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Progetti di 4D   Home   Riti, miti e leggende sull'acqua

Leggende

Leggende AMERICANE

Maya e aztechi

Secondo la leggenda gli Atzechi provenivano da un'isola meravigliosa chiamata Aztlan (Atl= acqua, an=presso); dal nome della loro madrepatria viene il nome di questo popolo. Il portatore della civiltà fu un certo Quetzacoatl (Serpente Piumato), un saggio uomo dalla barba lunga e bianco, che da Aztlan portò la cultura e la civiltà nell'America centrale. Aztlan è rappresentato nelle antiche iscrizioni da un segno geroglifico che nell'antico idioma azteco significa ... Pare che il regno sia tramontato nel secolo IX o X d.C. ; quelli che sopravvissero emigrarono ed esercitarono un certo influsso sul nuovo regno dei Maya, che si era costituito nel frattempo nel Nord dello Yucatan. Di sicuro le civiltà dei popoli aztechi e maya sono strettamente connesse tra di loro. Che si trattasse di colonizzatori atlantidei ? Gli Aztechi erano una popolazione guerriera che costruì il proprio regno sui ruderi del popolo tolteco, il quale non era riuscito a sopravvivere all'impeto degli invasori, e di cui ereditò anche le credenze religiose. Anche i Maya avevano il ricordo della meravigliosa Aztlan, un'isola da cui venne il loro dio portatore della civiltà Kukulkan(Serpente Piumato). Nello Yucatan i Maya sarebbero giunti, secondo l'archeologia, fra il 3000 a.C. e il 1000 a.C., al termine di lenti spostamenti attraverso il territorio messicano, stanziandosi in un'area che gli Aztechi chiamarono Tamonanchàn. Quivi si sarebbero incontrati con gli Olmechi, dai quali avrebbero appreso la scrittura e il sistema di datazione. Una delle più importanti divinità maya è Tlaloc, il Signore della pioggia, “colui che interviene quando la siccità inaridisce i campi, quando il calore dell’estate diventa troppo intenso, quando i fiumi e i torrenti rischiano di andare in secca.” Una leggenda narra che il giovane figlio di una coppia non più giovane era cresciuto viziato e prepotente. Un giorno questi incontrò un vecchio al quale chiese di essere ospitato dal momento che non aveva intenzione di tornare a casa. Nonostante il tono arrogante e la mancanza di rispetto il vecchio acconsentì a patto però che il giovane non aprisse una porticina nascosta dietro un angolo. Il ragazzo, naturalmente, non appena il vecchio si allontanò, corse a controllare cosa il vecchio nascondesse in quel vano ma trovò solo delle giare. Incuriosito le aprì e subito uscirono delle nubi nere che salirono ad oscurare il cielo e il sole. Il giovane afferrò un mantello rosso che si trovava lì e se lo mise: non appena lo fece un tuono colpì la casa e mentre fuori si scatenava una violenta tempesta. Il vecchio giunse appena in tempo per placare i venti e la pioggia, salvando il ragazzo da una morte certa. Di fronte allo stupore del giovane, il vecchio rivelò d’essere il dio Tlaloc sperò che il giovane avesse finalmente imparato la lezione .E’ interessante notare la somiglianza per alcuni aspetti di questo mito con il mito greca di Pandora. Anche in quest’ultima leggenda la protagonista viola l’ordine che gli era stato imposto aprendo un anfora misteriosa.  

Gli indiani d’america

Secondo una antica leggenda diffusa tra gli indiani d’America, da tempo gli sciamani dicevano che l’umanità era diventata crudele e irrispettosa e che,prima o poi, il Grande Spirito l’avrebbe punita. Nessuno dava ascolto a quelle parole, ma quando sulla Terra cominciò a scendere un diluvio senza fine, il popolo comprese che la punizione annunciata era giunta. Una grande tribù si raccolse su una lingua di terra che si allungava sull’acqua e tenne consiglio. Seguendo il suggerimento dello sciamano gli uomini cominciarono a costruire una canoa, la più grande e robusta che si fosse mai vista. Le donne andarono nella foresta ,raccolsero fibre di corteccia di cedro, le fecero a strisce, le masticarono, le unsero con grasso di cervo e intrecciarono una corda, la più robusta e grande che si fosse mai vista. Poi un capo della corda fu fissato alla canoa e l’altro a una roccia gigantesca. Infine venne accastato nella canoa cibo sufficiente per molti giorni. ore occorreva stabilire chi fosse degno di essere salvato. La scelta cadde sui bambini, buoni e innocenti, troppo piccoli però per essere lasciati soli. Così, come loro custodi, li seguirono la madre di un bambino nato da poco, una fanciulla di sedici anni, e alcuni dei giovani più leali e coraggiosi. Nessun altro tentò di salire sulla canoa. Nessuno si disperò mentre l’acqua lambiva la cima della collina dove il popolo aveva trovato l’ultimo rifugio. Nessuno pianse mentre la canoa galleggiava, legata alla corda, e tutta la tribù ,silenziosamente, affogava. Per giorni e giorni, i bambini e i loro giovani custodi videro un modo fatto solo d’acqua e di cielo. Una mattina, lontano, verso sud, comparve una chiazza sulla superficie dell’acqua. Quando il sole raggiunse la metà del cielo, la chiazza era diventata più grossa e continuava a crescere: all’inizio del giorno seguente era diventata una montagna. Allora i giovani tagliarono la corda e si diressero verso sud. Nel tempo che la canoa impiegò per raggiungere la montagna, la parte più alta della cima aveva cominciata ad asciugarsi. Quando le acque si furono ritirate e la zona intorno alla cima fu ben asciutta venne scelto il luogo migliore per accamparsi e costruire le capanne, lì i bambini crebbero e vissero in pace, da grandi si sposarono ed ebbero dei figli: fu così che il popolo non fu cancellato dalla faccia della terra. In una enorme spaccatura della montagna si può distinguere ancora oggi la sagoma della canoa. Si trova là dai tempi del grande diluvio.