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Progetti di 4D   Home   Riti, miti e leggende sull'acqua

Miti:

Altri miti

Il mito delle sirene e delle oceanine

 

Così si definiscono attualmente queste misteriose creature del mare, credo che questa descrizione sia errata; esse hanno infatti una coda orizzontale come tutti i cetacei e non verticale come i pesci; di conseguenza è improbabile che abbiano stretti legami parentali con loro; non bisogna però dimenticare che sono dotate di scaglie; anche per questo c'è una spiegazione: molti animali hanno scaglie simili a quelle dei pesci, un esempio è quello della coda dei castori. Considerando questi aspetti si può essere quasi certi che siano mammiferi; purtroppo c'è un altro punto che fa saltare tutto: esse, come i pesci, respirano dentro l'acqua, anche se possono farlo pure attraverso l'aria, per questo se davvero derivano da una evoluzione dei mammiferi sono le creature che hanno avuto l'evoluzione più veloce in senso assoluto, si sarebbero infatti talmente diversificate dai mammiferi da non potere più rientrare in questa categoria, dato che avrebbero sviluppato un sistema respiratorio diverso da tutti gli altri mammiferi. Inoltre la pelle della loro parte umana deve essere particolarmente resistente alla salsedine e al freddo, ma nonostante questa sorprendente resistenza della loro epidermide esse gradiscono particolarmente il calore del sole e per questa ragione vengono a volte colte da qualche marinaio o da qualche pescatore mentre prendono il sole sdraiate languidamente sugli scogli o sulla spiaggia di un isola deserta. In tale stato sono prese da un torpore che le annebbia i riflessi, altrimenti assai p ronti, si possono allora facilmente catturare per condannarle a trascorrere il resto della loro vita come principale attrazione di un circo o di uno zoo.

INCONTRO CON I SIRENIDI di Alberto Romeo

Quando si ci è immersi in quasi tutto il Mediterraneo è naturale cercare nuovi stimoli in altri mari e così si comincia ad organizzare viaggi per immergersi in posti sempre nuovi e lontani. Si comincia di solito con il Mar Rosso sia perché è più vicino a noi sia perché è indubbiamente bello (anche se da qualche anno comincia ad essere un po' troppo affollato). Ho cominciato a cercare nuove mete alla fine degli settanta e vi assicuro che in Mar Rosso a quei tempi c’erano pochissimi subacquei !( del Mar Rosso parleremo un'altra volta).

L’ultimo viaggio lo ho fatto qualche mese addietro in uno dei pochi posti al mondo dove è possibile incontrare un animale quasi estinto che ha dato luogo alla leggenda delle sirene e che gli stessi marinai di Cristoforo Colombo, alla scoperta delle Americhe, scambiarono per sirene: La FLORIDA .Dalle ricerche che avevo fatto infatti risultava che nel periodo invernale, un buon numero di questi animali svernasse risalendo il fiume Crystal River le cui sorgenti calde riscaldano l’acqua di quel tanto che basta per farli sopravvivere nel loro sfociare nel Golfo del Messico.  Ma andiamo per ordine: i sirenidi ed in particolare i manatini (che sono quelli di cui ci stiamo occupando) sono mammiferi marini molto grossi che possono arrivare anche a 4, 5 metri di lunghezza per un peso di una tonnellata e mezzo, hanno una grande e larga coda e due piccoli arti anteriori, la loro testa è piccola con labbra carnose e piccoli occhi, alla nascita sono lunghi circa un metro e pesano circa 50 kg.

In effetti non è che somiglino molto all’idea che abbiamo delle sirene, ma fatto sta che la fantasia popolare le ha creduti tali tanto che scientificamente appartengono alla famiglia dei Sirenidi. Hanno un carattere timido, sono erbivori ed assolutamente inoffensivi a meno che essere investiti da un grosso esemplare spaventato in fuga. Comunicano sott'acqua tra loro emettendo suoni gutturali ed ultrasuoni per l’orientamento in acque torbide, a differenza di altri mammiferi marini come per esempio i trichechi, non sono in grado di uscire dall’acqua.

Passano la maggior parte del tempo a mangiare alghe o piante acquatiche e a dormire, riescono a vivere sia in acqua salata che in quella dolce a patto che la temperatura non scenda sotto i 20°. Riescono a fare apnee di 20 minuti quando dormono mentre la loro apnea si riduce ad 1 minuto o meno quando nuotano, mentre normalmente fanno apnee di circa 5 minuti. A dispetto della loro mole sono comunque molto agili e riescono ad essere più veloci del migliore subacqueo anche attrezzato con buone pinne, normalmente non s'immergono a grandi profondità preferendo fondali intorno ai 6 metri; non sono territoriali in quanto non hanno nemici naturali (a parte l’uomo e l’inquinamento) e quindi non hanno neanche una struttura sociale ben definita, spesso sono solitari o si raggruppano in piccole famiglie senza però un leader. Generalmente partoriscono un solo figlio ogni due o cinque anni con una gestazione di 13 mesi ed il piccolo rimane con la madre fino alla successiva gravidanza. Le femmine maturano sessualmente a circa 5 anni mentre i maschi a 10 anni. La durata della loro vita si stima sia di circa 60 anni. Ma torniamo al racconto della nostra spedizione: siamo in quattro tutti esperti subacquei: io, mia moglie Lucia, Mariano e Grazia Fiore. Arriviamo ad Orlando via New York, noleggiamo una grossa 4x4 Crysler e, dopo aver caricato tutte le ingombranti attrezzature subacquee e fotografiche ci dirigiamo a nord-ovest verso la contea di Cytrus, il tempo non è buono, ci dicono che da circa 100 anni non piove in questo modo . E' colpa de El Nino che causa freddo ed umidità !Giunti a Crystal River, dopo una notte di meritato riposo, nel pomeriggio noleggiamo una barca; il tempo è leggermente migliorato, non piove e la temperatura è più alta, l'acqua è calmissima ed abbastanza calda; ci inoltriamo tra le anse del fiume a velocità ridottissima. Il posto è bellissimo con una flora esuberante ed una fauna spettacolare: aironi, fenicotteri, pellicani, incontriamo anche caimani , ma di lamantini neanche l’ombra .....! I luoghi hanno nomi musicali ed evocativi della presenza dei pellerossa : WEEKI-WACHEE , HOMOSASSA , CHASSAHOWITZA , WITHLACOOCHEE etc. Torniamo a sera molto contenti per avere potuto godere di una natura splendida e tanto diversa da quella cui siamo abituati : ci sono uccelli di tutti i tipi che si lasciano avvicinare, i cipressi arrivano fin sull’acqua con le loro radici; unico neo è quello di non avere incontrato i lamantini.

Decidiamo quindi di informarci con i locali i quali ci dicono che dobbiamo essere sul posto da loro indicato prima dell’alba poiché è questo l'orario migliore per incontrarli in quanto sono più attivi mentre il resto del giorno si nascondono per dormire! Programmiamo quindi una levataccia ed alle 4 imbarchiamo l’attrezzatura così da essere all'alba a KINGS BAY e specificatamente alle sorgenti denominate THREE SISTERS vicino CATFISH CORNER e SHARK SINK. Alle prime luci dell’alba, fendendo la nebbia con la prua della nostra barca (che non ha l’elica immersa in acqua, ma un enorme "ventilatore" a poppa ) ci rendiamo conto di quanto sia torbida l'acqua ed il pensiero va subito ai caimani ed alla qualità delle riprese senza sole e con acqua torbida! Ma è solo un attimo, ci mettiamo subito alla ricerca dei lamantini con in mano telecamere e macchine fotografiche; dopo circa un'ora finalmente compare dal nulla un'enorme massa grigia che mi passa sotto le gambe velocemente, tento di raggiungerlo, ma non ci riesco, ma sono entusiasta poiché l'incontro ravvicinato è avvenuto: siamo nel posto giusto! Il sole comincia a fare capolino, non ci sono molte nubi, e man mano che ci avviciniamo a THREE SISTERS l'acqua si fa sempre meno torbida, incontriamo enormi carangidi che ci sfrecciano intorno incuriositi ed al limite con la visibilità vedo una grossa massa grigia, ci siamo, mi avvicino quasi senza respirare ed il lamantino non si muove, adesso sono molto vicino e mi rendo conto che è una femmina che sta allattando il piccolo, mi avvicino ancora ma lentamente si allontanano però riesco a seguirli per un po' con la mia telecamera e riesco ad avvicinarmi a circa 1 metro.

Sono soddisfatto poiché adesso si fanno avvicinare, probabilmente si stanno abituando alla nostra presenza, inoltre sono più sazi e quindi più lenti e si stancano più facilmente mentre l'acqua è sempre più limpida ed il sole illumina meglio sott'acqua.Il tempo passa ed adesso ognuno di noi ne ha visto almeno tre o quattro, ritrovo la femmina con il piccolo e riesco ad accarezzarli! Nei giorni seguenti riusciamo a fare accettare la nostra presenza a questi gentili giganti grigi, li riprendiamo, cercando di disturbarli il meno possibile, mentre mangiano le piante acquatiche di cui vanno ghiotti o giocano fra di loro o dormono appoggiati sul fondo. Sono animali affascinanti e l'idea di essere tra i pochi ad averli visti da vicino e di averli ripresi con le nostre attrezzature foto-video grafiche ci rende felici anche se il pensiero va al fatto che sono in via di estinzione e che se non si riesce a proteggerli adeguatamente fra qualche decennio potrebbe essere una specie estinta !

I sirenii

E’ possibile che l’antichissimo mito delle Sirene incantatrici sia stato ispirato da certi strani e tutt’altro che leggiadri animali viventi nel mar Rosso? Può darsi. Comunque, quegli animali hanno ricevuto dagli zoologi il nome di Sirenii ed il mar Rosso rientra effettivamente nella loro area di diffusione. Ma lasciamo da parte le leggende e alziamo il sipario: la scena ci presenta un tratto di litorale dei tropici, ricco di erbe sommerse che appena ondeggiano nelle acque tranquille. Quasi immobile, appoggiata sul fondo, è una grossa sagoma grigia, fusiforme; il loro adattamento alla vita acquatica è più spinto che nelle prime, meno perfetto che nei secondi. Se il nome di Sirenii ha il torto di evocare ben più vaghe creature, quello volgare di “vacche marine” non è certo più felice, e quello di “cetacei erbivori” usato da alcuni vecchi naturalisti, è decisamente erroneo: si tratta infatti di un piccolo gruppo di mammiferi che, nonostante il loro aspetto, risultano affini soprattutto ai grossi erbivori terrestri muniti di zoccoli e in particolare ai proboscidati. I Sirenii sono fusiformi, con zampe anteriori poggiate a paletta e posteriori assenti; il corpo termina all’indietro con un ampia espansione piatta, ovale o biloba. Il capo è arrotondato e il collo è molto breve; è notevole la grossezza delle labbra. Non v’è traccia esterna di orecchie. La pelle è spessa e pressoché nuda, non essendovi che radi peli sparsi qua e là; il suo colore è grigio o grigio brunastro. Per lo spessore della loro pelle i Sirenii ebbero la qualifica di “pachidermi acquatici”, anche prima che ne venisse riconosciuta la parentela con i cosiddetti “pachidermi” terrestri, cioè con gli elefanti. Lo scheletro consta di ossa massicce e pesanti. Benché di solito si aggiri sui 2-3 metri, la lunghezza sembra poter giungere a 6 metri, mentre il peso può toccare i quattro quintali. La conoscenza anatomica dei Siren il presenta ancora numerose lacune e assai frammentari sono anche i dati relativi alla biologia di queste singolari creature. Esse vivono lungo le coste del mare e dei fiumi, nelle regioni calde; pigre e lente si aggirano in cerca delle erbe acquatiche che costituiscono il loro cibo. Lo stomaco risulta di diversi scompartimenti. I Sirenii non vengono mai a terra; a quanto sembra, non resistono sott’acqua oltre quindici minuti. La loro vista è debole, mentre l’udito è alquanto più efficiente. Le mammelle sono due e pettorali; viene alla luce un solo piccolo per volta.

Finora abbiamo genericamente parlato di Sirenii ma quali sono e quanti sono? Il gruppetto è sparuto; quattro sole specie vivono attualmente, ripartite in due generi (Lamantino e Dugongo). I Lamantini o Manati sono immediatamente riconoscibili perché la loro espansione codale è arrotondata; esistono soltanto denti molari e – particolarità di notevole interesse – le vertebre cervicali sono solo sei, anziché sette com’è regola nei mammiferi, Due specie sono americane; una si trova lungo le coste tra la Carolina del Nord e la penisola del Yucatan, nonché in alcuni fiumi adiacenti e nel mar Caraibico, l’altra è strettamente fluviale e si riscontra nei bacini sud-americani dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni. Una terza specie è invece africana e vive nel lago Ciad e presso il litorale tra il Senegal e l’Angola; fu descritta dal celebre Buffan ed ha statura minore delle congeneri americane.