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L'idroterapia
L’idroterapia è antica quanto l’umanitàDurante scavi archeologi in località asiatiche , greche e romane, si sono trovati anche i resti di vasti stabilimenti balneari. Su alcune tavolette incise con scrittura cuneiforme , che sono state dissotterrate nei pressi di Babilonia, gli archeologi hanno ripetutamente decifrato la parola “ea-zu” che probabilmente significa “idrologico”. Queste tavolette risalivano all’incirca al 3000 a.C. Su monete antiche dissotterrate in Sicilia il semidio Ercole era rappresentato sotto un getto d’acqua che scorreva su di lui sgorgando dalla bocca di un leone. Nei versi dei poeti greci è stata cantata l’acqua: “ ciò che di meglio esiste, che lava via ogni male”. Plinio il Vecchio riferisce di “ bagni pensili” e narra di un certo Asclepiade Di Brussa, che faceva sospendere e oscillare le vasche da bagno allo scopo di stimolare più energicamente grazie al movimento dell’acqua, la pelle del bagnante. Ippocrito nato nel 460 a.c. in un isola vicino alla costa dell’Asia Minore formulò la teoria degli umori del corpo umano formato da sangue, bile gialla, bile nera e muco. L’uomo è sano finché prevale una buona mescolanza di questi quattro umori, si ammala quando uno o l’altro umore ha il sopravvento sui rimanenti. La malattia si manifesta con dei sintomi. L’arte del medico consiste, secondo Ippocrito, nel fare tempestivamente una diagnosi e nel prendere dei provvedimenti. Ippocrite crede nelle virtù terapeutica dell’acqua. Le sue prescrizioni, redatte circa 2500 anni fa, prevedono abluzioni di vario genere, docce fredde contro le infiammazioni della pelle, il gonfiore delle articolazioni e i crampi muscolari, bagni caldi per ammorbidire la pelle. Nei secoli successivi i contributi dati dallo studio dell’idroterapia non furono determinati. Nel 1493 a Einsiedln nacque Teofrasto Bombasto che assunse in seguito il nome di Paracelso. Dal padre medico il figlio apprese la fede nelle virtù terapeutiche dell’acqua, delle erbe medicinali e dei sali minerali. A Basilea si conquistò la fama di mago quando riuscì a guarire il tipografo Frobeniu che era affetto da cancrena. Gli altri medici erano già pronti ad amputargli la gamba, Paracelso invece curò Frobenius ( una personalità molto influente del tempo) con acqua e erbe. Erasmo da Rotterdam ne fu testimone. Paracelso tenne anche dei corsi all’università in cui invitava i medici a smettere di studiare nei libri antiquati e a osservare la natura. Paracelso infatti era contro la teoria dei quattro umori e considerava invece i quattro elementi della natura: acqua ,terra, fuoco, aria le sostanze che nutrono e conservano tutto ciò che è vivente. Successivamente molti medici inglesi, francesi e olandesi diedero il loro contributo nello studio della medicina in cui l’acqua ha un’importanza centrale. Ad esempio all’incirca 250 anni dopo la morte di Paracelso, Wilhelm Hufeland, un medico tedesco nominato dal re Federico Guglielmo III suo medico personale, membro dell’accademia delle scienze e primario dell’ospedale berlinese scrisse un articolo sulla rivista “Journal des Luxes und der Moden” ( giornale del lusso e della moda) dal titolo “ nota sulla necessità dei bagni e del loro ripristino in Germania”. Qui egli scrive che solo con i bagni ogni settimana si potrà sperare di sconfiggere la gotta, gli stati spastici, l’ipocondria, l’apatia nervosa e altri mali della sua epoca. Una svolta si ebbe con un modesto contadino Vinzenz Priessnitz. La sua fattoria sul Grafenberg non lontano dalla cittadina di Freiwaldau, sulle pendici occidentali dei Sudeti diventò la meta di circa 40000 persone che in vent’anni si recarono da Priessnitz per guarire e riacquistare la salute grazie alle sue cure idroterapeutiche. Quando morì, nel 1851 , era incominciata una nuova epoca per l’idroterapia il cui sistema fondamentale rimane valido ancora oggi. I professori di medicina del tempo mossero contro di lui . Si sospettava che le spugne che Priessnitz usava per le abluzioni ai suoi malati contenessero un incantesimo, e gli fu proibito di usarle. In altri casi lo si accusò di omicidio polposo perché si credeva che avesse ucciso alcuni malati con le sue cure terapeutiche. Ma una valutazione statistica relativa alla stazione di cura sul Grafenber, effettuato dopo la morte di Priessnitz rivelò che dei 40000 pazienti affidatisi alle sue cure solo 40 erano morti. E questi 40 casi si erano verificati nei primi anni della sua attività quando il metodo di cura era ancora troppo impetuoso. Priessnitz innanzitutto sottoponeva a un test i malati che gli chiedevano di essere guariti per accertarsi che la sua cura andasse bene anche per loro. Questo test consisteva in un primo luogo in un esame del cuore e del sistema circolatorio. Egli incominciava facendo fare un primo bagno in acqua tiepida ad una temperatura di 18 ° nel corso del quale il paziente veniva leggermente massaggiato. Faceva poi fare un bagno in acqua fredda ad una temperatura di 6 ° che durava solo pochi secondi. La terza fase era ancora costituita da un bagno in acqua tiepida. Se la pelle era arrossata, aveva una sensazione di calore, e si contraeva, e il paziente si mostrava fresco, il test era positivo: il paziente poteva rimanere. Se la pelle rimaneva secca, fredda e pallida, e il paziente non dava segno di freschezza, Priessnitz considerava un eventuale cura priva di senso. La gamma delle malattie che Priessnitz curò era molto vasta: malattie acute con manifestazioni febbrili, eruzioni cutanee, ulcere, ferite, focolai, gottosi e reumatici., rachitismo, malattie renali, della vescica e della regione addominale, debolezza nervosa generalizzata. La giornata di cura tipo sul Grafenberg era questa: di primo mattino sudare con impacchi secchi di vapore, dopo la seduta fare un bagno completo freddo; poi fare la prima colazione. Un ora o due dopo la colazione, salita al Grafenberg, un percorso di circa 30 minuti. Lassù tutti si spogliavano con qualsiasi tempo e facevano la doccia sotto l’acqua gelida e poco impetuosa che cadeva dal monte provenendo da diverse vette. Alle 12 pranzo in comune. Alle 15.30 ripetizione delle cure del mattino. Alle 19 cena. Inseriti in tale programma c’erano poi bagni individuali che Prissnitz prescriveva a seconda del caso di malattia: ben 56 cure idroterapeutiche diverse. Egli fu il primo a proporre un metodo sistematico per l’idroterapia. Le stazioni idroterapiche che furono allora aperte in tutta Europa e in America adottarono in linea di massima il suo sistema. Un’altro riuscì a diventare ancora più famoso di Priessnitz il pastore Sebastian Kneipp, perché applicò, mitigò , rese più tollerabili le dure cure di Priessnitz, senza per questo ottenere meno successo per quanto riguarda la guarigione. Kneipp oltre all’acqua fredda inserì nel suo sistema anche l’acqua calda. Da bagni totali passò ai bagni parziali. A suo avviso l’effetto esercitato dall’acqua fredda era più intenso se si stimolavano parti del corpo ogni volta diverse. In insieme all’idroterapia combinò l’uso anche di piante medicinali: il bagno di erbe medicinali a temperatura variabili, le applicazioni e gli impacchi con l’aggiunta di erbe medicinali, argilla e latte cagliato, e inoltre il camminare nell’acqua e il camminare a piedi nudi sull’erba fresca di rugiada. L’irrobustimento del corpo era per lui il punto centrale. Egli raccomandava l’irrobustimento già persino per il lattante “ dopo il bagno caldo gli si deve fare per uno o due secondi un bagno freddo, o lo si deve lavare con l’acqua fredda. Oggi la ricerca, fondamento della medicina termale moderna studia le basi scientifiche della cura termale e i meccanismi che permettono di ottenere gli effetti terapeutici, ed è in continuo aggiornamento. In un ventennio abbiamo assistito a un rapido incremento degli studi, prima condotti da singoli ricercatori volenterosi, poi promossi da centri di ricerca, fino a giungere alle raccolte di dati coordinate a livello nazionale. Oggi osserviamo il nascere di interessi da parte delle singole stazioni termali e il consorziassi in progetti comuni a livello regionale. | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||