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Progetti di 4D   Home   Riti, miti e leggende sull'acqua

Leggende

Leggende ORIENTALI

Leggende delle isole Fuji

Dakuwaqa il dio-squalo   Uno delle più conosciute leggende Fijane è il mostro marino di Dakuwaqa. Era il guardiano dell' entrata dei reefs delle isole, impavido, testardo ed invidioso. Spesso cambiava d'aspetto, assumendo una forma di squalo con la quale viaggiava intorno alle isole per combattere tutti i altri guardiani dei reefs. Un giorno si recò nell'arcipelago delle Lomaiviti e dopo aver combattuto con successo proseguì verso Suva. Qui incontrò un guardiano del reef che sfidato Dakuwaqa ingaggiò una lotta talmente cruenta da creare delle gigantesche onde che si riversarono sulla terra ferma, prima nell'imboccatura del fiume Rewa, poi nelle valli, sommergendole per parecchie miglia. Dakuwaqa più volte vittorioso, continuò con le sue battaglie marine. Vicino all' isola di Beqa un suo amico anziano, Masilaca, un altro Dio-squalo, gli parlò del grande valore degli Dei che custodivano l' isola di Kadavu ed astutamente chiese a Dakuwaqa se avesse paura di loro. Di scatto Dakuwaqa partì nervosamente alla volta dell'isola di Kadavu e avvicinandosi al reef scoprì che il pass era custodito da un'enorme piovra. La piovra aveva quattro dei suoi tentacoli saldamente ancorati al corallo mentre teneva gli altri quattro in alto per sbarrare il passaggio. Dakuwaqa si diresse furiosamente nel passaggio rischiando la morte in quanto i tentacoli della piovra si avvilupparono intorno al suo corpo stritolandolo. Realizzando di essere vicino alla morte, Dakuwaqa elemosinò misericordia e pietà chiedendo alla piovra di avere risparmiata la vita in cambio della promessa di non nuocere mai né all'isola di Kadavu, né in nessuna altra parte nel mare delle Fiji. Così la piovra liberò Dakuwaqa che mantenne la sua promessa. Da quel giorno la gente di Kadavu non ebbe più timore degli squali durante le battute di pesca o durante il nuoto. Ancora oggi, quando i pescatori locali escono di notte per pescare versano con riverenza una ciotola di Kava ( la magica bevanda ) nel mare per Dakuwaqa. Gli alti capi di Cakaudrove sono considerati i discendenti diretti di Dakuwaqa ed un totem raffigurante uno squalo segue sempre questi ultimi durante le cerimonie ufficiali.

Leggenda giapponese: taro urashima  

Quella di Taro Urashima è una famosa favola giapponese nella quale un pescatore, Taro Urashima appunto, risparmia un pesce bellissimo rimasto intrappolato nelle sue reti. Nonostante il disappunto dei vecchi genitori, il cui figlio era l’unico sostegno, il giovane non poteva togliersi dalla mente l’immagine di quell’animale. Il giorno successivo ,mentre si trovava al largo, gli sembrò che qualcuno lo chiamasse, ma non essendoci nessun’altro oltre a lui, non gli fece caso. In quel mentre si accorse che nelle reti era rimasto impigliato qualcosa. Si trattava di una grossa tartaruga, che gli chiese di liberarla e di seguirla in fondo al mare. La tartaruga rivelò essere un messaggero del sovrano del mare, il quale voleva ricompensarlo per aver salvato la vita di sua figlia il giorno precedente. Nonostante l’iniziale stupore Urashima decide di seguire la tartaruga, giungendo al palazzo marino del sovrano del mare. Qui è accolto dalla principessa, che lo invita a fermarsi a mangiare con loro. Dopo il pranzo, la principessa portò il giovane pescatore a cospetto del re, avvertendolo che, data la sua capacità di assumere qualsiasi sembianza, poteva incontrarlo sottoforma di dragone. Il sovrano ringraziò Urashima e gli propose di restare con loro tutto il tempo che avesse voluto. Il giovane rifiutò però l’offerta, temendo per la salute dei propri genitori. Il sovrano gli diede allora un’anfora, rivelandogli che questa poteva esaudire qualsiasi desiderio, a patto che non venisse mai scoperta. Seppure a malincuore, il giovane lasciò il mondo marino e la principessa, quando tornò sulla terraferma si rese conto che niente era rimasta come lui lo ricordava, né riconosceva nessuno degli abitanti del paesino sulla costa. Giunse alla conclusione che nel mondo marino il tempo era trascorso in maniera diversa, si adoperò perciò a riottenere ciò che aveva perso: chiese all’anfora una modesta capanna e una barca per pescare. I paesani però, insospettiti dallo strano racconto dello straniero, decisero di mandare dei controllori alla sua capanna: questi vollero a tutti i costi aprire l’anfora. L’oggetto al suo interno era vuoto, ma all’improvviso ne uscì un fumo nero che avvolse Urashima, la capanna e la barca facendoli scomparire immediatamente.

Tinaicoboga, la principessa di namauna

Molti, molti anni fa nel villaggio di Namuana sull' isola di Kadavu, viveva una principessa molto bella, moglie del capo-villaggio chiamata Tinaicoboga. Tinaicoboga ebbe una figlia bellissima chiamata Raudalice con la quale andava spesso pescare sul reef intorno al suo villaggio.Un giorno, Tinaicobaga e Raudalice si spinsero più lontano del solito sorpassando il reef e dirigendosi verso est, fuori dalla baia dove era situato il villaggio di Namuana. Erano così assorte dalla pesca che non si accorsero di alcune canoe che furtivamente si avvicinavano provenienti dal vicino villaggio di Nabukelevu. Questo villaggio è situato all' ombra della montagna Washington, la più alta cima dell' isola di Kadavu dove oggi uno splendido faro avverte i naviganti dei pericoli della costa rocciosa. I pescatori saltarono improvvisamente dalle loro canoe afferrando le due donne e legando loro le mani e i piedi, per portarle al villaggio come vittime sacrificali. Le donne tentarono di supplicare per le loro vite, ma i crudeli guerrieri di Nabukelevu erano sordi alle loro preghiere Allora gli dei del mare, misericordiosi, scatenarono una tempesta dalle onde talmente enormi da sommergere le canoe. Mentre le canoe affondavano i guerrieri sbalorditi videro le due donne trasformarsi in tartarughe marine. Capirono così che l'unico modo per sopravvivere era liberarle, quindi presero le testuggini e le gettarono in mare. Immediatamente il mare si calmò e i guerrieri tornarono al villaggio, mentre le testuggini continuarono a vivere nella baia di Namuana. Ancora oggi i discendenti delle due tartarughe vengono a riva quando le fanciulle del villaggio intonano una antica canzone che fa' all'incirca così: " tutte le donne di Namuana sono vestite a lutto e ciascuna porta un bastone sacro con quale picchiamo sull'acqua per vedere sulla superficie il volto di Raudalice e continuando ancora anche il volto di Tinaicoboga " Potete dubitare della verità della leggenda, ma non potete dubitare del fatto che il canto di queste fanciulle abbia effetti sulle tartarughe giganti che dal mare aperto vengono attirate verso la baia del villaggio di Namuana nell' isola di Kadavu. Il mistero sta proprio nella potenza sconosciuta di chiamare queste tartarughe, posseduta soltanto dalla gente del villaggio di Namuana e dal fatto che se è presente anche un solo abitante del villaggio ( un tempo nemico ) di Nabukelevu il canto non avrà effetto.

Le tartarughe sacre di Kadavu

Sull' isola di Kadavu, una delle più grandi isole di un arcipelago delle Fiji a circa cinquanta miglia di mare dalla città-capitale di Suva, c'è un villaggio chiamato Namuana. Namuana si trova protetto in una meravigliosa baia adiacente alla stazione governativa del porto di Vunisea. Dietro il villaggio c'è una collina dalla quale si può dominare un vasto di tratto di mare sia a Sud che a Nord, mentre la spiaggia era usata un tempo dai guerrieri di Kadavu come punto di partenza per le loro canoe per esplorare le terre poste ad Est ed ad Ovest dell'isola. Le donne del villaggio di Namuana conservano ancora un rituale molto sconosciuto, quello di chiamare le tartarughe dal mare. Se visitate il villaggio di Namuana e volete vedere le tartarughe che vengono chiamate, dovete ancorare la vostra barca a destra della baia sotto le scogliere di un promontorio roccioso. Oppure potete sbarcare sulla spiaggia e sedervi vicino le rocce a picco oppure ancora arrampicarvi sopra un tratto roccioso in un punto a circa 50-60 metri dal mare. Da questa visuale avrete davanti un paesaggio splendido e potrete vedere le fanciulle del villaggio di Namuana che intonano un canto sconosciuto. Mentre cantano, se osservate con attenzione nell' acqua della baia, vedrete le tartarughe giganti venire in superficie sempre più numerose per ascoltare la musica. Non è una fiaba ma è ciò che realmente avviene ! infatti in questa zona è proibita la pesca delle tartarughe. Un altro mistero sconcertante: se si dovesse avvicinare un qualunque membro del vicino villaggio di Nabukelevu, le tartarughe non saliranno in superficie ed allora sarà inutile chiamarle con il canto: non verranno !. Come tutte le cerimonie e le abitudini delle Fiji, anche chiamare le tartarughe è un rito antico che si tramanda verbalmente da padre in figlio.