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Progetti di 4D   Home   Riti, miti e leggende sull'acqua

Leggende

Lago di TOVEL 

Uno strano lago

Proprio nel cuore delle Dolomiti di Brenta c’è un lago alpino, ormai famoso, che diventa rosso. La singolarità del lago di Tovel sta oltre che nell’intensità del fenomeno, nella sua regolarità annua e quotidiana, in questo suo sorprendente ritmo, per il quale in ogni buona estate e in ogni buona giornata estiva le acque della sua porzione sudoccindentale si fanno da verdazzurre a rosse e da rosse a verdazzurre. All’alba, quando appena le più alte creste delle Dolomiti sono soleggiate e la valle è ancora coperta dall’ombra notturna, lo specchio del lago giace immoto in traslucidi toni, più scuri in mezzo al lago e più chiari e verdicci a riva. Con l’alzarsi del sole il colore delle acque si fa più brillante: verde giada intenso, venato di toni azzurri. A quest’ora l’occhio dell’osservatore accorto afferra vagamente il diffondersi di una tenuissima venatura tra l’ocra e il marrone,che sembra lentamente fluire lungo l’asse del lago verso le rive a monte.Poco dopo anche l’occhio più inesperto vede le rive sottovento frangiate d’una colorazione rugginosa., la quale rapidamente dilaga e s’intensifica di tono,diffondendosi dalle rive meridionali verso il largo.

Il colore delle acque passa al vermiglio, quindi al carminio, mentre la zona arrossata si estende sempre più: in giornate particolarmente favorevoli tutto il bacino sudoccindentale si presenta intensamente colorato in rosso-sangue, con toni violetti. Il resto dello specchio mantiene il suo tono verde; il confine tra le due zone è talora nettissimo, e l’ effetto ancora più sorprendente. Con il volgere delle ore pomeridiane il colore si attenua, svanisce perdendosi nelle prime ombre della notte.Sotto la luna , il lago si è rifatto immobile con il cessare delle brezza e sfuma in toni lattei il verde opaco delle acque. L’ uomo, da sempre, si è posto un duplice quesito circa questo fenomeno: il perché dell’ arrossamento e il perché del suo ritmo e si è sempre dato una risposta, dalle più fantastiche alle più scientifiche. Già le antiche popolazioni si erano date un perché, piacevolmente ammantato d’antica storia e di romantica poesia: tanto tempo fa proprio sulle rive del lago erano venute a battaglia le popolazioni di Ragoli e di Tueno. Quest’ultimi sopraffecero le schiere nemiche e ne fecero strage: il loro sangue arrossò acque del lago e cosi’ ogni anno, in pietoso ricordo il lago si rifà rosso, eterno monumento alla crudeltà umana.Questa fantastica spiegazione al fenomenale evento resse per alcuni secoli, ma fu poi sopraffatta dalla scienza. Già il Largaiolli, modesto pioniere scientifico, in un’epoca in cui gli strumenti tecnici e scientifici non erano all’avanguardia, aveva trovato la ragione dell’arrossamento in un minuscolo organismo, del tutto invisibile ad occhio nudo e presente in enormi quantità nelle acque del lago. Si tratta di un’alga microscopica, cioè un’infinitesima gocciola di protoplasma chiusa dentro una membrana di cellulosa, contenente molti inclusi rossi e una macchia d’un rosso più chiaro: l’occhio dell’alga, se è consentito trasferire questo nome ad una gocciola di pigmento sensibile alla luce. Di qui il nome di Glenodinium pulvisculus oculatum dato dallo scopritore alla microscopica piantina le cui infinitesime gocce rosse sono capaci di “insanguinare” un lago. Oggi l’alga rossa di Tovel si chiama Glenodinium sanguineum e questa nuova nomenclatura indica nuove nozioni le quali sono venute in seguito alle ricerche che, a più di trent’anni di distanza dagli studi del Largaiolli, sono state condotte al lago ad opera del Museo di Storia Naturale della Venezia Tridentina, dell’Università di Milano, dell’Istituto di Idrobiologia. Ma il problema diventava più allettante via via che lo si indagava. Indubbiamente le acque arrossate del lago formicolano di glenodini rossi e quindi l’arrossamento del lago è dovuto alle gocciole rosse che il protoplasma del glenodinio contiene. A questo punto si posero altri quesiti: il perché arrossasse solo una parte del lago, il perché del suo ritmo e il perché quel fenomeno si realizzasse solo in quel lago. Per risolvere questi dubbi l’uomo doveva analizzare il glenodino vivo al microscopio, seguendolo quotidianamente sul posto per quanto tempo fosse necessario, cosi’ da scoprire tutti gli aspetti del fenomeno. Oggi il problema è risolto. Il glenodinio è un’alga e quindi cresce e si moltiplica grazie a quel pigmento verde che è la clorofilla. La specifica attività della clorofilla sotto l’azione della luce del sole fa si’ che l’anidride carbonica disciolta nell’acqua si combini con l’acqua stessa iniziando la sintesi di una serie di composti che forniscono sempre nuovo materiale costitutivo al plasma cellulare.Questi processi di costruzione di nuova sostanza vivente si svolgono molto velocemente in seno al protoplasma e spesso pongono capo alla formazione di sostanze di riserva che, sotto forma di gocciole di grassi o di oli di color rosso, vengono immagazzinate nel plasma stesso in attesa che venga il momento della loro riutilizzazione. Poiché il meccanismo della sintesi, vincolato all’attività della clorofilla, può funzionare solo sotto l’azione della luce del sole, anche le gocciole rosse compaiono nel glenodinio solamente quando le acque in cui esso vive sono state sufficientemente penetrate dalla radiazione solare. Quindi, quando gli albori del nuovo giorno cominciano a battere sullo specchio del lago, il glenodinio, sensibile alla luce, ne viene attirato e sale in superficie colorandola di rosso. Però il glenodinio vive, cresce e si moltiplica in tutte le acque del lago e, quindi, non si riesce a spiegare come mai si arrossi solo una parte del lago.Interviene qui un fenomeno di tutt’altra natura, che non ha più nulla di biologico: la brezza periodica che sfiora in ogni buon mattino estivo la superficie del lago destandovi un moto ondoso diretto da valle verso monte.Questo vento opera un rastrellamento dei glenodini e li spinge sino a quando essi vengono arrestati dalle rive; contro di esse si accumulano continuamente masse di glenodini rossi. Il numero di glenodini cosi’ accumulati nelle acque rivierasche continuamente si accresce e, con il suo aumentare, aumenta anche l’intensità del colore che essi impartiscono alle acque. Al crepuscolo, man mano che la luce del cielo scema, rallentano anche i processi di sintesi, che hanno condotto alla formazione delle gocciole rosse. I glenodini consumano le loro riserve e si scolorano e anche le acque del lago tornano limpide.