli, parve rivelare la presenza di ferro in forma di linee incrociate a intervalli regolari lungo la struttura dell’ “imbarcazione”. Secondo Wyatt queste linee era noi grossi chiodi utilizzati per tenere insieme la struttura dell’Arca o le sbarre delle gabbie per gli animali imbarcati.

Le prove erano incoraggianti, ma gli scettici obiettarono che, seppure si trattasse dei resti di una nave , ciò non bastava a dimostrare che appartenessero all’Arca di Noè. Nel 1998, Baumgardner, geologo dell’Università di California, condusse degli studi, ricorrendo anche alla perforazione della formazione rocciosa; tuttavia questi test non furono positivi: svelarono che la superficie piana scoperta l’anno prima era solo uno strato di roccia. Ma il peggio doveva ancora venire.

I risultati più scoraggianti per gli “arcaologi” furono i seguenti:

  • gli alti livelli di carbonio rilevati nei campioni di roccia erano dovuti alla presenza di carbonio di calcio e non alla presenza di legno fossilizzato;

  • il blocco di legno fossile prelevato da Wyatt si rivelò roccia vulcanica;

  • il materiale roccioso di cui era fatto il ponte della presunta imbarcazione si rivelò essere identico nella composizione alle roccie che affioravano nelle vicinanze;

  • le mensole ritenute di ferro risultarono essere di un composto comunemente diffuso in natura;

  • le ancore di pietra trovate nelle vicinanze di Durupinar risultarono essere pietre vulcaniche. Dopo queste “sentenze” , tutti gli scienziati che parteciparono alla spedizione conclusero che la roccia di Durupinar non era l’Arca

Il Passaggio nel Mar Rosso

Dalla Bibbia: “Quando il faraone lasciò partire il popolo, Dio non lo condusse per la strada del paese dei Filistei, benché fosse più corta, perché Dio pensava: «Altrimenti il popolo, vedendo imminente la guerra, potrebbe pentirsi e tornare in Egitto». Dio guidò il popolo per la strada del deserto verso il Mare Rosso. Gli Israeliti, ben armati uscivano dal paese d`Egitto. Mosè prese con sé le ossa di Giuseppe, perché questi aveva fatto giurare solennemente gli Israeliti: «Dio, certo, verrà a visitarvi; voi allora vi porterete via le mie ossa». Partirono da Succot e si accamparono a Etam, sul limite del deserto. Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte.” Esodo: Capitolo 14   Da Etam al mar Rosso   Dalla Bibbia: “Il Signore disse a Mosè:«Comanda agli Israeliti che tornino indietro e si accampino davanti a Pi-Achirot, tra Migdol e il mare, davanti a Baal-Zefon; di fronte ad esso vi accamperete presso il mare. Il faraone penserà degli Israeliti: Vanno errando per il paese; il deserto li ha bloccati! Io renderò ostinato il cuore del faraone ed egli li inseguirà; io dimostrerò la mia gloria contro il faraone e tutto il suo esercito, così gli Egiziani sapranno che io sono il Signore!». Essi fecero in tal modo.”

Gli Egiziani inseguono Israele   Quando fu riferito al re d`Egitto che il popolo era fuggito, il cuore del faraone e dei suoi ministri si rivolse contro il popolo. Dissero: «Che abbiamo fatto, lasciando partire Israele, così che più non ci serva!». Attaccò allora il cocchio e prese con sé i suoi soldati. Prese poi seicento carri scelti e tutti i carri di Egitto con i combattenti sopra ciascuno di essi. Il Signore rese ostinato il cuore del faraone, re di Egitto, il quale inseguì gli Israeliti mentre gli Israeliti uscivano a mano alzata. Gli Egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si trovarono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon. Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani muovevano il campo dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. Poi dissero a Mosè: «Forse perché non c`erano sepolcri in Egitto ci hai portati a morire nel deserto? Che hai fatto, portandoci fuori dall`Egitto? Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l`Egitto che morire nel deserto?». Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più! Il Signore combatterà per voi, e voi starete tranquilli».

Miracolo del mare   

Il Signore disse a Mosè: «Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all`asciutto. Ecco io rendo ostinato il cuore degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. Gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri». L`angelo di Dio, che precedeva l`accampamento d`Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. Venne così a trovarsi tra l`accampamento degli Egiziani e quello d`Israele. Ora la nube era tenebrosa per gli uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d`oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. Gli Egiziani li inseguirono con tutti i cavalli del faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri, entrando dietro di loro in mezzo al mare.Ma alla veglia del mattino il Signore dalla colonna di fuoco e di nube gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. Frenò le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per loro contro gli Egiziani!». Il Signore disse a Mosè: «Stendi la mano sul mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri». Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il Signore li travolse così in mezzo al mare. Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l`esercito del faraone, che erano entrati nel mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. Invece gli Israeliti avevano camminato sull`asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra. In quel giorno il Signore salvò Israele dalla mano degli Egiziani e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mare; Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito contro l`Egitto e il popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mosè.